Se non si fosse nel pieno di una guerra, se non di dovesse pensare al Pnrr, se non si fosse a fine legislatura ci sarebbe proprio da dire che la conclusione cui è giunto il confronto diretto Conte – Draghi è deludente. Del resto, l’incertezza resta per il travaglio interno ai 5 Stelle che rimane intenso.

Si continua ad andare avanti con tante cose non dette e con la predisposizione a trovare l’ennesimo compromesso, ma senza serenità e sempre pronti a coltivare nuove occasioni di frizioni. Non è un dettaglio se pure l’Esecutivo Draghi deve continuare a sopravvivere andando avanti a voti di fiducia.

Quanto a lungo un Paese nelle condizioni in cui è l’Italia possa permettersi questo ricorrente clima d’incertezza, con ambiguità, tentennamenti e una forte debilitazione di quella che, invece, è auspicata come guida certa, resta domanda senza risposta per tutte le persone serie, logiche e razionali, dentro e fuori i nostri confini.

In ogni  caso, al momento del dunque, più che a Conte, si deve ai 5 Stelle se una vera e propria crisi di Governo sia stata evitata dopo lo scontro tra il Presidente del consiglio e il suo predecessore innescato dalla “galeotta” telefonata con Grillo con tanto di richiesta della testa di Conte.

Il tutto, ovviamente, subordinato alla necessità che qualcuno avverte di lasciare tutto aperto, almeno fino al 23 settembre prossimo quando scatteranno i termini per assicurare ai parlamentari il godimento della quota pensione maturata con questa legislatura. E’ avvilente immiserire a tal punto questioni che hanno pure la loro rilevanza politica, ma questa è una parte dello stato delle cose. Così, Giuseppe Conte deve precisare che resta l’attesa per un “cambio di passo”.

Dunque il Governo va avanti. Troppe le cose da gestire, di emergenza in emergenza. A destra si cerca di capire che cosa s’intenda fare. Tra i progressisti, il “campo largo” assomiglia sempre più ad una aspirazione più che ad un progetto. Con la sua solita praticità, Franceschini fa sapere che è meglio parlare di proporzionale, in modo che ciascuno si ari il proprio appezzamento. Poi, si ragionerà sul possibile “ammasso” del raccolto.

Resta amara la riflessione che da nessuna parte giunge la più flebile idea di cosa fare dopo le politiche del prossimo anno. Strani nocchieri abbiamo al timone. Si fanno portare dalle onde, piuttosto che fenderle.

Eppure, chi volesse provare a proporre qualcosa di nuovo avrebbe oggi l’occasione di uscire dal bozzolo. Basterebbe, più che continuare a parlare di mero posizionamento, cominciare ad indicare i veri temi su cui il Paese sarà chiamato a decidere.