Moltissimi scienziati di tutto il mondo non hanno dubbi. Il loro giudizio sulle conclusioni della recente Cop28 è deciso e ben lontano dal successo “storico” proclamato da una stampa indolente e chiaramente diretta dai grossi gruppi di potere che non vogliono la cosiddetta transizione di cui un passo importante è costituito dalla forte riduzione dell’uso dei combustibili fossili. “Devastante”,  “pericoloso” sono i termini più diffusamente utilizzati alla fine di una conferenza mondiale che a mala pena ha indicato un impegno generico per il 2050. E già in questo allungando di altri vent’anni alcuni degli obiettivi in precedenza previsti dall’Agenda 2030.

La Cop28, la cui organizzazione affidata ad uno dei paesi più estrattori di gas, ha confermato la mancanza di una efficace “governance” mondiale per la gestione delle questioni che riguardano l’intera umanità, così come accade per i processi finanziari. E le buone intenzioni, che pure si sono ascoltate, restano vuote parole che, nel caso specifico, non risolvono i problemi connessi ai cambiamenti climatici e alla necessità, anche in questo, di affrontare ciò che, alla fine, vengono pagate soprattutto dalle popolazioni più povere e marginali.

Nella mancanza di una guida certa dei processi utili all’intera umanità la fanno da padrone i grandi interessi costituiti. E così anche a Doha, alla fine ciò che sarebbe stato necessario definire è stato bloccato, e quasi cancellato, dai produttori di petrolio.

Così il valore “storico” dei successi sbandierati nel Qatar viene fortemente messo in dubbio dagli scienziati che sottolineano le gravi lacune emergenti nell’accordo considerato non all’altezza dalla drammaticità della situazione della nostra Terra e del suo clima in cambiamento.

Una voce ferma a questo riguardo si è levata dalle pagine di Nature, la rivista scientifica più prestigiosa al mondo, secondo cui a Doha è stata persa un’occasione giungendo ad una posizione contraria “agli obiettivi fondamentali stabiliti nell’accordo sul clima di Parigi del 2015” che fissavano il limite dell’aumento del riscaldamento globale a 1,5° sopra i livelli preindustriali.

Queste contraddizioni erano già state segnalate nel corso della Cop28 da Anne Rasmussen, capo negoziatore del gruppo dell’Alleanza dei Piccoli Stati Insulari, secondo cui non si può fare riferimento alla scienza e poi stipulare accordi che ignorano ciò che la scienza ci dice che dobbiamo fare”.

 

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