I conservatori britannici in piena schizofrenia fiscale. Partiti con la Liz Truss con l’idea di abbassare le tasse, soprattutto quelle per i più ricchi e i loro elevati redditi, adesso sono costretti a fare il contrario nel giro di poche settimane. Il Cancelliere dello Scacchiere, il nostro Ministro al tesoro, Jeremy Hunt, ha annunciato l’introduzione di un provvedimento che prevede decine di miliardi di sterline aumenti delle tasse assieme a consistenti tagli alla spesa pubblica.

La Truss, appena riuscita a vincere la battaglia interna seguita alle dimissioni di Boris Johnson dalla carica di Primo ministro, aveva tanto baldanzosamente annunciato una finanziaria che andava di segno opposto ricevendo una terribile negativa da parte dei mercati che agli inizi dello scorso mese di ottobre (CLICCA QUI)  avevano reagito facendo precipitare la sterlina e il grado di fiducia internazionale nei confronti dell’economia britannica.

E’ stato il suo inizio della fine e a niente servì la nomina in tutta fretta di Hunt che, evidentemente, la pensava già in maniera diversa dalla Primo ministro subito sostituita da quello che era stato il suo principale avversario nella corsa al dopo Johnson, Rishi Sunak partecipe con Hunt alla clamorosa riscrittura della finanziaria, il “budget” pubblico del Regno Unito che ogni anno vede la luce nel corso dell’autunno.

Hunt ha l’obiettivo di ridurre il crescente debito pubblico ed ha pertanto annunciato che milioni di persone pagheranno più in tasse a mano a mano che i loro salari aumenteranno. Abbassata la sogliaQuesta volta reagiscono negativamente i laburisti secondo i quali il governo conservatore fa così pagare ai lavoratori le disastrose condizioni dell’economia. L’opposizione è contraria anche alla riduzione degli aiuti previsti in precedenza per le famiglie, a seguito della crescita delle bollette energetiche per le quali sono così previsti incrementi medi a famiglia che andranno dalle 2.500 alle 3000 sterline all’anno a £ 3.000.

Le società energetiche, però, vedranno crescere l’imposta sui cosiddetti extra profitti dall’attuale 25% al 35% mentre viene introdotta l’accise anche sui veicoli elettrici.