“Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con
disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”.
La guerra ai confini dell’Europa è divenuta immagine quotidiana e i pensieri sono rivolti a lei. Anche nella
scuola l’argomento si fa motivo di discussione tra qualche docente e i ragazzi.
Ho voluto anch’io ascoltare i miei ragazzi e con molto rispetto ho posto ai più grandi delle superiori questa
domanda “Domani la guerra, voi restate o scappate?”. La risposta della stragrande maggioranza dopo uno strano silenzio “Io scappo!”, “Io vado in Svizzera qui siamo vicini” alcuni non sanno rispondere.
Sbalordito ho guardato le poche ragazze che abitano le mie classi dell’Istituto industriale ed ecco le loro
risposte:” Prof. Io resto!”. “Prof. io rimango a difendere casa mia.” e “ me ne andrei solo se avessi figli
piccoli da accudire, altrimenti no”. La commozione si è fatta palese sul mio volto e mi è uscito un “Grazie!”.
Non so se la domanda era ben posta o se era il momento giusto ma le risposte tutte da rispettare aprono a
riflessioni.
Non contento ho chiesto ragione ai maschi del loro andare via “Uno stato che ci tratta così io non lo
difendo”, “ci pensino i militari io vado altrove” e“ fino a che è così distante non mi pongo il problema”.
Una generazione giovane che scappa perché? E queste donne che restano…
Mi sono chiesto il perché di queste risposte e motivazioni. I nostri giovani sono forse la generazione che
meno ha vissuto una narrazione di prima mano della guerra da parte di nonni e bisnonni? I nostri giovani
hanno vissuto solo in modo mediatico le guerre lontane per le quali bastava spegnere la televisione per
farle finire? Perché le nostre ragazze rimangono?
Quanta storia facciamo studiare a scuola, quanto pretendiamo sappiano solo ripetere dopo aver letto un
libro senza mai incarnare ciò che hanno appreso. Questo breve scritto non vuole trovare soluzioni ma sollecitare riflessioni su come riconsegnare ai nostri giovani un “amor patrio” che solleciti la passione a mettersi in gioco in prima persona.
L’incipit dell’articolo è il testo del giuramento che feci a militare insieme a tanti altri giovani. Mi è tornato
alla mente in questo periodo. Ho apprezzato rileggerlo per soffermarmi su alcune parole.
“Giuro, fedele, osservare e adempiere, doveri, disciplina e onore e Patria”, termini che oggi, paiono avere
sempre più accezione negativa nella nostra società forse perché le generazioni che le hanno vissute non le
possono più raccontare e a noi la storia non piace più.
Carlo Polvara