Documento del Coordinamento interconfessionale del Piemonte sul Ddl Zan

Il Coordinamento interconfessionale del Piemonte “Noi siamo con voi” ha promosso un documento sul controverso Ddl Zan poi discusso, definito, approvato e sottoscritto da molti altri soggetti – collettivi e singoli – delle più diverse appartenenze culturali.

Il portavoce Giampiero Leo precisa che “il Coordinamento ha geneticamente impressi in sé i principi dell’inclusione, del rifiuto di ogni discriminazione, del rispetto e dell’accoglienza del diverso da noi, della tolleranza e del dialogo. Quindi il nostro contributo non vuole essere contro nessuno, né si permette di avere il significato di giudizio su idee diverse dalle nostre. L’unico giudizio negativo che ci sentiamo di dare, è verso di chi assume posizioni, toni, atteggiamenti, linguaggi violenti, denigratori, offensivi nei confronti di chi non si uniforma ai propri convincimenti”.

Tra gli oltre 300 firmatari dell’appello anche esponenti dei Popolari piemontesi come Paolo Girola, Giorgio Merlo e Alessandro Risso, per il gruppo di Insieme Torino.

 Noi siamo… contro ogni discriminazione e per la libertà di espressione

Noi siamo un movimento sorto per manifestare solidarietà alle vittime di oppressione e persecuzione. Non abbiamo dunque difficoltà a prendere atto che molto spesso, in vari contesti, le forme in cui la sessualità è stata regolamentata hanno comportato discriminazione rispetto a chi in quelle forme non poteva riconoscersi; e sotto questo aspetto il fatto che tali discriminazioni non siano più ritenute accettabili dalla coscienza morale odierna lo consideriamo patrimonio prezioso e irrinunciabile. Tutto ciò che sul piano legislativo può contribuire ad impedirle è pertanto senz’altro da approvare.

Riteniamo però che la tutela dalle discriminazioni non debba diventare fonte di discriminazione a propria volta. La sessualità non è soltanto un ambito tra gli altri, ma un nucleo profondo della vita e della coscienza umana. Essa ha un grande valore spirituale. Chiediamo pertanto che tale valore sia riconosciuto e rispettato, e che le trasformazioni nel modo di percepirla e viverla siano accolte e accompagnate senza venire imposte da decisioni legislative. Su temi così delicati, su cui il confronto civile deve rimanere aperto, vanno evitate forzature, e soprattutto che a decidere siano presupposti ideologici di parte.

In questa prospettiva, al di là degli schieramenti politici e riprendendo autorevoli osservazioni di esponenti del mondo del diritto di diverso orientamento culturale, esprimiamo una serie di perplessità su alcuni passaggi dell’articolato del Disegno di legge Zan in discussione al Senato.

Il motivo di allarme è che la proposta di legge, per quanto (art. 4) affermi la libertà di espressione tutelata dall’art. 21 della nostra Costituzione, che riconosce a tutti il diritto di esprimere e divulgare in qualsiasi forma il proprio pensiero e prevede di punire solo chi commetta un reato, di fatto la insidia. Il punto è infatti che introduce fattispecie di reato assai vaghe e indefinite, venendo meno al principio base della determinatezza del reato, senza garanzie per i cittadini e aprendo la strada a possibili forme di arbitrio da parte dell’autorità giudiziaria; laddove è invece opportuno che le decisioni giudiziarie non siano influenzate da opinioni che esulano dall’ambito giuridico. Nel giusto tentativo di prevenire la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, una decisione potrebbe infatti divenire causa di discriminazione contro coloro che hanno una diversa visione.

Il problema a monte infatti è che, nel definire ex lege (art. 1) concetti tratti da teorie tutt’altro che condivise in tema di identità di genere e disponendone (art. 7) la divulgazione nelle scuole, la proposta comprime indebitamente la libertà di educazione e di insegnamento, contrastando quindi con l’art. 33 della Costituzione, oltre che con l’essenza del moderno Stato di diritto, il quale, per definizione, non sposa filosofie, concezioni di vita, religioni.

Per questi motivi, e in considerazione della delicatezza etica e giuridica dei temi in questione, facciamo appello alle forze politiche affinché, dopo una più attenta riflessione, introducano i necessari correttivi al testo operando alla ricerca di soluzioni veramente condivise.