Innanzitutto, forse per qualcuno non dovrei chiamarla così, proprio per non provocare già qui una divisione, anche se il primo tentativo di cancellare di recente il termine Alto Adige è rientrato e si è forse di nuovo in apparente accordo, anche su questo punto.

Questa nostra terra in effetti presenta delle caratteristiche tutte sue e forse uniche, una terra cioè che ha subito alla fine della Prima guerra mondiale uno spostamento di confini ed è passata dall’Austria al Regno d’Italia. Sono passasti decenni e ciò forse ha lasciato ancora qualche ferita aperta ed il tasto è sempre ancora delicato.

Per la gran parte della popolazione locale però la presenza di diverse culture, di diversi idiomi linguistici, di diverse tradizioni che convivono in una terra così ricca di bellezze naturali, di opportunità economiche e sociali, rappresenta una possibilità di vita e crescita per sé e per le proprie famiglie perlomeno avvantaggiata, se non fortunata.

Certamente questo forte carattere autonomista locale ha portato anche a gestioni politiche nelle quali, almeno dopo il 1972, dopo l’istituzione della Provincia autonoma di Bolzano, ha potuto esprimere le proprie ampie capacità di autogoverno e competenze.

A livello comunale e provinciale l’alternanza di governo ha visto sempre coesistere una rappresentanza partecipata sia di rappresentanti politici eletti nel mondo tedesco, italiano e ladino e tutta l’Italia riconosce sempre la nostra qualità di vita, l’ordine, l’efficienza che ci caratterizzano. Un Valore in più oltre la natura, il colore diverso di lingue e tradizioni delle popolazioni locali.

Se le diverse e nette origini dei popoli possono essere diverse, la convivenza per decenni ha permesso il formarsi di colori e sfumature che nel fondersi, nelle nuove famiglie che nascono dall’unione locale ha portato ad avvicinarsi, ma non ad elidersi questi mondi culturali e linguistici.

Una ricchezza, così oggi gli studiosi definiscono l’armonia che nasce nelle nuove famiglie, che ancora coltivano il ricordo e le tradizioni e sono nate quindi delle nuove armonie variegate, dove nulla dell’originario scompare, ma dove la ricchezza si assomma.

Ma questa è la vita e nel mondo assistiamo all’unione di persone da popoli originari diversi e certamente è importante continuare a coltivare i caratteri originari.

Certamente è importante recuperare anche tutte le sfumature linguistiche, i dialetti locali, ma anche le tradizioni ed anche i modelli di società, come il “maso chiuso”, nati per difendere le prerogative di un’agricoltura locale e l’efficienza economica.

Spesso però emerge sempre ancora, anche a ragione di leggi speciali che ancora tengono in vita cioè che originariamente si era conquistato a “tutela delle minoranze”, una contrapposizione etnica, una raccolta etnica che si evidenzia sempre ancora nell’applicare diritti a proporzioni etniche che emergono dal censimento.

Il tutto aveva originariamente una sua ragione, era una conquista da difendere, ma questa tutela di legge vacilla oggi  di fronte alla migrazione dei popoli anche da terre lontane e che si insediano anche qui da noi ed assumono con la loro dichiarazione di “appartenenza etnica” un colore che si sovrappone, ma che non è originario.

A guardare diversi colori oggi vediamo quindi dei vestiti sovrapposti al colore originario, che danno “peso” proporzionale, un peso solo giuridico, non più originario.

In questo contesto vedrei veramente oggi come necessario almeno “includere” in una nuova identità di azione che unisce, il carattere delle popolazioni originarie locali in un carattere territoriale che unisce e non divide, per preservare le nostre tradizioni e le lingue originarie.

Vedrei coraggioso, innovativo e condivisibile il poter rappresentare in una “orchestra di insieme”, o “zusammen”, una ricerca di una gestione del territorio orientata a questa “orchestra” di colori nativi, dove l’armonia è data proprio da questo coraggio di sostenere le origini insieme.

Questa orchestra, se è inclusiva di ogni sfumatura, unisce in una armonia, non divide e non contrappone e può avere dei direttori di orchestra, un primo violino, degli archi e dei tromboni, anche dei tamburi o strumenti delicati, ma sempre orchestra è e crea armonia in un’attenzione ai suoni nel rispetto di timbri e voci.

Alberto Berger

Presidente della Sezione Ucid della Provincia di Bolzano