Sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizioni di povertà assoluta per l’Istat nel 2019, per un numero
complessivo di 4,6 milioni di persone, quasi 8 su 100. 8,8 milioni in povertà relativa. Questa
situazione si è aggravata con il coronavirus, toccando anche partite Iva e piccoli imprenditori senza
lavoro. La pandemia in corso ha messo ancora più in evidenza le enormi disuguaglianze di
reddito, di accesso alla cultura, alla tecnologia e di qualità della vita.

Diversi studiosi hanno da anni sottolineato la gravità della eccessiva concentrazione della ricchezza in poche mani e
dell’impoverimento crescente dei giovani, degli operai, dei ceti medi in Occidente. La crescente
dinamica autoritaria, frutto dell’abbandono dei ceti deboli o subalterni da parte delle classi dirigenti, è
la fonte di questo risveglio di sensibilità per l’ingiustizia sociale. Il mito della crescita che prima o
poi “tutti solleva” è crollato. Oggi pertanto siamo chiamati ad analizzare le cause profonde delle
disuguaglianze, arrivate a livelli insopportabili nel sistema.

La lotta alle disuguaglianze è inevitabile perché solo la giustizia sociale ci salverà. Solo la rimozione degli “ostacoli” all’uguaglianza sostanziale. Redistribuzione della ricchezza e accesso alla conoscenza garantito a tutti sono tra le
proposte principali del Forum DD, Disuguaglianze e Diversità, coordinato da Fabrizio Barca. Urgono proposte realizzabili per uscire dalla crisi della pandemia. Un nuovo moto di emancipazione sociale può nascere dall’ascolto di quell’universo di talenti, di decine di migliaia di attivisti sociali, movimenti, sindacati, imprese di comunità, amministratori locali, studiosi impegnati nel contrasto alle povertà.

Scopriremo con il pensiero di A. Sen, A. Atkinsons, A. Honneth, che le disuguaglianze sono certo quelle di reddito ma anche di ricchezza, di accesso e qualità del lavoro, dei servizi, autostima, riconoscimento della propria dignità, abilità e capacità di contribuzione alla comunità. Questi sono «gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana», che è «compito della Repubblica rimuovere». (Art. 3 Cost). 5 mila ricchi hanno accresciuto la ricchezza da loro posseduta, tra il 1995 ed il 2016, dal 2% al 7%. È cresciuto il divario di competenza tra quindicenni del Sud e Nord Italia. Sono ripresi gli abbandoni scolastici. Dal 2005 è triplicata la povertà assoluta minorile. Nelle aree interne occorrono 40-60-80 minuti per l’arrivo dei soccorsi dopo una chiamata per l’emergenza, rispetto ai 16 minuti in media altrove. Il divario di genere è superiore alla media europea.

È evidente che lo Stato ha rinunciato a svolgere le sue “missioni strategiche” negli ultimi decenni, affidandosi a chi controlla la conoscenza e la ricchezza, disinvestendo nell’ammodernamento delle pubbliche amministrazioni, utilizzando il Terzo Settore per esternalizzare servizi e sottopagare il lavoro. Non sono stati perseguiti obiettivi di piena occupazione, difesa della concorrenza, progressività fiscale. Sono stati sprecati sussidi pubblici per
aree periferiche con pseudo-formatori. Alla base di questi processi ci sono luoghi comuni: «Tutto ciò che è pubblico è peggiore di ciò che è privato», «La povertà è una colpa o una forma di astuzia sociale», «Il merito è attestato dalla ricchezza accumulata».

È ormai urgente una strategia forte per l’azione pubblica e delle comunità per ridurre le disuguaglianze sociali. Le 15 proposte per la giustizia sociale del Forum DD, Disuguaglianze e Diversità, coordinato da Fabrizio Barca, frutto
di lavoro scientifico di ricerca sono le seguenti: la conoscenza come bene pubblico globale, modificare gli accordi internazionali e intanto farmaci più accessibili. Il “modello Ginevra” per una Europa più giusta. Promuovere la giustizia sociale nelle missioni delle università italiane. Promuovere la giustizia sociale nella ricerca privata. Collaborazione tra università, centri di competenza e piccole e medie imprese per generare conoscenza. Costruire una sovranità collettiva su dati personali ed 1 / 2 algoritmi. Strategie di sviluppo rivolte ai luoghi. Gli appalti innovativi per servizi a misura delle persone. Orientare gli strumenti per la sostenibilità ambientale a favore dei ceti deboli. Un lavoro con più forza per contare: dignità, autonomia, partecipazione: minimi contrattuali, minimi legali e contrasto delle irregolarità. I consigli di partecipazione e di cittadinanza nelle imprese. Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai workers Buyout nell’acquisto di imprese in crisi o in difficile
passaggio generazionale.

Un passaggio generazionale più giusto: l’imposta sui vantaggi ricevuti e la misura di eredità universale». (cfr. 15 proposte per la giustizia sociale: Ispirate al programma di azione di A. Atkinson, Il Mulino, 2019). Paura, rabbia e risentimento sono aumentate nelle fasce più deboli della società. Si è attivata una pericolosa dinamica autoritaria. Le disuguaglianze non sono inevitabili. Poteri e opportunità si distribuiscono in modo diseguale perché si sceglie di permetterlo.

È ancora possibile in Italia, in Europa e nel mondo un nuovo movimento di emancipazione per una maggiore giustizia sociale. Occorre soprattutto agire sulle disuguaglianze di ricchezza. Da qui deriva infatti la capacità di rifiutare cattivi lavori, di far fronte agli imprevisti, di risparmiare o meno, di rispettare l’ambiente, di esprimere talenti imprenditoriali. Bisogna agire sui meccanismi di formazione e distribuzione della ricchezza: innovazione tecnologica, passaggio della ricchezza a livello generazionale, nuovo ruolo del lavoro nell’impresa verso la cogestione alla tedesca, restituire urgentemente opportunità e potere alle persone.

È ora di cambiamenti epocali. Il nostro faro è l’art. 3 della Costituzione. «La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo. E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato, nel suo cammino devastante, grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate!». Lo ha detto papa Francesco il 19 agosto in Udienza generale.

Silvio Minnetti

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