Con una forse non voluta scelta dei tempi, proprio ora che l’attenzione va alla nube di metano sprigionata a seguito del formarsi di quattro falle scoperte nei gasdotti del Mare Baltico, la BBC rivela le conclusioni di un’indagine condotta sul rilascio di imponenti quantità di fossili nell’atmosfera da parte di molti estrattori di petrolio, metano e gas.

Secondo BBC News, si tratta di milioni di tonnellate di emissioni non dichiarate da gas provenienti dai giacimenti petroliferi di BP, Eni, ExxonMobil, Chevron e Shell. Soprattutto del gas in eccesso rilasciato durante la produzione di petrolio e formato da un insieme di anidride carbonica, metano e fuliggine nera che inquinano l’aria e accelerano il riscaldamento globale. Le società chiamate in causa rifiutano di rendere nota l’entità del fenomeno provocato dalla loro attività estrattiva.

La BBC ha anche riscontrato alti livelli elevati di dispersione di sostanze potenzialmente cancerogene che colpiscono, ad esempio, le comunità irachene che vivono nei pressi di giacimenti petroliferi. La televisione pubblica britannica ha raccolto la dichiarazione di David Boyd, inviato speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani e l’ambiente, il quale ha parlato di “zone moderne di sacrificio, aree in cui il profitto e gli interessi privati ​​hanno la priorità sulla salute umana, i diritti umani e l’ambiente”.

BP, Eni, ExxonMobil, Chevron e Shell fanno ora lo scarica barile sostenendo che si tratta di modalità standard legate alla normale produzione e che, in ogni caso, sono in essere contratti con altre società incaricate della gestione delle operazioni quotidiane e che pertanto sono queste a dover rendere noto il livello delle emissioni.

Sulla base di rilevazioni satellitare, gli autori dell’inchiesta sono giunti alla conclusione che, nel corso del solo 2021, emissioni pari a quasi 20 milioni di tonnellate di CO2 non sarebbero state denunciate, l’equivalente a quanto immesso nell’atmosfera da  4,4 milioni di automobili.

La BP e l’Eni sono particolarmente tirate in ballo per i giacimenti iracheni di Rumaila e Zubair dove sarebbe stata individuata una diretta relazione tra gli alti livelli di benzene e di naftanolo con il diffondersi della leucemia e ad altri disturbi del sangue . Secondo le norme irachene le torri petrolifere da cui si sviluppano le emissioni nell’atmosfera dovrebbero trovarsi ad almeno 10 chilometri dalle case abitate, in realtà la distanza effettiva è talvolta di appena due chilometri.

La Bbc ha registrato la dichiarazione dell’Eni che ha respinto ” con forza ogni accusa secondo cui le proprie attività mettono in pericolo la salute del popolo iracheno” ed ha affermato di non avere contrattualmente alcuna responsabilità per le emissioni provenienti dal campo petrolifero di Zubair.

Il giacimento petrolifero di Rumaila, il cui appaltatore principale è la British Petroleum e che si trova a circa 40 chilometri di distanza, brucia più gas di qualsiasi altro sito al mondo in una quantità tale che potrebbe alimentare quasi tre milioni di case nel Regno Unito all’anno.