L’incidente di sabato sera – quei colpi di pistola esplosi, quando a Roma erano più o meno le due di notte, in un ambiente dell’Hotel Hilton di Washington, immediatamente adiacente alla sala del banchetto cui partecipava Trump – é ovviamente un fatto gravissimo. Ed anche un segno che non piò non essere allarmante per il Presidente degli Stati Uniti.

Un incidente che ha disturbato un evento che quest’anno aveva assunto un significato particolare, e che rientrava nel quadro dei tentativi di Donald Trump di rendere meno fredde, se non di riconquistare, le simpatie del mondo dell’informazione. Tentativo effettuato, questa volta, “con le buone”, in flagrante contrasto con la maniera preferita – le punizioni, o almeno le minacce – contro coloro che si permettono di dissentire da lui.  Sia che si tratti di funzionari della Casa Bianca, di esponenti politici americani, o di dirigenti di paesi esteri da cui – vedi il caso Meloni – egli si aspetta totale obbedienza e permanente allineamento.

Particolarmente significativa era infatti la presenza, per una rara volta, dell’attuale Presidente degli Stati Uniti alla annuale cena conviviale dei corrispondenti accreditati presso la Casa Bianca (ed organizzato dalla WHCA, la White House Correspondents Association).

Alla base, lo scopo ufficiale della cena è quello di raccogliere fondi per borse di studio e premi da offrire a studenti di giornalismo particolarmente promettenti, provenienti dai cinquanta Stati dell’Unione, e scelti – per godere dell’assistenza dalla WHCA – con una procedura piuttosto particolare.

Il sistema della cooptazione

Ogni studente candidato viene infatti sponsorizzato da un mentore, membro dell’Associazione e reporter in attività presso la Casa Bianca. Tutti gli studenti che hanno trovato un mentore sono invitati alla cena: una specie di rito iniziatico, dove vengono a contatto con gli ambienti dell’informazione. Che è poi un modo per selezionare – col metodo tutto americano della cooptazione, anziché con quello della selezione meritocratica – nuove energie per il settore dei media, che da trent’anni e più a questa parte attraversa una fase di enorme espansione e di radicale trasformazione tecnologica. E di inserirle in una posizione che consente loro di vedere da vicino il decision making process al vertice del sistema presidenziale.

La cena annuale della WHCA, che si tiene ogni anno alla fine di aprile, è dunque un’occasione alla quale partecipano centinaia di giornalisti e managers della stampa e della TV. E, con  loro, moltissimi importanti ospiti del mondo politico ed economico.

Questo “ballo dei primi della classe”, come viene soprannominato il ricevimento, è stato perciò sempre presentato dai suoi sostenitori come una celebrazione della libertà di stampa. Ma questa serata, preceduta e seguita da eventi mondani in tutta la città, è stata perciò criticata perché rivelatrice di una cultura dell’esclusività e della connivenza. La cena dei corrispondenti è sempre stata imbarazzante», ma quest’anno è «particolarmente imbarazzante”, aveva commentato la rivista The Atlantic. Mentre il New York Times ha deciso diversi anni fa di continuare a riportare la cronaca dell’evento, ma senza farvi partecipare una rappresentanza del suo personale.

Per togliere carattere di ufficialità e sacralità all’evento, e per sottolineare l’indipendenza professionale dei partecipanti, la prassi prevede che un preminente ruolo sia sempre affidato ad un esponente della stampa satirica, o comunque ad un umorista, Contrariamente alla tradizione però, stavolta era stato deciso di affidare questo ruolo ad una specie di stregone, Oz Pearlman. Il quale ha evidentemente portato fortuna a Trump.

Il tycoon che occupa oggi la Casa Bianca, aveva sempre snobbato questa cerimonia, prima dell’occasione di ieri sera. E ciò a differenza di tutti i Presidenti suoi predecessori, che avevano quasi sempre partecipato; dagli anni ’20 in poi – cioè da quando sono cominciati i giornali radio. Fondamentalmente, Trum si era insomma quasi autoescluso, come per una sorta di protesta, in stile underdog. «La stampa è stata straordinariamente cattiva con me», ha scritto su Truth Social per giustificare questo boicottaggio.

Copertura della vera strategia

Contro i giornalisti, molto critici con lui sin dall’inizio del nuovo mandato, in realtà, l’attuale presidente americano ha fatto molto di più, Ha senza sosta attaccato la stampa, sia verbalmente che in tribunale: cosicché in questo quadro la sua eccezionale partecipazione è apparsa come un tentativo di captatio benevolentiae.

Ma anche come un tentativo di copertura della vera strategia che con cui Trump cerca di capovolgere a proprio favore la crescente impopolarità presso l’opinione pubblica, oltre che di quella internazionale, del suo stesso paese. Strategia che consiste nell’ ampliamento del controllo del panorama mediatico da parte dei partiti-azienda suoi alleati. Come dimostra l’acquisizione della Warner Bros Discovery (WBD) da parte del concorrente Paramount Skydance, controllato dagli Ellison, stretti collaboratori di Donald Trump. Una famiglia che è anche proprietaria della rete CBS, una delle voci più radicali a suo favore.

Dell’attentatore, che pare neghi volesse colpire lui, Trump ha detto che si tratta di un “lupo solitario”. E probabilmente non si sbaglia Di lui, si sa solo che aveva finanziato con 25 dollari la campagna elettorale di Kamala Harris. Ma questo incidente, questa manifestazione di dissenso in forma così estrema viene da ambienti che sono riusciti ad arrivare molto vicino al vertice dello Stato. Il che è indubbiamente un cattivo segno per la stessa sicurezza di Donald Trump, che pure, mentre veniva evacuato, ha cercato di minimizzare. Che ogni decisione presa al momento dell’incidente era dipesa soltanto dalla prassi di evacuazione immediata, stabilita dai servizi di sicurezza in casi di questo genere.

Giuseppe Sacco

About Author