Si è votato in centinaia di Comuni ed altrettanto si farà – cominciando da Roma e da Milano – in altre importanti realtà locali, prima di affrontare il rinnovo delle assemblee parlamentari. Ed è, forse, il caso di chiedersi in che modo i Consigli Comunali possano porsi, in maniera più esplicita e marcata di quanto non avvenga oggi, come luogo e momento di disseminazione della partecipazione democratica alla vita delle istituzioni locali ed allo stesso discorso politico nazionale. Muovendo da due presupposti.

In primo luogo, dalla consapevolezza che l’ unica risposta credibile alle tentazioni autocratiche oggi diffuse e pervasive è data da un vasto processo di maturazione civile. Dalla coscienza che dotarsi di quello spirito critico e di quell’autonomia di giudizio che ampliano la “liberta’” della persona – cioè la ragione stessa del suo esistere – discende, anzitutto, dalla capacità di “pensare politicamente”. Come ci insegna, Giuseppe Lazzati, padre costituente e Rettore della Cattolica.

Il secondo presupposto è rappresentato dal fatto che la vita amministrativa locale non può mai essere avulsa dal quadro entro cui si sviluppa il discorso pubblico che presiede all’ indirizzo politico generale del Paese. I Comuni non devono essere agenzie asettiche, definibili solo in funzione dell’ efficacia con cui dispensano servizi. Sono la “casa comune”, il naturale punto di aggregazione nel quale ci si riconosce “cittadini”, cioè si sviluppa una reciprocità di rapporti e di relazioni che arricchiscono la persona, anche attraverso le varie forme di vita spontanea che ogni comunità locale letteralmente “inventa”, secondo i canoni di una creatività che attesta la ricchezza plurale del nostro Paese.

Del resto, queste mille differenti forme di vita attiva che localmente germogliano, secondo le più disparate forme, hanno bisogno, se così si può dire, di “addensarsi” in un unicum articolato che le armonizzi e le renda più funzionali al “bene comune”. Devono essere i “municipi” i luoghi privilegiati di questo processo. Siamo una terra in cui, da Nord a Sud, ogni “centro storico” che sia di una grande città o di un piccolo paese, che si affacci sul mare oppure si addentri all’ interno e inerpichi sui monti, è un’opera d’arte in cui una memoria storica millenaria ha preso forma nella pietra. Perché non dovremmo portare questo enorme valore a sostegno della democrazia, per rianimarne le radici, rivitalizzarla nel cuore delle persone, rievocarne la responsabilità nella coscienza di ognuno?

Dobbiamo riscoprire la genuina cultura sturziana delle autonomie, riscattarle dallo scempio leghista che da questa ricchezza vorrebbe trarre un grimaldello diretto a dissolvere l’identità di un popolo. La riforma dell’ordinamento istituzionale locale, in modo particolare l’ elezione diretta del sindaco hanno impoverito questa funzione, che non può essere abbandonata e va, al contrario, ripresa e valorizzata, anche per quel tanto di antidoto che può rappresentare nei confronti dell’ astensionismo elettorale.

Il fenomeno crescente delle liste civiche segnala la brace di una passione civile che resta accesa e viva sotto la coltre di cenere di un sistema politico le cui forme attuali sono francamente giunte al capolinea. Ed attesta, dunque, una domanda di politica, cioè di processi diretti a dar forma alla propria “citta”, che le forze tradizionali non sono più in grado di intercettare,

Per questo è necessario che, per pochi che siano, i consiglieri comunali che aderiscono ad INSIEME o si sentono
idealmente vicini alle nostre posizioni, trovino occasioni di lavoro comune e, se possibile, promuovano un movimento ispirato a questi principi di rinnovato prdella classe dirigente politico-amministrativa locale.

Insomma, i Comuni vanno riscoperti anche in questa loro dimensione di primo anello della filiera istituzionale nella quale prende corpo il vissuto democratico di un popolo. E, soprattutto, come luogo in cui la democrazia anziché un ideale astratto diventi per ognuno un’ esperienza ed un’ educazione attinta dal suo concreto e quotidiano esercizio.

Domenico Galbiati

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