In occasione dei passaggi epocali, che appaiono anche come svolte improvvise, mentre in effetti sono il frutto di un lungo sovrapporsi di vicende, visioni consolidate sono messe in discussione e si giunge ad una più intelligente, organica e valutata riflessione. Una cosa che riguarda anche il movimento politico dei cattolici, là dove, come in Italia, esso fa parte di un consistente processo storico, indipendentemente da un più o meno lungo smarrimento di sostanza e di prospettive.

Dopo i quasi trent’anni di diaspora politica dei cattolici, inizialmente favorita e sostenuta anche da importanti personaggi della Chiesa italiana e del mondo dell’associazionismo, sempre più sta venendo il momento dell’analisi e della valutazione dei risultati. Una necessità sollecitata dall’inevitabile confrontarsi con i “segni dei tempi” che fanno emergere l’irrilevanza, l’inadeguatezza e l’indifferenza.

Il messaggio di Papa Francesco è chiaro: tornate a fare politica, occupatevi del prossimo sul piano adeguato, portate il segno dell’Evangelo in una sua dimensione ampia. Che è anche quella della cosa pubblica in cui si deve articolare l’abbraccio alla Persona e l’impegno per la famiglia, per l’ambiente e per la trasformazione dell’economia e delle istituzioni. E’ doveroso farlo con il respiro adeguato e coerente; con quanto è richiesto dalla concretezza dal momento storico che viviamo. Anche se sappiamo quanto è complicato dare sostanza politica alla sollecitazione di Francesco: organizzare la speranza.

Si sta riproponendo sempre più in maniera forte, così,  la necessità che i cattolici portino politicamente la forza innovatrice del Vangelo nella nostra società sulla base della consapevolezza, mai sopita nella storia europea ed italiana del cristianesimo democratico, di come i cristiani sono comunque in grado d’introdurre elementi di solidarietà all’interno di un processo democratico in cui sono tutti coinvolti, credenti e non credenti.

Il Corriere della Sera, ha dato conto dell’intervento di mons Nunzio Galantino al Festival della Dottrina sociale di Verona con un articolo dal titolo ” Sì a un partito di laici capaci”. Ovviamente, non è citato INSIEME, ma nelle dichiarazioni del Presidente dell’APSA si ritrovano in larghissima parte le considerazioni che, dopo una lunghissima riflessione, ha portato alla nascita di INSIEME.  Il che significa superare la diaspora facendosi carico del pur faticoso impegno alla convergenza necessaria ad affrontare la complessità dei nostri tempi dando vita ad un partito laico, ma ispirato cristianamente.

Un partito che sappia riconoscere e rispettare la diversità del piano religioso da quello politico. Senza coinvolgere la Chiesa, e gli uomini di Chiesa, in ciò che deve rimanere esclusivamente impegno di cittadini, credenti o meno che siano, intenzionati  a vivere responsabilmente la cosa pubblica in cui intendono portare, come compito precipuo e dirimente, più solidarismo, spirito di rigenerazione, attitudine al costruire.

Chi ha dato vita a INSIEME è consapevole del fatto d’inserirsi in un preciso momento momento storico, in cui coesistono una pluralità di voci. Anche quelle che monsignor Galantino definisce “forze che già ci sono e si conoscono e che oggi marciano separate”.  Sappiamo, infatti che la diaspora non è ancora finita. Sappiamo delle numerose resistenze che permangono. Costituite dai tanti sedimenti accumulatisi in circa trent’anni di dispersioni e divisioni e che sono caratterizzati dalla propensione a mettersi in campi altrui, per quel senso di realismo che rischia sempre di oltrepassare la linea sottile che lo divide dall’opportunismo. Anche dal “riflusso” d’impronta privatistica per il quale molti cattolici si trovano impregnati di quell’individualismo che tanto contraddistingue la nostra società odierna volutamente atomizzata.

Il risultato auspicato da mons Galantino, che è lo stesso di INSIEME, si raggiunge se il “marciare” insieme diventa credibile, perché nuovo, innovatore ed autenticamente trasformatore. Nuovo, anche perché è costretto a superare vecchie sigle  troppo legate ai pessimi frutti della diaspora e per niente in sintonia con quanto oggi sarebbe da considerarsi adeguato, come ci ha ricordato Domenico Galbiati un paio di giorni orsono ( CLICCA QUI ). E a vecchie facce sempre più istintivamente avvertite come lontane da quelle esigenze di rigenerazione del Paese e delle sue istituzioni, del modo di governare e della  Politica in generale. Esigenze impellenti con cui non può che misurarsi una rinnovata presenza di chi intendere mettere assieme Costituzione e Pensiero sociale della Chiesa.

Giancarlo Infante