Il 5 novembre 1977 moriva a Firenze Giorgio La Pira. Giurista, docente di Diritto romano, protagonista della vita politica italiana del dopoguerra, membro dell’Assemblea costituente, contribuì alla stesura della Costituzione. Dal 1951 al 1965, tranne brevi interruzioni, fu sindaco di Firenze. A Luglio 2018 è stato dichiarato Venerabile da Papa Francesco.
Carlo Parenti, avvocato, già assistente del Prof Paolo Grossi poi Presidente della Corte costituzionale, testimone diretto di La Pira a Firenze, ha svolto la relazione introduttiva al convegno di Firenze. Lo abbiamo intervistato.
Avvocato Parenti, il convegno di Firenze è andato bene. In altra occasione, Lei si è definito “testimone di parte” di Giorgio La PIra, avendo collaborato con lui per alcuni anni. Ma la figura di Giorgio La Pira è ancora attuale oggi ?
“Direi proprio si. In questi anni così carichi di drammi e di promesse deluse quella figura è di una cogente attualità. L’accoglienza degli sfollati, la lotta per la piena occupazione, il dialogo come unico mezzo per la costruzione della pace sono i testimoni che La Pira ha consegnato a tutti coloro che non si rassegnano all’inerzia davanti alle sfide e all’apparente incapacità della politica di affrontarle”.
È stato un uomo dalle molte qualità, arrivato dalla Sicilia a Firenze da dove ha dialogato con il mondo intero. Secondo Lei, qual è l’ insegnamento principale che La Pira ha lasciato alle nuove generazioni e a chi si impegna nella vita pubblica ?
“La politica è stata la sua grande passione. Politica è costruire la città dell’uomo inclusiva, dove si riconosce il diritto all’istruzione, al lavoro, alla casa, all’accoglienza. Nei fatti, però. Quale modello di sviluppo possiamo definire adeguato se priva i giovani di lavori degni che gli permettano di svilupparsi grazie alla loro intelligenza e alle loro energie ? Sono domande che ci dobbiamo porre. La Pira definiva i giovani come le “rondini che fiutando le stagioni, volano verso la primavera”. Un pensiero attualissimo”.
Vedeva lontano, il Professore…
“Certo, e non fu – come scrive il cardinale Gualtiero Bassetti nella prefazione del mio libro “La Pira e i giovani, rondini in volo verso la primavera di papa Francesco – solo un insegnante, ma un maestro, nel senso sapienziale del termine, cosa che nulla toglie al rigore scientifico”.
E l’impegno in politica ?
“Parlava di una politica inclusiva, di una solidarietà che dà sostanza ai diritti della dignità, per la quale lottare senza giochi al ribasso. Ma soprattutto senza anteporre i propri interessi e la propria carriera.Mai “.
La Pira ha guardato il mondo prima e meglio degli altri. Negli anni dei blocchi contrapposti e della guerra fredda, ha ha promosso i «Convegni per la pace e la civiltà cristiana», i«Colloqui mediterranei» per la riconciliazione tra le religioni, ha fatto viaggi in Cina, in Vietnam, in Russia, in Medio Oriente, negli Usa. Quale è stato il filo conduttre del suo pensiero ?
“Senza dubbio, il tema sull’unità nel molteplice : plura IN unum! – La prego, scriva bene ! – NEL e non ‘del’ della famiglia umana- resa possibile da un processo di partecipazione per il fine ultimo della storia che sono pace, disarmo, giustizia libertà dei popoli della terra. Aggiungo che La Pira è stata una personalità poliedrica non perchè esistano più La Pira, sovrapponibili: il giovane animatore dell’Azione Cattolica, l’accademico e luminare delle istituzioni di Diritto romano, il pensatore politico, il sindaco, eccetera. Esiste un solo Giorgio La Pira, la cui vocazione intima e profonda è stata quella mistica. Al convegno di Firenze ho detto: è dall’unione di vita col Maestro, che La Pira traeva forza e contenuti del suo apostolato”.
In tutto ciò che ha fatto non ha avuto vita facile, però. Lo hanno scambiato per un visionario, un eretico, sebbene fosse profondamente cattolico e osservante.
“Vede, colpisce ancora oggi che La Pira a suo tempo fosse stato rimproverato in Vaticano perché correva troppo: « Lei è almeno trent’anni avanti» gli dissero, ma poi lo rassicurarono: «Professore vada avanti, noi la seguireno». Che la sua azione politica sgorgasse dalla contemplazione e dalla fede non vuol dire che fosse un visionario, che compisse azioni non aderenti alla realtà. Tutto scaturiva da analisi sulle condizioni umane e sociali del suo tempo. Non gli mancavano il senso della concretezza e il realismo politico, ma entrambi traevano origine dalla sua anima mistica: la profondità e la misericordia”.
Tutto molto attuale, come la necessità di un dialogo tra le religioni. Il mondo è attraversato da guerre di religione appesantite da supremazie politiche ed economiche. Una figura come quella di La Pira, per giunta italiano, sulla scena politica del dopoguerra e dopo l’Olocausto, manca. Il Mediterraneo di questi anni è teatro di guerra e di popolazioni in fuga. Che valore attribuiva La Pira al dialogo interreligioso, alla costruzione della pace nel Mediterraneo ?
” Aveva uno sguardo geopolitico, era consapevole e lo diceva che le tradizioni religiose nella loro pluralità, permeano le culture e le storie dei popoli. Si rifaceva a San Francesco d’Assisi nel senso che se si «rovesciano le crociate», si agisce per il dialogo e si trovano le ragioni e le energie per superare la conflittualità attraverso vie pacifiche. In questo modo si smascherano la miopia e la fallacia delle ragioni delle guerre. Credo che oggi ne abbiamo grande bisogno”.
E se dico io, che che la pace è più ragionevole della guerra ?
“È esatto. La pace è più ragionevole della guerra, soprattutto da quando la guerra, nell’era atomica, non è più in grado di consegnare né vinti né vincitori. Lo abbiamo visto nelle guerre che dagli anni Novanta stanno squassando gli equilibri e mettono a rischio la tenuta di intere aree ben oltre i limiti geografici delle azioni belliche. Anche l’Europa non è fuori da questi rischi. Si, una figura come La Pira con l’insegnamento alla responsabilità e al dialogo, manca davvero a tutti noi”.
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