Qualche giorno fa il Governo ha deliberato la scissione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica, da pochi anni ricostituito, in due dicasteri della Istruzione e l’alto dell’Università e della Ricerca. Tutto questo avviene senza un razionale, ma per necessità politica tra un Movimento allo sbando, ma con i numeri in Parlamento, e una sinistra recessiva per “amor di Stato”, pronta ad accertar di tutto, pur di guadagnare tempo nei confronti della aggressività della destra.

Questa scissione artificiale è resa banale dalla sciatteria dell’attuale andazzo politico italiano, ma ha radici profonde nelle nefandezze degli ultimi tempi della prima Repubblica (alla fine degli anni ’80 la si fece, sempre per esigenze politiche, per la prima volta) tempi, che grazie all’oblio di molti, l’ignoranza dei più giovani e il sottile revisionismo, di chi ne è stato complice, vengono celebrati da films, vari saggi, ecc.

La recente rinnovata spaccatura del MIUR, a parer mio, è una scelta culturale di non senso, anche se molti la hanno salutata come positiva e dovuta: c’è, infatti, una soddisfazione diffusa, espressa sia da Docenti della Scuola ed sia da quelli universitari: questo atteggiamento è espressione del grave disagio, che queste categorie vivono ingiustamente da anni e che sfocia in una contrapposizione miope tra le categorie, che hanno un fine comune: la formazione delle giovani generazioni.

Il “Progetto formativo” per i giovani è, e deve essere, un unicum: vi deve essere un’alleanza down-up e up-down per il bene dei nostri figli e per riprendere una attenzione olistica verso la Cultura (in cui annovero anche la Ricerca Scientifica), quale unica, sostanziale risorsa per avere un vero progresso, specie nel nostro Paese, che sta perdendo il suo ruolo di riferimento nella cultura mondiale e la cui grandi capacità formativa era una realtà riconosciuta da tutto il modo.

La Scuola primaria forma il bimbetto, perché possa giungere con naturalezza alla scuola secondaria e questa farà altrettanto per il giovane per il passaggio all’Università, non dimenticando il ruolo dei tronchi professionalizzanti, che comunque possono sboccare all’Università.

Ma questo avviene oggi? Non mi sembra.

Consideriamo un fenomeno fra i tanti, che sta sotto gli occhi di tutti: la sostanziale assenza di orientamento alla scelta universitaria, causata da deficienze di ambedue le sponde del vallo, che si è sempre più approfondito tra Scuola e Università.

L’Università fa, per l’orientamento, qualche shows agli ultimi anni delle superiori, inviando amministrativi, attenti a captare le iscrizioni, insieme a qualche docente svogliato, mentre rimane lontana e critica nei confronti della formazione dei Colleghi della Scuola. D’altra parte, vi è indisponibilità dei Docenti delle superiori ad agevolare i propri studenti in questa scelta di vita ad esempio non approcciando, con loro, la metodologia delle valutazioni a quizzes e degli esami scritti.

L’indecisione dei ragazzi a scegliere la Facoltà, ne è un risultato: le alte percentuali di cambiamento o rinunce durante i primi anni di Università, dipendono anche da questa incomunicabilità.

Il più disponibile dei Formatori, oggi, è distratto dal suo dovere di far crescere le giovani generazioni dal rinfacciarsi da una parte che il mondo della scuola, essendo molto più numeroso, è anche politicamente rilevante ed assorbe molte risorse e dall’altra parte ci si lamenta, che vi sia una prevalente attenzione all’Università. Questo è causato da una incapacità politica cronica ad affrontare i problemi metodologici del Progetto formativo e di quelli economici dei Docenti. Si cambia continuamente il progetto senza una strategia culturale e si pensa di risolvere con assunzioni in massa, mal gestite, che è solo parte del problema e del disagio di tutti Docenti, Formandi e Famiglie.

Solo la sintesi, politica e tecnica, di questo meraviglioso mondo della Didattica, del cursum studiorum dal bambinetto al laureato ecc.  può ridare dignità alla cultura, ma adesso bisogna elevare solo un invito pressante all’intelligenza dei due Ministri, affinchè facciano permanere e valorizzino i contatti fra di loro dicasteri e riducano l’animosità storica che affligge l’Istruzione.

Alfonso Barbarisi