Ormai il dibattito è aperto e gli interventi si moltiplicano. C’è di tutto: dal sarcasmo degli scettici di maniera, allo sbrigativo intervento del cardinale Ruini ( CLICCA QUI ), a quello dubbioso dell’ex ministro Sacconi, alle pacate parole di Enzo Bianchi che definisce il progetto “una ipotesi legittima e una scommessa” che rispetta. Ci si mettono anche i vaticanisti dei giornaloni in cerca di segnali.

Non mancano forzature superficiali con il sospetto di essere volute, come quelle di chi evoca il patto Gentiloni e ancora parla di “partito cattolico” che non è mai esistito e che nessuno in buona fede potrebbe immaginare. Il tema invece è altro: si discute se c’è spazio per un nuovo soggetto politico di ispirazione cattolico democratica, che pure è esistito e in altri Paesi esiste.

Eppure, le motivazioni profonde che possono legittimare questa ricerca sono li da vedere, con  forze politiche che sono dalla parte della democrazia parlamentare ormai in crisi di consensi e le altre segnatamente populiste con evidenti ambizioni di ridisegnare i poteri dello Stato.

Non è necessario intrattenersi sui “gravi errori di direzione politica” come il vecchio PCI definiva le perdite elettorali, né rassegnarsi alle influenze dello “zeitgeist” come i tedeschi amano definire lo spirito del tempo e le tendenze dominanti nella società.

Ci vuole qualcosa in più, perché non si passa indenni da fenomeni che hanno segnato gli ultimi vent’anni:  le grandi migrazioni che hanno colto di sorpresa l’Europa; la rivoluzione dei mezzi di informazione e di comunicazione portata dalle nuove tecnologie; gli episodi di terrorismo diffusi; le guerre così vicine; le disuguaglianze che aumentano dalla crisi del 2008 che ancora produce i suoi effetti.

Come non si passa indenni dagli effetti di quella che Maurizio Molinari  vede come la seconda guerra fredda nel suo recentissimo libro; dai discutibili e incerti assetti  dei Paesi dell’Est; all’apparire di un fenomeno nuovo quale è la coesistenza tra capitalismo e dittature a cominciare dalla Cina con le conseguenti profonde trasformazioni e l’ influenza globale negli squilibri politici ed economici che seguono.

Nè si passa indenni, per andare più indietro, dallo sgretolamento delle vecchie culture, da quella liberale a quella marxista, con le nuove classi dirigenti che balbettano davanti a fenomeni come i cambiamenti climatici e davanti allo strapotere ormai consolidato della finanza che ha prevaricato l’economia reale della produzione.

Tutto ciò, che ha indotto il filosofo Massimo Cacciari ad evocare l’incipit de “La Tempesta” di Shakespeare quando “ tutti i personaggi sono come annichiliti, e pure i re che non contano niente perché nella tempesta  contano solo i nocchieri che sappiano governarla”, tutto ciò si diceva  richiede qualcosa in più delle tecniche di governo improvvisate, delle soluzioni solo apparenti ma comunque ben vendibili, delle capacità di intercettare le paure per farne occasione di propaganda elettorale permanente. E questo qualcosa in più che manca è un bagaglio ideale e una tensione morale che l’appello di Sturzo, il coraggio di De Gasperi e la passione civile di Aldo Moro hanno trovato nel tempo, ispirati dalla ricchezza del messaggio cristiano e dalla esperienza vissuta dei cattolici democratici.

Ecco perché tante incertezze, a cominciare da quella che si legge dall’intervento del cardinale Ruini, di fronte a una ricerca che è cominciata, appaiono quanto meno ingenerose.

Guido Puccio 

Immagine utilizzata: Pixabay