Come rendere felici oggi i cittadini?  Difendendo la loro qualità della vita. Il che avviene allorquando i pubblici poteri tentano di assicurare Libertà e Giustizia. Difendendo un livello accettabile di uso dei beni di prima necessità; cercando di ottenere per quanti più possibile un lavoro consono alle proprie attitudini e conoscenze; attuando giustizia sociale, almeno delle basi di partenza, consentendo l’utilizzo ai meritevoli dell’ascensore sociale; garantendo a quanti più sia possibile un salario ed un compenso il linea con il livello europeo ed i suoi incrementi periodici, ottenuti per riconoscimenti e valutazioni e non per familismo ed altre scorciatoie; e ciò analogamente per quanto attiene alle pensioni, protette dall’incremento dell’inflazione tramite opportune defiscalizzazioni; e ciò analogamente per la tutela dell’indebitamento pregresso dall’incremento del costo del denaro sopravvenuto; garantendo sicurezza sui luoghi di lavoro, anche tramite opportuni frequenti controlli da parte degli uffici preposti dotati di adeguato organico ispettivo; garantendo che compensi e pensioni non subiscano erosioni incontrollate da inflazione non gestita; predisponendo per le Piccole e medie imprese agevolazioni funzionali agli incrementi di produttività e agevolazioni consistenti in infrastrutturazioni; riducendo il cuneo fiscale per le imprese e finanziando tale riduzione realizzando sistemi informatici adeguatamente capaci di individuare e contrastare chi le imposte le elude o le evade; reperendo in tempi brevi i profili professionali necessari all’incontro tra domanda ed offerta di lavoro qualificato tramite Agenzie territoriali e Centri per l’impiego; ricostituendo le grandi reti di servizi pubblici, partendo da Sanità e Scuola, rendendoli più produttivi; utilizzando i cospicui fondi del PNRR in ottica di perequazione, coesione e convergenza delle diverse macroregioni disomogenee in cui il Paese duale è attualmente diviso, in aderenza al dettato costituzionale.

L’aspettativa di vita, diminuita nel corso degli ultimi due anni a causa del Covid, è nuovamente attestata ad ottantadue anni e nove mesi; la percentuale di cittadini italiani che dichiarano di essere molto soddisfatti della vita che conducono è arrivata al 46%; l’indice della fiducia di famiglie ed imprese tocca di nuovo livelli alti ed in risalita; la produzione industriale, nei confronti della quale gli analisti attendevano cinque mesi di arretramento, ha tenuto; anche il termometrico comparto lavoro ed occupazione manifesta trend positivi: lo stock nazionale è descritto al suo massimo, oltre i 23 milioni di addetti, le nuove assunzioni degli ultimi 12 mesi hanno raggiunto le 670.000 unità, il 50% delle quali a tempo indeterminato; nel frattempo, sono anche incrementate le ore lavorate del 6,7% e si registra una diminuzione di abbandoni nel lavoro autonomo; i lavoratori dei settori chimico e farmaceutico hanno rinnovato i loro contratti collettivi senza un’ora di sciopero e con un significativo aumento di salario mensile; il SuperBonus, misura positiva ma controversa, ha certamente contribuito.

I dati Abi contribuiscono ad evidenziare situazioni positive: i depositi sono incrementati del 4,9% raggiungendo quota 87 miliardi di euro; i prestiti sono incrementati del 2,8%. Sono anche di segno positivo i dati dell’ANAS relativi alla mobilità degli italiani, nonostante gli aumenti del carburante e la diminuzione delle immatricolazioni: il traffico delle Auto è incrementato del 4%, quello dei Veicoli Industriali ed Autobus del 14% su base annua.

Questa è la descrizione del presente; sarebbe positivo che fosse anche una rappresentazione di un andamento.

Quali le aspirazioni dei nostri concittadini? Più o meni consapevolmente, desiderano che chi governi abbia serietà e competenze per farlo; desiderano condividere un pensiero guida sul futuro, un’idea attrattiva di società e di sviluppo; non sono interessati ad attribuire rendite di posizione.

I cittadini italiani quando operano nel loro privato\particulare, o quando devono risolvere i problemi delle loro grandi o piccole aziende, sanno come fare per arrivare ai risultati di cui sopra; quando interpellati per dire a qualcuno cosa pensano, si esprimono come i sondaggisti televisivi: sembrano raccontare un’Italia preoccupata da razionamenti, incremento dei costi energetici, difficoltà delle imprese che possano ripercuotersi sull’occupazione; si ricordano di essere figli o di fascisti o di comunisti (entrambi odiatori degli americani), attribuiscono le colpe alla Nato ed i meriti a Putin (35,7%), impedendo di delineare una razionale immagine del pensiero italico. Secondo un recente sondaggio dell’Eurobarometro, più del 65% degli Europei si riconosce nelle scelte dell’Unione Europea, mentre in Italia la percentuale è inferiore al 50%.

Le istituzioni raccontano, invece, in gran parte,  di una situazione tranquillizzante, omologata, non problematica, mentre invece sembra che le difficoltà non saranno facilmente risolvibili; ritenendo, secondo alcuni opinionisti, di non dover creare ansie e preoccupazioni gravi che potrebbero interferire con le imminenti consultazioni elettorali;  in questo scenario difficile orientarsi.

Ora è il momento di riprogettare, con lo sguardo proteso alle prossime elezioni nazionale dell’anno 2023, un ricambio importante di classe dirigente. Duole a chi scrive, constatare la contestuale pochezza, lo scontro di tweet, la banalità, le schermaglie di giornata, la strumentalità delle posizioni del dibattito pubblico politico italiano nel momento presente, tutto incentrato sul proprio microcosmico ed utilitaristico particulare. Soprattutto, non si può stare al Governo, contestualmente giocando ad incarnare l’opposizione.

Massimo Maniscalco