Joe Biden, già vicepresidente con Obama (2008-2016), ha vinto le elezioni per la presidenza degli USA superando non senza fatica Donald Trump, uno dei pochissimi presidenti americani uscenti a non essere stato confermato per il secondo quadriennio.

La notizia è stata accolta con viva soddisfazione dagli insegnanti delle scuole pubbliche statunitensi, che già per bocca della leader del loro più importante sindacato, la National Education Association, Lily Eskelsen García, aveva dichiarato al momento della loro candidatura che “il ticket Biden-Harris è il ‘Dream Team’ per le nostre scuole pubbliche e i nostri studenti”.

In effetti nei quattro anni della sua presidenza Trump non si è mai occupato di politica scolastica, totalmente delegata alla sua fedele ministra Betsy DeVos, e anche durante la recente campagna elettorale ne ha parlato solo per accusare i governatori democratici di voler mantenere le scuole chiuse “per motivi politici” minacciando di tagliare gli aiuti alle scuole che non aprono (cosa che comunque non avrebbe potuto fare senza l’approvazione del Congresso).

Così il programma di politica scolastica presentato da Trump si è ridotto a due soli punti essenziali: la libertà di scelta (Provide School Choice to Every Child in America), lo stesso proposto nel 2016,  e l’insegnamento dell’“Eccezionalismo Americano” (TeachAmerican Exceptionalism), mentre quello di Biden, probabilmente ispirato anche da sua moglie Jill, ex insegnante di liceo e nel community college, si è articolato in una lunga serie di proposte, come riferisce un attento osservatore della scuola americana come Louis Freedberg, direttore del sito Sito edsource.org, che le elenca in un dettagliato articolo. Ecco le principali:

  • drastico incremento dei fondi federali per le scuole, inclusala triplicazione dei fondi del titolo 1 per le scuole che servono un rilevante numero di studenti a basso reddito;
  • aumento dei finanziamenti per il tutoraggio degli insegnanti, la leadership e lo sviluppo professionale. I fondi verrebbero utilizzati anche per aiutare gli insegnanti a ottenere una certificazione aggiuntiva in aree ad alta richiesta, come l’istruzione speciale o l’istruzione bilingue;
  • raddoppio del numero di psicologi, consulenti, infermieri e assistenti sociali;
  • “finanziamenti completi” per l’istruzione speciale, rispetto al 14% attualmente fornito dal governo federale;
  • garanzia che tutti i bambini di 3 e 4 anni abbiano accesso a una scuola di alta qualità come parte di una robusta proposta (775 miliardi di dollari) per sostenere i caregiver a tutti i livelli;
  • crediti d’imposta di 8000 dollari per bambino alle famiglie a basso e medio reddito per pagare l’assistenza dei bambini;
  • creazione di un nuovo credito d’imposta per l’edilizia per l’infanzia al fine di incoraggiare le imprese a costruire strutture per l’infanzia nei luoghi di lavoro.

Sul fronte dell’istruzione superiore Biden propone che la frequenza dei college e delle università pubbliche storicamente nere sia gratuita per le famiglie che guadagnano meno di 125.000 dollari all’anno. E inoltre accesso ai Community college gratuito per tutti e cancellazione dei debiti studenteschi fino a 10.000 dollari.

Certo, Biden non potrà ignorare il fatto che il suo avversario Trump ha comunque ottenuto quasi la metà dei voti popolari e che molti Stati sono a guida repubblicana, ma la sua scelta in favore della scuola pubblica e dei ceti popolari è netta. I prossimi anni diranno se quello formato dalla coppia Biden-Harris sarà davvero un “dream team” per la scuola americana.

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