Due recenti dichiarazioni di altrettanti ministri fanno riflettere. Soprattutto sul fatto che prima di parlare sarebbe necessario riflettessero bene su quello che dicono e, in più, che da loro si cominci da loro ad usare termini appropriati. Combinazione ci occupiamo di loro, ma purtroppo l’invito sembra sia necessario allargarlo ad una platea più ampia.

La ministra Fabiana Dadone si è inserita nel dibattito sulla liberalizzazione delle droghe. Colpisce subito il fatto che la responsabile delle politiche giovanili parli della questione definendola campo di scontro ideologico. Ma non si interviene sull’uso della droga perché si ha una visione ideologica. Non è un caso se famosa gente di destra e altrettanto di sinistra è finita ad essere dipendente degli stupefacenti indipendentemente dalla loro ideologia. L’elenco potrebbe essere lungo, per il passato e per il presente, ma lasciamo stare. Così, come al contrario, gente di destra e di sinistra si è sempre detta contraria.

L’ideologia, infatti, non c’entra proprio nulla. Semmai, si registra che questo è un tema su cui è molto difficile trovare un compromesso. Viste le radicate convinzioni, ad esempio, di chi non crede si possa dividere gli stupefacenti in categorie e, pertanto, prevedere un doppio binario su cui far viaggiare norme e interventi: la famosa distinzione tra le cosiddette droghe leggere e quelle pesanti. Questo è un tema sovente sollevato da chi, poi, in realtà punta ad una liberalizzazione completa.

Da anni è in atto una discussione, anche accesa, con delle variazioni sul tema. Come quelle introdotte da chi, lo fece trent’anni fa l’allora capo di Scotland Yard, pensa che la liberalizzazione, almeno, del fumo della marijuana e dell’hashish, possa servire a ridurre il campo d’azione dei trafficanti perché il loro contrabbando ne riceverebbe un colpo definitivo. Il buttare tutto sull’ideologico, quando di ideologico non c’è proprio niente, può solo servire a creare i presupposti per la demonizzazione delle idee altrui e distorcere un confronto che non può non tenere conto di tanti fattori tra cui quelli scientifici e quelli etici ed esistenziali.

In precedenza, un altro ministro indicato nel Governo Draghi dai 5 Stelle, “grillina” lo è pure da Dadone, se l’è presa con il troppo studio delle Guerre puniche. Le si studierebbero, dice, tre quattro volte nell’arco di 12 anni. E’ vero. Ma ciò non vale, in relazione al diverso livello di crescita nell’apprendimento, pure per altri argomenti di altre materie? Non è così per la Matematica, per le Scienze e per la Letteratura? E’ inutile ricordare che chi non penetra la Storia, e ad ogni età vi è un modo diverso di apprendere nozioni ed informazioni sul passato, non ha una piena consapevolezza del come e del perché egli si trovi nella Storia in un certo modo e in un certo punto.

L’elemento più importante che sembra emergere nella dichiarazione del Ministro Cingolani, il nostro responsabile del dicastero della Transizione ecologica, è la riproposizione della frattura tra formazione scientifica e quella umanistica. Egli ripropone cose ovvie, scontate e per le quali ci aspettiamo anche un suo fattivo contributo, in connessione con Scuola e Università,  come la necessità di far studiare ai nostri ragazzi più le lingue e più il digitale.

Come non essere d’accordo con lui? Più lingue straniere e più digitale. Ma per carità, anche più Italiano e più Storia. Se è per questo, c’è pure, guarda Boris Johnson dal Regno Unito, chi vuole più studio del Latino. Si segue una logica che, come dimostra la richiesta di aumentare le ore di studio della lingua dei romani nelle scuole del Regno Unito, avanzata da Boris Johnson, ha una sua logica.

 Al Ministro Cingolani, forse sfugge che, fino alla riforma Misasi della seconda metà degli anni ’60, una grande maggioranza degli ingegneri, degli architetti, degli elettronici, e compagnia cantando, anche quelli che ci hanno portato il Premio Nobel per la Chimica e per la Fisica, per intendersi, erano stati formati al Liceo Classico.

L’evoluzione della società moderna, anche la Transizione, la quale per essere forte non può che, prima di essere tecnica, riguardare l’essere umano e il cittadino attivo concepiti nella loro ampiezza e completezza. E, forse, per questo serve pure studiare bene, e più volte, le Guerre puniche ….