La vicenda, di per sé marginale, dell’ invito della Schlein alla festa dei “Fratelli d’ Italia” di Atreyu ha suscitato, non a caso, un vespaio di polemiche e di commenti, spesso salaci, per il fatto d’ essere emblematica dei rapporti, così come intercorrono oggi, tra destra e sinistra.

Quel che è giusto, è giusto…e va riconosciuto. Seriamente ammaccata dalle regionali, Giorgia Meloni ha reagito d’istinto ed ha immediatamente spostato il “focus” dell’ attenzione, dal suo ambito, sulla precaria e triste condizione in cui si dibatte lo schieramento avverso. Senonché, ad alzarle la palla perché la potesse facilmente schiacciare sul suo campo è stata la Schlein caduta nella provocazione. Se ti invitano a cena o non accetti perché quel ristorante non ti piace e ne preferiresti un altro più consono all’occasione (come ha fatto Fratoianni ) oppure, se accetti, non puoi imporre il menù, né mangiare con le mani. Usi le posate.

Giorgia Meloni voleva prendere due “piccioni” – nel caso, esattamente così, non metaforici – con una fava e ci e’ riuscita. Voleva mostrare di essere aperta al confronto e, nel contempo, portare zizzania tra i suoi avversari. Non appena Conte – altro eccezionale alzatore di palla – ha cominciato la solita manfrina che l’ invito lo scorso anno era stato rivolto a lui, la Meloni, invitandoli entrambi, ha fatto scattare la trappola. Dimostrando come il “campo largo”, a parte il merito politico, è fragile e precario perfino per le tenaci diffidenze e rivalità interne.

E perché, dunque, gli italiani dovrebbero fidarsi ? L’ errore l’ ha commesso, in primo luogo, la Schlein. Se aveva qualcosa da dire di effettivamente strategico, avrebbe dovuto andare a dire con schiettezza la sua nella tana del nemico. Avrebbe dimostrato che la sua posizione è molto più che il contrappunto polemico alla Meloni, ma, piuttosto, esprime una visione, consiste in un puntuale progetto politico, fondato su ragioni proprie, senza permettere che sia la destra a dettare la musica del ballo.

A questo punto, tre considerazioni. Bisogna perseguire la politica dell’ “essere”, non dell’ “apparire”. Se ci si lascia prendere dal demone della “visibilità” – tarlo corrosivo della politica dei nostri giorni – si accende un fatuo fuoco di paglia che volge presto in cenere ed, infine, contro la facile opinione corrente, si paga pegno. In secondo luogo, l’invito rientra nella stessa tattica della legge elettorale, concepita per portare in piena luce la contesa tra Schlein e Conte. In terzo luogo, va riconosciuto che la Meloni ha una strategia, da combattere frontalmente. Ma è, pur sempre, una strategia e la sua capacità di declinarla tatticamente, non è affatto male.

La sinistra non ha una strategia e, dunque, anche la tattica va a farfalle. Se si vuole competere bisogna conoscere bene l’ avversario e mai sottovalutarlo.

Domenico Galbiati

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