Cari amici componenti i Movimenti ecclesiali, è con molto rispetto che parlo alla vostra storia e presenza nella  Comunità Ecclesiale. Sin dall’inizio del vostro sorgere avete dato vigore e slancio alla Chiesa tanto da diventare protagonisti e azionisti di un nuovo soffio dello Spirito Santo che ha rigenerato il cuore assopito di tanti cristiani. Pensiamo ai Neocatecumenali, al Rinnovamento nello Spirito, al Movimento dei Focolari, alle Associazioni cattoliche, tutte forze che hanno evangelizzato e riportato ardore spirituale all’interno delle nostre parrocchie e tanti luoghi di preghiera.

Gli stessi Papi, a cominciare da Paolo VI, ma con più evidenza da Giovanni Paolo II hanno sottolineato la loro importanza e originalità evangelizzatrice. Durante gli emozionanti incontri tra i movimenti, organizzati in San Pietro, (Incontro del 30 maggio 1998 in Piazza San Pietro tra S. Giovanni  Paolo II e i Movimenti nel Popolo di Dio del III Millennio e ancora l ‘incontro di Papa Francesco con i movimenti, le nuove comunità, le associazioni e le aggregazioni laicali in Piazza San Pietro – 18/19 maggio 2013 ) la Chiesa volle sottolineare il valore aggiunto di questi gruppi ecclesiali e laddove in una parrocchia fossero stati presenti si sarebbe trattato solo di una grande benedizione per quella comunità.

Quindi , in questi ultimi trent’anni sono stati i movimenti a sorreggere il cammino della Chiesa, in un tempo aggravato dal relativismo etico e da un individualismo sempre più evidente.

Ma occorre però sottolineare che accanto a questa provvidenziale presenza all’interno della Chiesa, vissuta in presenza di Pastori oggi elevati agli onori degli altari, confermando la grandezza del tempo spirituale vissuto nei 50 anni passati, dobbiamo in verità denunciare un “ addormentamento” unito ad un certo dualismo dei cattolici tra vita civile e vita religiosa.

Mi spiego, il “dare a Cesare quel che è di Cesare” è stato completamente frainteso con una divisione totale tra una religiosità attiva all’interno del movimento di appartenenza ed il quotidiano vivere da cittadini consapevoli e partecipi. Con la risultante però che le adesioni alla militanza attiva nei movimenti non ha reso, a livello di formazione, le persone consapevoli che il dato di fede dovesse essere tradotto soprattutto nelle relazioni con la vita reale. Prima di tutto come testimonianza attiva di un Credo in un Dio della Salvezza che trasforma la propria vita in vista di una beatitudine che già può essere anticipata su questa terra. In secondo luogo, come naturale traduzione del pensiero evangelico in tutte le azioni della nostra vita, compreso il rapporto con la politica attiva che nella fattispecie di ogni cittadino diventa azione di voto verso una rappresentanza politica che appunto sceglie come maggior testimone coerentemente al proprio credo.

Ma qui entriamo nel buco nero della totale indifferenza da parte di molto credenti, i quali hanno delegato il compito dell’agire politico ad altri, perché troppo “occupati” a servire il Signore altrove. Mi chiedo dove, se non per se stessi alla ricerca di una risposta esistenziale ma con toni di velato egoismo e, forse, “ protagonismo” religioso.

Purtroppo questo attaccamento ha creato l’assenza del protagonismo cattolico nei luoghi della politica percepiti come ” peccaminosi” e quindi sporchi. Inoltre quei pochi cattolici con capacità e aspirazioni verso le problematiche sociali e politiche sono stati poi dirottati nei diversi partiti, perdendo dunque la forza di un pensiero coeso, per arrivare poi oggi alla irrilevanza totale. Cosa fare allora ?

Intanto già l’aver analizzato ed evidenziato il lato problematico tra i cattolici della morale e i cattolici del sociale ci porta a riprendere il bandolo della matassa e a porre in atto azioni di ri-orientamento che vedrei nelle seguenti azioni :

– all’interno dei Movimenti ecclesiali, oltre alla spiritualità dell’appartenenza, si aprano varchi per una formazione dell’essere credenti a 360°. Cioè come il credere cristiano deve assolutamente comprendere il proprio dovere di cittadinanza attiva e partecipativa coerente con i valori del Vangelo. Il non farlo è altrettanto un peccato di omissione.

– I responsabili delle comunità sappiano valorizzare e veicolare giovani e adulti chiamati ad un protagonismo politico verso chi in questo tempo ha scelto di servire ed evangelizzare quella “periferia”, per definirla come Papa Francesco insegna, dove si gioca il futuro dell’Italia, dell’Europa, del Mondo.

– Sempre i Movimenti e Gruppi ecclesiali, con umiltà e spirito di comunione, vivano questo tempo di profonda crisi che non risparmia anche la nostra Chiesa, come un tempo di profonda opportunità per una nuova evangelizzazione che vede il mondo della “politica” come il luogo di maggior desolazione e dunque dove occorrono operai che servano con competenza e spirito di totale servizio. I Gruppi dunque sostengano i propri giovani e persone di buona volontà che laicamente scelgono di servire per il Bene comune e sollecitino ogni credente alla propria formazione di qualità non indotta solo dai social e media che ci travolgono e distraggono da una partecipazione civica pensata ed esercitata secondo il proprio credo.

Dunque, come cristiana investita da nessuna autorità, se non quella del Vangelo, mi appello a tutti quei Movimenti e Gruppi ecclesiali che sappiano esercitare la capacità di ascolto e sappiamo, ripeto, con umiltà, saper leggere questi tempi dove tutti, ripeto, tutti i credenti sono chiamati a:

– riprendersi e risvegliarsi dal torpore che li ha tenuti distanti dal mondo delle scelte;

– riconoscere nella quotidianità trasformata in un salto agli ostacoli per arrivare a sera, un innaturale e persecutorio inno alla vita;

– guardare la realtà della vita di oggi dove la bellezza ci viene rubata ogni giorno e la Persona ha il suo valore a corrente alternata: vita si, vita no.

Un grazie comunque a quanti hanno già aderito e sottoscritto il Manifesto  che Politica Insieme, Costruire Insieme e Rete Bianca hanno pubblicato a fine ottobre, un grazie a coloro i quali hanno attivato nelle varie Diocesi percorsi di formazione politica ma per  riprendere le parole del Cardinale Bassetti, “La politica è una missione, non ricerca di tornaconto… c’è da scendere dal monte, dal Tabor…” occorre fare ancora molto, questo è solo l’inizio. Non c’è più tempo da perdere!

Eleonora Mosti