Quanto sta avvenendo nell’ormai vasto mondo delle cosiddette “cripto-valute” è una chiara
dimostrazione di quanto sia pericoloso il funzionamento dell’attuale capitalismo “moderno”,
lontano mille miglia da quanto avevano teorizzato Leone XIII con la sua “Rerum novarum” e
Giuseppe Toniolo, che fu l’ispiratore di quella Enciclica, che nel 1891 diede il via alla Dottrina
Sociale della Chiesa. E lontano mille miglia anche da quanto don Luigi Sturzo aveva cercato di
trasferire nella vita economica italiana seguendo il pensiero di un grande Papa e di un grande
economista.

“Nomen omen” dicevano i latini, ossia “nel nome il suo destino”. Già dall’essere state chiamate
“cripto” (cioè nascoste, perché vogliono essere libere di circolare nell’ombra senza alcun
controllo) avrebbe dovuto essere un avvertimento per chi le desidera acquistare. Ma per chi vuole
giocare d’azzardo, proprio come si fa a Las Vegas, un simile avvertimento alla prudenza è inutile,
anzi è un incentivo a “giocare”, è una curiosità da scoprire ad ogni costo. Sperando sempre di
vincere, ovviamene.

Dopo la nascita della prima cripto-valuta (il bitcoin) su iniziativa di un giapponese che si fa
chiamare Satoshi Nakamoto, ma di cui non si conosce la vera identità (è lui stesso “cripto”,
nascosto), ne sono nate centinaia, sempre su iniziativa di cittadini privati anonimi. E oggi il loro
valore in circolazione è di ben $2.400 miliardi. È raddoppiato dall’inizio del 2021! È ancora un
valore modesto rispetto all’importo totale delle attività finanziarie mondiali ($250.000 miliardi).
Ma nella storia non si è mai verificata una crescita così “esplosiva” in pochi anni di un valore
finanziario, che in realtà né ha un “valore” effettivo, né può definirsi “finanziario”, perché sotto
non c’è nulla (né oro, né immobili, né economia produttiva) e non serve a nulla. Solo a “giocare”
e domani a perdere per la gioia di pochi.

Queste cosiddette “valute” non sono emesse come tutte le altre, cioè da una autorità monetaria.
Di recente solo il Presidente cinese Xi le ha poste fuori legge, causando una fuga dei tanti
“emittenti” cinesi verso la Siberia, dove c’è l’energia a buon mercato per la grande abbondanza
di petrolio. Va infatti detto che il processo di emissione dei “minatori” di cripto-valute ha bisogno
di molta energia, derivando da un complesso e costoso utilizzo di computers. Tanto che in breve
tempo in Siberia vi è stato un aumento del 159% dei consumi di energia elettrica che ha causato
molti “black-out” dovuti all’eccesso di domanda da “estrazione” di cripto-valute.

Nel frattempo la SEC statunitense ha dato il via libera al primo fondo comune basato su
contratti “futures” di cripto-valute, lavandosi le mani con questo avvertimento: “Chi investe in
questi fondi comuni deve essere pronto a perdere tutto”. Ha quindi equiparato Wall Street a un
Casinò. Povero “Las Vegas capitalism”! Con il governo USA ormai complice di una simile follia…
Attenti a Xi, che dopo gli errori fatti con il cemento, non vuole ripeterli con i “minatori” del nulla.
I cinesi non sono un popolo libero, ma noi occidentali lo siamo sotto la guida “lungimirante” di
Washington?

Giovanni Palladino