E io pago. E IO PAGO, diceva Totò.

E’ da tempo che abbiamo il sospetto che, nella savana in cui corriamo noi zebrette, tutti giorni per farla franca e in barba a quei famelici leoni che scocciano non poco, soffia un vento di insofferenza, che qualcuno corre sempre a definire qualunquismo, il quale finisce per avvolgerci, trascinarci e, ahinoi, per convincerci e pervaderci. Pure qui, infatti, giungono le continue voci sull’Alitalia.

Sappiamo che da voi si parla di quella che fu la “compagnia di bandiera” quale esempio di scuola di come dall’orgoglio si possa passare alla vergogna( CLICCA QUI ). Ma oggi giunge la notizia che agli italiani toccherà pagare 900 milioni di Euro. Il Post di ieri scriveva: “La Commissione Europea ha stabilito che il prestito da 900 milioni di euro erogato nel 2017 dallo stato italiano alla compagnia aerea Alitalia violò le regole dell’Unione Europea sugli aiuti di stato e perciò quella somma dovrà essere restituita. Non è chiaro come Alitalia, di cui lo stato italiano è l’unico azionista, potrà restituire i 900 milioni” ( CLICCA QUI ).

Come ironia non c’è male. Ma ci sa tanto che la risposta arriverà da quelli della stessa Commissione europea, che sono uomini di mondo ed hanno fatto tre anni il militare a Cuneo: paghi il Governo italiano e, quindi, gli italiani.  E’ vero, infatti, che la Commissione mette comunque al riparo la neonata Ita, che c’ha già i guai suoi dopo l’annuncio di quanti lavoratori Alitalia resteranno senza lavoro, ma l’Ansa ci fa sapere che da Bruxelles giunge una richiesta imperiosa: l’Italia deve pertanto “recuperare gli aiuti da Alitalia maggiorati degli interessi( CLICCA QUI )”. Da chi se non dalle casse pubbliche?

Ma chi stava al Governo nel 2017 e si decise a concedere aiuti che non dovevano essere concessi? Risposta incredibile: Paolo Gentiloni. Ma non sta a Bruxelles, componente la Commissione da Commissario europeo agli affari economici? Altro commissariato, si dirà, rispetto a quello che vi multa. A noi che pur sempre restiamo animali selvatici la cosa ci sembra alquanto strana. Se uno prende una topica del genere come ci farà stare tranquilli sapendo che si occupa del pallottoliere dell’economia dell’intera Europa. Vabbé, trottorelliamo oltre.

Ministro dei Trasporti, penso si occupasse anche di quelli “celesti”: Graziano Del Rio. Poi, una qualche voce in capitolo penso l’avesse il Ministro dell’Economia, quello che conta sempre più di tutti: Pier Carlo Padoan, di recente salito ai vertici di Unicredit. Poi un flebile bisbiglio in materia l’avrà pure avuto chi si occupava dei rapporti in Europa? Cioè Sandro Gozi, colui che da un pezzo si è perso tra le nebbie francesi dove pare che non abbia avuto miglior fortuna di quella colta tra le nostre, di nebbie.

Lo chiamarono “prestito ponte”. E allora, diciamolo chiaro e tondo e assolviamoli tutti: ma se in Italia parecchi ponti cadono, di che cosa ci meravigliamo? Il “ponte” è crollato nonostante, alla fine, lo abbiano provato a sostenere un po’ tutti, visto che il sottosegretario leghista Dario Galli, della compagine governativa 5 Stelle Lega che sostituì quella di Gentiloni,  due anni dopo si dava da fare per il rinnovo del “ponte” a forma di prestito, nonostante fosse lui stesso a temere Bruxelles ( CLICCA QUI ). Ma anche Carlo Calenda fece parte dell’esecutivo Gentiloni, e non fece mancare il più critico commento sul management dell’azienda, come se noi non ci fossimo accorti da un pezzo che nella compagnia di bandiera qualcosa non funzionava.

Dobbiamo proprio continuare a fare l’elenco di chi sono i responsabili di una scelta sbagliata? Si allungherebbe notevolmente, visto come tutta la classe politica ha partecipato, eccome. I tanti che hanno contribuito, o partecipato, o lasciato fare, o non sono adeguatamente intervenuti per evitare la drammatica fine di Alitalia.

Poi se nitrisco che un po’ tutti quanti sono invotabili e che ci vorrebbe gente del tutto nuova mi danno della qualunquista. E io pago. E IO PAGO