Basta che qualche cattolico parli della cosa pubblica, intenzionato ad affrontarla sulla base di un ” pensare politico”, laicissima cosa, e subito qualcuno tira fuori il ritornello del ” partito cattolico”.

Chi si è limitato, anche solo saltuariamente, a studiare don Luigi Sturzo non può che lasciarsi sfuggire un sorrisetto ironico: cento anni passati invano, senza aver appreso la lezione di un impegno civile e sociale dei cristiani, possibile senza finire per collegarlo ad un’ipotesi integralista e clericale.

Noi, quelli del Manifesto, non abbiamo proprio alcuna intenzione di fare il ” partito cattolico”. Non ci passa neppure per la testa, tanto questa ipotesi è avulsa dal pensiero e dalla storia del popolarismo e del cristianesimo democratico, europeo e italiano. Siamo cittadini che ci rivolgiamo ad altri come noi. A tutti i cittadini, affinché si assuma una nuova responsabilità pubblica e si esiga sostanziali cambiamenti dalla politica e della gestione delle istituzioni.

Sturzo, De Gasperi, Moro sono stati gli esempi più alti di uno specifico modo di concepire l’azione politica di chi, in ogni caso, crede nell’azione vivificatriche che i cristiani possono, anzi devono, portare nel mondo in cui sono coinvolti, ma sulla base di un impegno laico, libero e autonomo.

E’ vero che, soprattutto di fronte alle trasformazioni della società, del vivere civile, degli usi e dei costumi, in sostanza, di quella che può essere definita l’avanza della desertificazione dei valori, c’è chi ha la tentazione di  richiamarsi al proprio credo religioso e provare a prefigurare la rappresentazione di una ” parte”.

Sono sentimenti, in ogni caso elevati e generosi, che prova a fare sui in via esclusiva Matteo Salvini quando bacia il rosario. Peccato che, nel fare ciò, cerchi solo di far dimenticare le responsabilità che anche la Lega si è assunta negli anni della partecipazione a governi che non si sono occupati dell’educazione dei giovani, hanno assolutamente sorvolato sulle questioni della famiglia ( emblematico il clamoroso fallimento in materia anche con la recente esperienza del governo formato con il Movimento 5 Stelle), hanno favorito quel grave scandalo etico rappresentato da politiche economiche e sociali servite solamente a far nascere nuove povertà e ad allargare la forbice tra chi tanto ha e quelli che hanno sempre meno.

Chi crede nel ” partito cattolico”, oltre a sottovalutare la complessità del mondo i cui viviamo, e quindi quale possa essere il modo per incidere ed avviare processi di autentica trasformazione collettiva, trascura il fatto che i problemi dell’eticità, pubblica e privata, non sono solo patrimonio di chi ha forte un senso religioso. Il mondo laico si pone le stesse questioni perché, anch’esso, ha dinanzi le conseguenze della decomposizione sociale, l’impoverimento delle relazioni interpersonali e pubbliche, la grave crisi esistenziale che sta coinvolgendo giovani e anziani e gente di mezza età.

Non è un caso che il mondo liberale si stia interrogando sulla cesura intervenuta tra etica e capitalismo e sul fatto che questo sia sostituito da una finanziarizzazione oramai avulsa da ogni responsabilità sociale ed umana.

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: noi non puntiamo a creare il partito unico dei cattolici. Rispettiamo, invece, la pluralità delle scelte e, in ogni caso, ci riferiamo ai cattolici democratici.

Ci stiamo mobilitando attorno all’ipotesi di dare vita a un ” nuovo” soggetto  politico che non ha affatto intenzione di nascondere o attutire la profonda e convinta adesione alla Dottrina sociale della Chiesa, nella sua completezza ed integrità. Con la sua capacità di non riferirsi solamente alle relazioni economiche o del mondo del lavoro, bensì a tutto quel complesso insieme di questioni che partono e tornano all’essere umano, alla famiglia, alla totalità di quelle componenti sociali che naturalmente si formano e si articolano nella società.

Siamo consapevoli, e lo ripetiamo ancora una volta, che le questioni della politica, delle istituzioni, tutto ciò che riguarda la cosa pubblica, deve ricevere le risposte da una mobilitazione politica, quindi laicamente concepita e perseguita, sulla base della comprensione dei problemi che sono quelli che sono e non possono certo essere scelti secondo il proprio gradimento.

Siamo dunque in grado di distingure ciò che è il nostro riferimento di pensiero e ciò che deve essere fatto per curarsi realmente dei problemi della gente. Questa gente non è solo fatta dai credenti. A noi non sfugge la dimensione universale del Pensiero sociale cattolico che in Italia tanto è stato trasfuso nella Carta costituzionale.

L’adesione a questa visione universale, dunque, spinge alla scelta di un’operosità verso cui cerchiamo la partecipazione e il coinvolgimento di tutti, indipendentemente da una motivazione di origine religiosa o culturale.

Siamo consapevoli, infatti, che questo Paese non si salverà se non intenderà immergersi un un reale processo di trasformazione generale. Non è una cosa che possa essere fatta solo da uno spicchio dalla società civile e ha bisogno di un moto corale di partecipazione in cui si ritrovino uniti credenti e non credenti. Tutti quelli interessati al tanto citato, ma al tempo stesso, trascurato ” bene comune”.

Giancarlo Infante