Di recente, dalla festa dell’Unità di Bologna, il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia è tornato a discutere del ruolo dei cattolici in politica a partire dal sottolineare la necessità del coinvolgimento dei credenti sui temi etico-sociali che, talvolta, dividono il Paese. Infatti, i percorsi che hanno condotto tanto al DDL Zan quanto referendum sull’eutanasia hanno nuovamente mostrato che spesso ai cattolici è richiesto il consenso sulle proposte già definite e non il contributo all’elaborazione di prospettive rilevanti per l’intera comunità nazionale. Torniamo a discutere sull’apporto dei cattolici alla politica con Silvio Minnetti. Già dirigente scolastico, Minnetti è presidente in Italia del Movimento Politico per l’Unità.

 – Il tema principale del Movimento Politico che presiede è l’unità. Spesso, e da più parti, oggi si afferma che in politica l’unità deve prevalere sul conflitto. Tuttavia – in una società plurale e complessa come la nostra – il senso dell’unità, concretamente, come può essere perseguito?

L’unità è la missione del Movimento politico fondato da Chiara Lubich per vivere in pieno la fraternità tra politici di schieramenti diversi e con i cittadini. È un dono e un processo allo stesso tempo. In una società plurale e complessa come la nostra, come posso testimoniare in base ad una esperienza ormai decennale, essa si raggiunge con il metodo dell’ascolto reciproco e della condivisione. Così è stato nel 2015 per la legge sulle unioni civili vagliata con giuristi e psicologi, in un lungo laboratorio parlamentare del Mppu con tutti i partiti, con cattolici e non. Così non sta avvenendo con il DDL Zan per il quale le proposte di emendamento, suggerite per mesi da penalisti ed esperti in dialogo con i parlamentari, non vengono prese in considerazione da una pretesa maggioranza vicina alle posizioni Lgbtq. Manca, appunto, l’ascolto reciproco. Prevale il conflitto.

– Di recente, il dibattito sul DDL Zan e sul referendum sull’eutanasia ha – ancora una volta – riacceso il dibattito sul contributo del mondo cattolico alla politica. Qual è il suo parere su questo tema?

Il contributo del mondo cattolico sui temi della bioetica è fondamentale in una società individualistica, fondata sulle “passioni tristi” più che sugli ideali. Il dato importante, però, è connesso all’evitare l’integralismo e la subordinazione alla cultura radicaleggiante dei diritti civili, poco correlati ai doveri, che ormai ha invaso sinistra e destra tramite ideologie in crisi. La ricchezza della dottrina sociale cristiana, con il magistero sapiente e aperto di papa Francesco, è per tutti gli uomini di buona volontà. Da ciò può sorgere un dialogo proficuo che produca leggi buone e condivise per il bene comune.

– La tempesta della pandemia ha colpito un’Europa, e un’Occidente, già in crisi per via della cattiva salute delle proprie democrazie. I cattolici – costruttori della nostra repubblica al pari dei comunisti, dei liberali e dei socialisti – quale apporto possono offrire alle nostre istituzioni democratiche?

I cattolici, costruttori della nostra Repubblica con De Gasperi, Moro, La Pira, Dossetti ed altri, devono ora collaborare con forze liberali, ecologiste e riformiste in Europa ed in Italia per una seconda ricostruzione della Repubblica, dopo la crisi della globalizzazione del 2008 e la pandemia del 2020. Next Generation EU è la via maestra insieme al Green New Deal. Si tratta di fertilizzare con gli ideali di fraternità universale sia il campo progressista e riformatore sia quello liberale e conservatore isolando le ali populiste, xenofobe e nazionaliste. La democrazia partecipativa e deliberativa – con grandi dibattiti pubblici come la Conferenza sull’Europa e con l’aiuto delle nuove tecnologie Ict – è la risposta alla crisi delle stanche democrazie rappresentative. Vanno ovviamente ricostruiti i corpi intermedi, come i partiti e i sindacati, devastati dalla lunga crisi.

– Il Covid-19 ha svelato le profonde diseguaglianze presenti nelle società più avanzate. Famiglie, anziani, giovani sono i primi a pagare una crisi economico-sociale che il virus ha ingigantito. È giunto il momento di ripensare il modello capitalista?

Si. Occorre riformare il capitalismo abbandonando la teoria mainstream del neoliberismo fallimentare e dominante dalla “rivoluzione conservatrice” degli anni Settanta. In Italia, abbiamo la grande tradizione dell’economia civile del Genovesi, rilanciata da validi economisti come Zamagni, Bruni, Becchetti, Smerilli, Pelligra ed altri. Va ripensato il ruolo attivo dello Stato innovatore, come dalle lucide analisi di Marianna Mazzucato, in partnership pubblico-privato.

– La Chiesa italiana si avvia al cammino sinodale voluto fortemente da papa Francesco. A suo parere i temi sociali, politici, culturali ed economici che riguardano il nostro Paese influenzeranno i lavori? Quale contributo potranno dare i laici attivi nel campo socio-politico?

Sul cammino sinodale occorre riconoscere la spinta profetica di papa Francesco, sin dal 2015, a fronte dei dubbi di molti vescovi. Mi colpisce il recente documento della Conferenza Episcopale Italiana per un processo di ascolto attivo e dal basso capace di coinvolgere le parrocchie superando, così, i condizionamenti del clericalismo. Sono convinto che sia arrivato il momento di una profonda riforma delle curie e di un ruolo attivo del genio femminile. Sarebbe singolare non affrontare i temi sociali delle povertà e delle gravi disuguaglianze, del modello economico da reiventare attraverso la proposta di Economy of Francesco, della crisi antropologica. I laici attivi nel campo socio-politico devono dare un contributo per una profonda riforma del sistema politico ed elettorale verso la stabilità e per favorire una sana democrazia dell’alternanza tra due schieramenti non muscolari ma ricchi del contributo dei cattolici democratici e liberali, autenticamente europeisti, nello spirito della Costituzione.

 

Pubblicata su Tutta Via a firma di Rocco Gumina

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