Ci voleva l’attacco alla chiesa cattolica Della Sacra Famiglia di Gaza, con tre morti e molti feriti, tra cui il parroco, padre Romanelli, per far scoprire a tutti – compresi molti sinora assai distratti “opinion makers” – l’orrore e la vergogna dei crimini consumati contro i civili della Striscia. Una vergogna ancora resa più estesa dalla pretesa giustificazione israeliana: è stato un errore tecnico. Errore? Ma Israele non si vanta di avere l’esercito più efficiente del mondo? Di una “forza di difesa” (sic) capace di raffinatissime e devastanti operazioni militari condotte con precisione chirurgica nel cuore stesso del campo nemico.
Che allo stesso modo – viene da chiedersi – sia stato un errore tecnico anche quello di ammazzare senza pietà, in una Gaza ridotta ad un cumulo di macerie, oltre 60 mila palestinesi indifesi? In molti casi vittime, in primo luogo, del settarismo di Hamas. Spiace proprio dirlo, ma quelle vittime ricordano le distruzioni da parte dei feroci nazisti dei ghetti ebraici durante il genocidio. Un peso insopportabile che si ripete e grava su tutta l’umanità.
La verità è dura da dire. Ma non si può non notare che, dopo la scomparsa di Papa Francesco, è diventato più facile praticare impunemente la pulizia etnica anche contro i palestinesi cristiani. Come dimostra l’attacco dei coloni ebrei al villaggio della Cisgiordania Taybeh, uno dei pochi a netta maggioranza cristiana. A proposito del quale sono intervenuti tutti i patriarchi di Gerusalemme (CLICCA QUI), nel silenzio quasi generale, per chiedere la difesa di quel villaggio e di tutti quelli circostanti, in un’area in cui – ha sottolineato il cardinale Pizzaballa – la “legge non esiste”. Dalle “alte sfere” della politica, e non solo, non si è sentito molto. Eppure, quelli di Israele sono messaggi inequivocabili: fanno sapere – e fanno sapere al mondo intero – che la pulizia etnica la devono subire tutti.
Non che sia una novità; é solo un segnale più esplicito. Perché così sta andando avanti da tanto tempo, da troppo tempo. E le lacrime di coccodrillo di queste ore per il bombardamento della “Sacra Famiglia”, versate non solo da parte degli alleati USA – senza la complicità dei quali simili atti di ferocia non sarebbero neppure stati pensabili – ma anche da parte di Giorgia Meloni, dell’ineffabile Antonio Tajani e di altri personaggi “della nostra nazione”, sembrano solo essere di circostanza. In un Paese, il nostro, ma non è l’unico né in Europa né nel Mondo, dove quella che una volta era solidarietà per Israele si è inevitabilmente trasformata in vergogna per il pressoché generale servile “allineamento” e per l’appartenenza alla stessa razza umana.
Consapevoli che sia davvero molto poco, a fronte della immane tragedia consumata a Gaza e in Cisgiordania, in questo momento non possiamo che sentirci vicini a Padre Romanelli, alla intera piccola comunità dei cattolici della Sacra Famiglia di Gaza – cui, fino alla sua scomparsa, giungeva almeno il conforto delle quotidiane telefonate serali di Papa Francesco – e, attraverso loro, con tutte le vittime innocenti sia di Hamas, sia di Israele.
Politica Insieme