La proposta di costituire una forza politica nuova che, partendo dalla straordinaria ricchezza della antropologia cristiana, sia capace di rivolgersi a tutte le persone di buona volontà e stringere rapporti di proficua collaborazione non ha certo perso di attualità in questo momento tremendo di crisi generato dalla pandemia. Anzi trova ancora più forti ragioni visto il balbettamento di molte risposte che oggi vengono date.

Proprio la serietà della crisi che attraversiamo (con i suoi aspetti economici, politici e anche geopolitici) richiede che la proposta sia ambiziosa. Non è il momento di discutere con il bilancino se siamo “antitetici” a una forza politica e “alternativi” all’altra (e ciascuno riempia come preferisce le caselle). E’ il momento invece di sfidare tutte le forze politiche che animano la vita politica italiana (ma ricordiamoci anche che non siamo un’isola ma viviamo dentro un denso contesto europeo) sui gravi problemi del nostro paese che questa crisi ha ancora più messo in rilievo. Dicendo sfidare voglio dire chiamare a un confronto civile ma anche vigoroso nella sua franchezza e senza timidezze per chiarire quali sono le priorità, i criteri di giudizio, gli strumenti di risposta dei quali l’Italia (e l’Europa) hanno bisogno oggi.

Abbiamo innanzitutto una idea molto chiara dell’essere umano e della sua dignità: non è l’uomo/la donna dell’onnipotenza individualistica del desiderio, ma l’uomo/la donna della relazionalità che si apre all’altro. Non è quindi l’uomo dei diritti senza i doveri. Questa visione che difendiamo, perché è quella che ci allontana da spirali autodistruttive e fornisce invece la base per costruire una società più umana, ci porta a sfidare che insegue il “diritto di scelta” sul concepito, le maternità e le paternità surrogate, la manipolazione dell’identità sessuale, così come chi non vuole riconoscere il grido dei disperati della terra che bussano alle nostre porte. Noi possiamo sfidarli a cercare risposte umane ai problemi che si manifestano in questi campi.

La nostra visione dello stato dello stato è anche chiara. Lo stato non ha la S maiuscola. E’ un’istituzione molto importante che merita tutto il nostro rispetto e la nostra obbedienza se non pretende di essere un assoluto, ma risponde ai compiti (delimitati) che le vengono attribuiti, se non è al servizio di sè stessa (e dei suoi dipendenti per quanto rispettabili) ma dei cittadini. Per noi non è la sola istituzione al servizio dei cittadini: attribuiamo funzioni importanti anche a regioni, comuni, istituzioni sovranazionali e enti del terzo settore. In una logica di ragionevole e ben ordinata sussidiarietà l’insieme corale di queste istituzioni può servire meglio il bene comune.  Qui la nostra sfida si rivolge da un lato allo statalismo di una sinistra che ancora fatica a riconoscere il valore civile della scuola parificata (confessionale o laica che sia) e dell’associazionismo, che non vuole riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza e dall’altro a una destra che denigra costantemente le istituzioni pubbliche e vede nel privato (economico) l’unica sede di valori rispettabili.

Per noi è chiaro che l’Italia, la patria, la nazione sono realtà ricche di valore perché riassumono l’enorme patrimonio di cultura, spiritualità, costruzioni materiali e immateriali che con fatica in una storia plurisecolare un coagulo variegato di popolazioni ha sviluppato. Ma sappiamo anche che questa realtà così bella (che ha pure macchie non irrilevanti), non si è formata da sola, non è autosufficiente, non ha primati da affermare, ma ha bisogno del dialogo, di uno scambio intenso con le realtà analoghe degli altri popoli. Il processo di integrazione europea se sapientemente condotto ci offre una formidabile occasione per mettere a frutto tutta la ricchezza dei diversi popoli, delle diverse patrie in un concerto più ampio. Qui la nostra sfida è da un lato nei confronti di chi concepisce una Europa puramente materiale, un mercato cosmopolita di individui consumatori che crede di fare a meno delle radici e delle tradizioni, dall’altro lato verso chi pensa che il recupero della sovranità, il “prima gli Italiani” possa rispondere ai nostri problemi.

Per noi è anche chiaro che, in particolare in un momento di crisi economica di prima grandezza, si debba guardare ai soggetti fondamentali della società e lavorare per assicurare il loro futuro. Per questo la nostra priorità devono essere con chiarezza le famiglie. E’ in esse che l’essere umano nasce, cresce, costruisce piani realistici per il futuro, trova conforto nella vecchiaia. Sono le famiglie che nei momenti più critici, quando anche le istituzioni statali sono assenti, fanno da scudo ai più deboli (lo vediamo in termini estremi nelle mamme che portano i loro piccoli sui barconi affrontando le insidie del mare per sfuggire a guerre e povertà, ma più quotidianamente nei genitori che sostengono i figli nello studio, nei nonni che vanno a prendere a scuola i nipotini). La nostra sfida verso tutte le forze politiche su questo terreno non può che essere intransigente: fisco, sistema scolastico, assistenza devono essere ridisegnati avendo come faro la famiglia.

In un momento di grave crisi economica la ripresa della produzione è un obiettivo essenziale. E’ l’economia che dà le risorse alle persone, alle famiglie. Per noi cristiani l’attività economica non è un disvalore, è una dimensione fondamentale dell’essere umano e una forza vigorosa della vita sociale. Ma deve svolgersi in equilibrio e in armonia con le altre dimensioni dell’umano (tra le quali quella del suo rapporto con la natura). La nostra sfida va sia verso le visioni stataliste che non riconoscono il valore umano dell’economia e dei suoi soggetti, sia verso le esaltazioni del mercato come capace di produrre il massimo benessere umano e di autoregolarsi.

Se sapremo tenere fede senza timidezze a queste sfide, saldi nei principi e capaci di pensare le politiche concrete da mettere al loro servizio la nostra forza politica potrà dare un contributo al paese e non essere mera ricerca del potere.

Maurizio Cotta