L’annuncio di un progetto di ricostituzione dell’area politica dei cattolici popolari, aperta a tutti i movimenti che si ispirano alla migliore tradizione democratica, lascia finalmente intravedere un varco che mancava da venticinque anni. L’occasione è quella di rendere visibile almeno una traccia per uscire dal deserto di una realtà politica dove gli spazi sono sempre più occupati dalla mediocrità e dalla improvvisazione, tanto da consentire la permanenza invasiva di pericoli per la democrazia parlamentare.

Chi ha vissuto la lunga esperienza della DC, dalla intuizione sturziana, alla autorevolezza degasperiana e più recentemente alla intelligenza nella lettura degli avvenimenti che fu di Aldo Moro, non può che percepire che è ancora possibile un salto di qualità nel cogliere le ragioni del lavoro politico. E questo è il vero fatto nuovo della iniziativa che propone il “Manifesto per la costruzione di un soggetto politico di ispirazione cristiana e popolare” al quale hanno già aderito organizzazioni e movimenti in tutto il Paese.

Ora si tratta di definire gli obiettivi con un modello originale: indicare le risposte a problemi concreti, pensare il futuro e insieme non nascondere il prezzo dei sacrifici che saranno richiesti. E’ così che possiamo distinguerci dal pulviscolo di partiti e partitini che nascono e si scompongono con finalità limitate alla gestione del potere.

In gioco non c’è solo l’occasione di superare una frammentazione che non ci ha permesso nemmeno di difendere una storia che ha fatto grande il Paese, ma a maggior ragione c’è l’occasione di confrontare i valori e l’attualità della nostra ispirazione con le grandi sfide di questo tempo: dalle conseguenze della globalizzazione al riemergere dei populismi sovrani, dalla pericolosa crescita delle ineguaglianze alla comparsa di regime autoritari compatibili con il capitalismo, dalla difesa della democrazia parlamentare al presidio della Costituzione.

Il possibile percorso sarà lungo e difficile nel tempo dove la sfiducia e l’indignazione allontanano anche dal più semplice gesto di partecipazione democratica, quale è il voto, almeno la metà degli italiani, e dove la visibilità si misura quasi esclusivamente attraverso i mass media, i social, i tweet, le false notizie ben divulgate, le illusioni e le promesse impossibili da mantenere, il concentramento dei poteri che non appartiene più alle istituzioni ma è altrove. Da qui nascono le insicurezze, le presunte perdite di identità, l’insofferenza per le crescenti disuguaglianze e la solitudine delle nuove generazioni senza prospettive. E da qui dovranno prendere avvio progetti realistici ma con forti elementi di novità.

Per fare questo non basterà l’organizzazione ma saranno necessari leaders credibili, con il coraggio di superare il linguaggio della politica che ci riporta tutti i giorni a tenaci finzioni e pur sempre consapevoli delle complessità e delle contraddizioni che una cultura democratica autentica deve sempre affrontare nel confronto con la realtà. Vecchi o nuovi non importa perchè quanto corre tra l’essere un nuovo soggetto politico, qui e adesso, e il dover affrontare le rischiose provocazioni della realtà è una distanza molto lunga. Ma è proprio in questo spazio che sarà decisiva una diversità rispetto agli impulsi delle forze politiche oggi in campo. Non la presunta tutela delle identità e dei sovranismi o il generico soccorso alle classi meno abbienti ma quella che indicava Aldo Moro nel definire la relazione tra ispirazione cristiana e impegno politico: prima di tutto “ l’ accettazione incondizionata di una ragione morale che la ispiri”.  Da questa definizione non generica ma ricca di potenza creativa può ancora nascere il nuovo.

Guido Puccio