Il giornalismo in questa guerra d’Ucraina ha distrutto l’obbiettività dell’informazione, l’ha trasformata in propaganda, noi spettatori e lettori come tifosi pro o contro armi. Eppure, basterebbe chiedersi se esista una guerra giusta. Non ci sono stati  confronti. Tutti i social, giornali e tv hanno fatto la stessa narrazione drammatica ma prevedibile, dominata da un pensiero unico: un popolo inerme è stato aggredito da un dittatore. Dev’essere difeso e gli altri paesi hanno il dovere di fornire armi fino alla sconfitta  del tiranno. Semplice buon senso chi può non essere d’accordo con la condanna di un massacro di civili finiti in fosse comuni.

Dobbiamo fare la nostra parte: armare gli oppressi e portarli alla vittoria. I sentimenti che animano la sconfitta del tiranno sono un nobile obiettivo, ma la guerra è giusta e necessaria; lo si afferma senza pudore. La corrente principale informativa questo ci ripete, cancella l’approfondimento ha creato mostri, e forse eroi, come in una serie televisiva che ti fa aspettare con ansia il seguito.

Dov’è il pluralismo dell’informazione su quel che accade tra Israele e Palestina? Sempre il pensiero unico definisce il popolo oppressore in quanto ha invaso la Palestina scacciando o opprimendo quello che la abitava da millenni.  Come  erede per diritto divino Gerusalemme è una Città Santa per ebrei, cristiani e musulmani. Conquistata da re David nel 1000 a.C., fu capitale dello stato ebraico fino all’arrivo di Alessandro Magno nel 331. Tutti i tentativi di ellenizzare la città, operati dalle varie occupazioni che si sono succedute nei secoli, hanno però sempre trovato una fiera resistenza da parte degli abitanti ebrei. Nel 70 d.C., a seguito dell’ennesima ribellione contro la dominazione straniera – questa volta romana-  l’imperatore Tito ordinò la distruzione del Tempio che sorgeva sulla Spianata. Nel VII secolo Gerusalemme cadde sotto la dominazione araba che, escluso l’intermezzo della conquista cristiana a seguito della prima crociata, è durata quasi ininterrottamente fino alla fine della Prima guerra mondiale all’arrivo degli Inglesi.

Gerusalemme dunque è stata al centro di moltissimi eventi storici, che abbracciano le tre grandi religioni monoteiste: è stata la capitale del regno d’Israele dove sorgeva il Tempio ebraico, è stata la città dove s’è svolta la predicazione e l’uccisione e la risurrezione  di Gesù, è stata anche teatro della preghiera prima di ascendere al cielo del profeta Maometto nel 621. Alla fine della Prima guerra mondiale le potenze europee (tradendo le aspettative degli arabi) ridisegnarono il Medio Oriente. La Gran Bretagna, che dal 1917 era favorevole a uno Stato ebraico, ottenne il Mandato di Palestina: nella parte est istituì la Transgiordania (poi Giordania), mentre a ovest accettò di tutelare gli insediamenti ebraici, pur rassicurando gli arabi presenti, ovvero i palestinesi. Tra il 1936 e il 1939, scoppiò una grande rivolta. I britannici la repressero e, allo stesso tempo, limitarono l’emigrazione ebraica Nel 1947 l’Assemblea generale dell’Onu approvò la risoluzione 181 (il piano di partizione della Palestina) e indicò la strada da percorrere: due Stati sulla stessa terra, l’uno ebraico (che avrebbe coperto il 55% della zona e ospitato anche 400mila palestinesi) e l’altro arabo (meno esteso, ma quasi integralmente musulmano), con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Il14 maggio del 1948, prima del ritiro britannico, l’Yishuv  (la comunità ebraica) dichiarò l’indipendenza dello Stato di Israele con l’assenso di molti Paesi, tra cui Usa e Urss, scoppiò la guerra. Nel 1964 gruppi di militanti si proposero di cancellare lo Stato ebraico e nel 1964, con il sostegno della Lega Araba, venne istituita l’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Per tutelare i propri commerci sul Mar Rosso, nel giugno 1967 Israele lanciò un attacco preventivo contro l’OLP. Egitto. Siria e Giordania intervennero. Gli eserciti arabi furono rapidamente sconfitti (“Guerra dei Sei giorni”) e Israele si accaparrò nuovi territori occupando Gerusalemme Est, la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, le alture del Golan e la Penisola del Sinai: tutte aree dove, a discapito dei palestinesi che vi vivevano, lo Stato ebraico promosse nuovi insediamenti Nel 1973, durante la festa ebraica dello Yom Kippur, Egitto e Siria invasero il Sinai e le alture del Golan per regolare i conti.  Nel 1987, a seguito delle continue colonizzazioni di Israele dei territori occupati, venne lanciata dai palestinesi la“prima Intifada”: atti di disobbedienza civile, scioperi generali, boicottaggio di prodotti israeliani, barricate e attacchi alle forze militari israeliane. Tel Aviv rispose con durezza: in quattro anni furono oltre mille i palestinesi uccisi dagli israeliani e quasi altrettanti quelli uccisi da altri palestinesi, perché accusati di collaborare con il nemico. Alla prima Intifada, terminata nel 1993, ne seguì una seconda iniziata nel 2000. Furono altri cinque anni di guerriglia, che causarono la morte di mille israeliani e 5mila palestinesi, in grande maggioranza vittime civili.  Solo nel 1978, con gli accordi di Camp David, la situazione si stemperò. Israele lasciò il Sinai e l’Egitto riconobbe lo Stato ebraico.

La Palestina oggi è ridotta alla Striscia di Gaza e parte della Cisgiordania: Gaza è controllata da Hamas, un’organizzazione politica e paramilitare che – almeno da alcuni stati, tra cui gli Stati Uniti – è indicata come organizzazione para terroristica. La Cisgiordania è invece governata da al-Fatah, anch’essa un’entità politica e paramilitare che non è però accusata di praticare azioni terroristiche. Perché non ci sono sanzioni contro Israele per l’omicidio e la distruzione di donne e bambini palestinesi ?

“Io per formazione e per convinzione sto sempre dalla parte degli oppressi. In questo caso, gli oppressi sono il popolo palestinese mentre l’oppressore è il governo Israeliano. Chi è convinto del contrario e starnazza nei talk show si faccia un tour nei territori occupati “(Moni Ovada).

E oggi ci risiamo: soldati all’interno della Moschea, pestaggi arresti e conseguenti razzi da Gazza e dal Libano  e poi avanti. Ma se la polizia od i carabinieri entrassero in una chiesa durante la preghiera  che cosa diremmo??? Quando c’è un oppressore c’ è sempre (giustamente) una ribellione. Nel 1943 anche gli italiani si ribellarono all’oppressione. Pertanto fintanto che Israele opprimerà il popolo palestinese nella terra, che si è sempre chiamata Palestina, non ci sarà Pace. Perché non ci sono sanzioni contro Israele per l’omicidio e la distruzione di donne e bambini palestinesi?

“Io per formazione e per convinzione sto sempre dalla parte degli oppressi. In questo caso gli oppressi sono il popolo palestinese mentre l’oppressore è il governo israeliano. La grande  America fomenta la guerra in Ucraina e fomenta la guerra in Palestina. La speranza che viene dalla tomba vuota perché Cristo ha vinto la morte possa essere davvero una Pasqua  o meglio un passaggio dalla morte alla vita anche per i governanti in modo da operare per la pace  a qualunque costo.

Mauro Zenoni

 

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