“…….la speranza è sempre possibile, anche quando la vita è avvolta ed appesantita dalla cultura dello scarto”: lo ha affermato il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentando, in sala stampa vaticana, la Lettera “Samaritanus bonus” che prende fortemente posizione contro eutanásia, suicidio assistito e disposizioni sul fine-vita.
Non sono – sostiene il documento approvato da Papa Francesco – i progressi straordinari delle tecnologie biomediche a “qualificare il senso proprio ed il valore della vita umana”. Anzi, è piuttosto la sofferenza che ” lungi dall’essere rimossa dall’orizzonte esistenziale della persona, continua a generare un’inesauribile domanda sul senso del vivere”.
Ad una prima sommaria lettura, siamo posti di fronte ad un documento di grande intensità che verrà riconosciuto fin d’ora e si manterrà nel tempo come una pietra miliare del Magistero della Chiesa, in questa ora tormentata eppure fervida, nella quale il rapporto tra fede e ragione, tra scienza e religione non si limita ad essere l’ argomento centrale del confronto tra le culture di questi nostri giorni, bensì rappresenta un fattore che invade la vita stessa delle persone, fino nella interiorità più riposta dove campeggiano le domande ultime e le responsabilità dirimenti del nascere e del morire.
Si tratta di un documento che, si potrebbe dire, rappresenta una sfida dell’etica alla politica ed, in tal senso, può essere letto anche nella cornice di quel tentato superamento della diaspora dei cattolici che oggi molti auspicano e taluni perseguono. Superamento che non è solo, né soprattutto, un dato di schieramento quanto un percorso di ricomposizione di un pensiero e di una visione comune.
Siamo, cioè, ricondotti a quell’esortazione del Presidente della Conferenza Episcopale, Cardinal Bassetti che ammoniva quelli che chiamava, sull’uno e sull’altro fronte del contrapposto schieramento politico, i “cattolici dell’ etica” ed i “cattolici del sociale”, a ritrovare la sintesi necessaria.
Per molti di noi che hanno dato vita all’esperienza di Politica Insieme quell’invito ha rappresentano un importante punto d’ avvio per quella fase di riflessione, intrapresa oltre due anni fa, ed ora vicinissima all’approdo dei prossimi 3/4 ottobre. Nasce, infatti, in modo particolare anche da questa pressante sollecitazione, secondo i canoni della laica e personale responsabilità del credente, l’intuizione dell’ autonomia indispensabile al tentativo di avviare una terza fase dell’ impegno politico dei cattolici nel nostro Paese.
Se abbandoniamo,  infatti, una lettura para-ideologica di questi temi e li riconduciamo al linguaggio immediato e diretto che dà conto della loro effettiva consistenza, chi può avere l’ardire di sostenere che la promozione e la difesa della libertà, della democrazia, della giustizia, può fare a meno del riconoscimento sincero e del pieno rispetto della dignità della vita, fin dal suo primo apparire nel grembo materno e fino alla naturale conclusione dei suoi giorni?
La libertà, di cui siamo capaci, è solo il frutto di una convenzione sociale o non è piuttosto attestata nella stessa radice ontologica della persona?
Analogamente dove sta scritto che si possa difendere il valore della vita nascente, anziché farne un vessillo da esibire, se tale valore non viene altrettanto espressamente attestato sul piano delle relazioni e della giustizia sociale e
concerne non soltanto i propri conterranei, bensì ogni persona che veda radicalmente inibita la facoltà di aspirare ad una vita degna, minacciata la sopravvivenza propria e della propria famiglia, negata la libertà?
Questa distinzione forzosa dell’ etica e del sociale, indotta dal dato strutturale di un sistema politico ossificato, non ha forse condannato, sull’uno e sull’altro fronte, la presa in carico da parte dei cattolici, ciascuno per la sua parte, di questi valori dimidiati, ad una inefficace postura ideologica, quasi fossero paletti diretti a segnalare un campo che nessuno ha avuto la forza ed il coraggio di dissodare?
Noi non ne avvertiamo il sottile rumore di fondo eppure il mancato rispetto della vita e della dignità della persona rappresentano una sorta di fiume carsico che via via, senza che mai poniamo a tema questo argomento, corrode lo stesso fondamento della libertà. Un motivo in più per accettare la scommessa che accompagna il progetto di un nuovo partito di ispirazione cristiana, aperto a tutti coloro che accettano il valore di riferimento della nostra autonomia.
Domenico Galbiati