Lunedì 28 febbraio prossimo, presso il  Centro Studi Americani di Roma, dalle 15.30 alle 19,sarà presentata l’edizione in lingua inglese del libro “Ritratti del coraggio. Lo stato italiano e i suoi magistrati”, curato da Stefano Amore.

Nel libro, 20 magistrati raccontano le vicende umane e professionali dei loro 28 colleghi assassinati. Magistrati che hanno sacrificato la propria vita per dare un futuro al nostro Paese, ma di cui, soprattutto i più giovani, ignorano, in molti casi, persino i nomi.

L’evento prevede la partecipazione del Presidente della Corte Costituzionale, prof. Giuliano Amato. Le conclusioni saranno tenute dal prof. Giulio Prosperetti, anch’egli componente la Consulta.

«Un uomo fa il suo dovere, a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana; in qualsiasi sfera dell’esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care

Queste parole, tratte da “Profiles in Courage”, il libro con cui John Fitzgerald Kennedy vinse nel 1957 il Premio Pulitzer, hanno ispirato il titolo e i contenuti del volume. Un titolo scelto non a caso per ricordare i magistrati italiani assassinati, perché la moralità, non certo l’ambizione o lo sfrenato carrierismo, e il coraggio di seguire la propria coscienza sono le doti indispensabili, secondo gli autori del libro, per chi vuole servire la propria Comunità e le Istituzioni.

Uno stereotipo culturale, ancora molto diffuso, fa dell’Italia la nazione della mafia e dell’illegalità. Si tratta di una opinione che offende gravemente il nostro Paese che, invece, ha combattuto e combatte una vera e propria guerra contro le organizzazioni criminali. Le vittime della ferocia della mafia e del terrorismo sono state moltissime in Italia. Non solo magistrati. Carabinieri, poliziotti, giornalisti, avvocati, professionisti, professori, sacerdoti: non c’è categoria che non abbia avuto i propri martiri. E poi persone comuni, individui che avevano, semplicemente, deciso di dire “No” di fronte a un’ingiustizia o a un sopruso.

Come in una singolare e virtuosa cordata, la voce dei magistrati assassinati rivive così oggi attraverso la voce di un gruppo di colleghi, perché la verità e l’idealità non muoiano; perché, al di là della contingenza storica, i valori della legalità possano assumere un significato universalmente riconosciuto e condiviso nel mondo. Per questa ragione, accanto all’edizione in lingua italiana, si è voluta fortemente anche una edizione in lingua inglese del libro.

Un’eredità di valori, condivisa ed accolta dagli autori del libro che hanno promosso, con l’aiuto del Keren Kayemeth Leisrael, anche l’iniziativa di dedicare ai colleghi uccisi 28 querce, come per i Giusti delle Nazioni, a Gerusalemme. Un gesto semplice, ma simbolicamente pregnante, a significare la necessità di garantire, nei confronti della lotta alla criminalità organizzata, salde e profonde radici nella coscienza civile. Segni tangibili, per riannodare il filo rosso del senso di giustizia, al di là del trascorrere del tempo e dei confini tra nazioni.

 

 

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