Il “cura Italia” è stato pubblicato in G.U. il 2 marzo, seguito il 6 aprile dal decreto “liquidità”. Eppure gli effetti stentano a diventare concreti, il sostegno al reddito non è stato ancora erogato, e i provvedimenti governativi presentano alcune vistose anomalie, ad esempio le deroghe per le aziende o le disposizioni di apertura di librerie e di
cartolerie, ma non di attività produttive ben più importanti (tralasciando le attività di culto, che richiedono un discorso a parte).
La situazione ha suscitato quindi, non solo in me, qualche domanda  e il tentativo di capirne la ratio, che sicuramente da qualche parte doveva esservi nascosta. Credo di aver così individuato alcune cause, in grado di spiegare quanto
sta succedendo e che meritano qualche considerazione più complessiva, riguardante il “sistema italia”,  che ritengo importanti per dare fondamento alle prospettive di ripartenza dell’economia.
La prima osservazione è relativa all’erogazione dei benefici economici. Le procedure non hanno fissato solo, come era doveroso, i criteri legati alla situazione contingente, ma hanno imposto aspetti procedurali (invio tramite PEC) e valutazioni comparative tra periodi che hanno reso difficoltoso l’accesso e inutilmente complessa la verifica, tanto da
complicare la scrittura e la verifica dei programmi per automatizzare le procedure, come si è visto nell’accesso ai sistemi INPS.
La seconda nota riguarda l’approccio burocratico-formale con cui sono considerate le attività economiche. I provvedimenti sono legati ai codici ATECO, che hanno origine per uno scopo di classificazione
statistica, fiscale e contributiva, stabiliti nel 2007, non hanno  una valenza industriale e non riescono a descrivere le filiere.
La terza considerazione rileva, come conseguenza, l’assurda discrezionalità nel processo decisionale di autorizzazione di proseguimento delle attività aziendali “in deroga”. Valutazione demandata a strutture prefettizie che non sono in grado di entrare nel merito delle richieste e porta a esiti paradossali.
Colpisce, sul Corriere dell’ 11 aprile, il caso dell’azienda a cui è stata negata l’autorizzazione, nonostante le garanzie sanitarie fornite. La richiesta era stata motivata da un’ importante commessa dall’estero, tale da garantire il risultato economico per due anni, ma non ritenuta “di necessità e urgenza”.
Una quarta e ultima causa credo stia nell’incapacità di affrontare l’emergenza con una mentalità emergenziale: non è possibile avere la tempestività necessaria e mettere in campo proposte chiare e convincenti se non si risponde all’emergenza con gli strumenti adeguati all’emergenza, sospendendo i tempi e i modi delle consuete procedure,
anche perché le procedure ordinarie sono antiquate e farragginose già in situazioni ordinarie.
La logica che permea di sé in misura ancora troppo forte le misure operative messe in atto è quella basata su un sostanziale pregiudizio negativo verso i cittadini, considerati potenziali ingannatori, che conduce a formulare norme per ingabbiare ogni prevedibile caso, senza ovviamente riuscirci. Accanto a ciò, la prevalenza di un approccio
formalistico, burocratico, che ha molte inadeguatezze nel seguire l’evoluzione delle situazioni organizzative industriali e artigianali e delle attività professionali e non favorisce le valutazioni nel merito.
L’effetto di tale modo negativo di vedere le cose è rafforzato da una mentalità giuridica che ritiene che procedure e azioni si attuino “in forza di legge”, senza preoccuparsi delle difficoltà operative e dei tempi necessari per la realizzazione, o non conoscendole affatto.
La miscela che si prepara per i prossimi mesi rischia di diventare esplosiva per il sistema Italia: risorse virtualmente abbondanti e operativamente scarse, procedure inutilmente complesse e esigenze di interventi rapidi, una popolazione che in fasce sempre più ampie sperimenta situazioni di povertà estrema, una classe politica silenziata
e assente, o superficiale e retorica, possono innescare per autocombustione “incendi sociali”  pericolosi.
Concretezza, tempestività, razionalità sono non solo le doti da mettere in campo, ma allo stesso tempo sono anche i requisiti per creare il consenso sociale indispensabile per affrontare i prossimi mesi di “lacrime e sangue” evitando che si trasformino in un incendio devastante.
Andrea Tomasi
Immagine utilizzata: Pixabay