Nell’ottobre del 1962 esplose la crisi di Cuba. Il trasporto di missili russi nell’isola caraibica, in grado di colpire le coste americane, portò ad un passo da una vera e propria guerra tra l’allora Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Fu possibile risolvere la questione con il rientro dei battelli sovietici e l’impegno da parte statunitense a ritirare i propri missili dislocati in Italia e in altri paesi alleati della Nato.

Oggi sembra più difficile trovare un compromesso del genere stretti come siamo tra le spinte affinché la Nato si allarghi ulteriormente nell’Oriente europeo e la Russia che sembra intenzionata, così come fu nella logica staliniana, a crearsi un’ampia zona cuscinetto tra i propri e gli storici confini dell’Europa continentale.

In questi angoscianti momenti di crisi, che stridono con la recente dichiarazione sottoscritta dalle cinque potenze nucleari sulla conferma del ripudio della guerra nucleare (CLICCA QUI), cosa che però non esclude affatto la possibile esplosione di conflitto cosiddetto convenzionale, non certamente meno distruttivo, molto sembra ruotare attorno al gas e alle sue forniture russe all’Europa.

Talune resistenze di membri della Nato ad impegnarsi in uno scontro armato con la Russia vengono da qui. La guerra, per quante diverse le versioni con cui essa possa essere condotta, da quella armata vera e propria, a quella cibernetica, o a quella economico finanziaria, si ritiene sia destinata a provocare il blocco delle fornitura del gas russo ai paesi occidentali. La Germania ha paura di questo e la Francia la sostiene. Oltre che ai problemi del riscaldamento di questo inverno, i tedeschi guardano al futuro del gasdotto Nord Stream 2, il più grande al mondo. Appena completato, consentirà l’arrivo in Europa del gas senza il passaggio attraverso Ucraina e Polonia. E’ sempre stato oggetto di perplessità, se non di aperta ostilità, da parte d’importanti alleati occidentali motivo di diffidenza in chi vi ha visto il rischio della realizzazione di una possibile saldatura economica e geopolitica tra Germania e Russia.

Attorno al gas, così, si anima la scacchiera attorno cui siedono Usa, Nato e Europa, da una parte, e Mosca, dall’altra. Se la Russia, pur negandolo ufficialmente, intendeva utilizzare l’arma del gas per spaccare il fronte occidentale, l’Amministrazione Biden si dice impegnata in un enorme piano per rifornire altrimenti gli europei, in modo di non farli soffrire al freddo e al gelo nel caso dell’esplosione di un conflitto armato (CLICCA QUI). Si sa di accordi già conclusi con il Qatar. Si è parlato finora del dirottamento verso i porti europei di petrolieri ed navi destinate al trasporto di gas. Gli americani fanno sapere che, in realtà, lavorano ad un piano ancora più gigantesco, una sorta di Piano Marshall mondiale?, per spuntare l’arma del ricatto energetico della Russia, ma forse non solo di essa.

E’ una vera e propria corsa verso il tempo come quella di 60 anni fa. Come accaduto allora, si deve sperare davvero di trovare una soluzione da raccontare ai nipoti.