La questione occupazione è sempre più drammatica. Registriamo oltre 800 mila , esattamente 840.000 occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Linda Laura Sabbadini ci informa che questa voragine interessa soprattutto i servizi. Alla Direttrice centrale dell’Istat chiediamo come valuti questo aspetto che sembra costituire un’assoluta novità.

R) “In effetti, è una cosa mai successa perché, a seguito di tutte le crisi affrontate, finora si registrava perdita di occupazione nel settore industriale e dell’edilizia. Si fermavano le costruzioni e muratori, carpentieri, elettricisti o idraulici venivano licenziati. Oggi, soprattutto a causa del Coronavirus presi di mira sono altri ambiti come quelli del turismo, lo svago, la ristorazione, i servizi di assistenza alle famiglie . Anche il commercio ne sta pesantemente risentendo”.

D) Questa situazione aggrava fenomeni che già sembravano soverchianti prima del gennaio scorso. Penso ai giovani, soprattutto a quelli del Mezzogiorno, alle donne, ai precari.

R) “Certo. Parliamo di chi ha subito le conseguenze più gravi delle successive crisi degli ultimi quindici, dieci anni. Al momento dell’esplosione della pandemia già avevamo un tasso di occupazione della fasce che vanno dai 25 ai 34 anni che registravano la perdita di una percentuale di otto punti rispetto al 2007, cioè l’anno prima dell’esplosione della crisi. Purtroppo, non è che nel frattempo si fosse riusciti a raggiungere i numero di 12 anni prima. In più, oggi constatiamo come siano colpite anche le donne che pagano molto questa crisi del settore dei servizi. Era quello in cui l’occupazione femminile stava andando meglio e registrava un buon recupero rispetto all’occupazione maschile nello stesso ambito. Oggi, anche le donne pagano dunque perché maggiormente precarie proprio nella ristorazione, negli alberghi e nei servizi alle famiglie. Si è dunque perso una quota di oltre il 5% di lavoratrici. In termini assoluti, sono ben 650 mila in meno i lavoratori con contratti a tempo determinato: di meno quelli rinnovati alla scadenza e minore l’attivazione di nuovi contratti. Di nuovo: precari, giovani, donne e lavoratori del Mezzogiorno sono quelli che ne subiscono le conseguenze più significative”.

D) C’è da preoccuparci in particolare di cosa?

R) “Il fatto è che a luglio avevamo registrato qualche risultato incoraggiante, evidentemente legato alle vacanze che comunque hanno interessato milioni di italiani. Però non possiamo dimenticare che questi elementi negativi li registriamo a fronte dell’intervento con importanti misure adottate dal Governo. Mi chiedo cosa accadrà nel momento in cui sarà superata la fase di protezione assicurata dal blocco dei licenziamenti. Perché il blocco, con gli altri ammortizzatori sociali, è servito a tamponare la situazione per ampi settori di lavoratori. Anche se il peso è rimasto importante per i precari e per gli indipendenti”.

D) Lei ritiene, allora, che si deve mettere in campo tutte le possibilità disponibili…

R) Certamente. Dobbiamo usare tutti gli strumenti a disposizione, compreso il Mes, sostenendo fortemente il mondo delle imprese e, contemporaneamente, investendo anche sul settore pubblico già prima dell’attivazione del Recovery Fund. Inoltre, avremmo bisogno di attivare la grande riforma di una Pubblica Amministrazione più giovane e più efficiente. Abbiamo bisogno di nuove competenze e professionalità. Non è vero che abbiamo più dipendenti pubblici di quelli che hanno gli altri paesi europei. Noi dovremmo, ad esempio, raddoppiare il personale infermieristico e rafforzare Istruzione, Sanità, assistenza sociale e pubblica amministrazione con nuove competenze e più elevata qualità. Abbiamo bisogno di investire in infrastrutture sociali. Siamo molto distanti come numero di occupati da quelli dell’Europa in questi settori fondamentali per la qualità della vita. Avremmo anche necessità d’investire in formazione fin dall’asilo nido e lungo tutto il percorso scolastico”.