Di fronte alle sfide provenienti oggi dagli atti di terrorismo, dai venti di guerra che continuano a spirare nella nostra società globale,   le riflessioni elaborate da don Luigi Sturzo, sui temi della pace, della comunità internazionale e sul superamento del diritto di guerra, costituiscono un contributo originale ed attuale alla costruzione di una civiltà nuova fondata su valori morali in vista della creazione di una autorità sovranazionale in grado di affermare il diritto sulla forza e di garantire una pace giusta fra le nazioni. Sturzo contrappone le ragioni della politica e il primato dell’etica nel promuovere una pace integrale contro l’illusione che attraverso la guerra si possa giungere alla vittoria.  È di grande attualità quanto don Luigi Sturzo scrisse nel 1938 in un articolo su “L’Ordine internazionale e la pace“: L’ordine internazionale non può poggiare sull’immoralità elevata a principio quale sarebbe se si ammettesse che la politica internazionale non ha né caratteri né limiti morali […] La morale cristiana, anche nell’ordine internazionale non è altro che verità, giustizia e carità.  Quando si approvano le aggressioni, si lodano le guerre riuscite anche se ingiuste, si accettano le violazioni dei trattati, si difendono i bombardamenti aerei contro le città e i villaggi indifesi e fuori della zona di guerra, o comunque fatti per terrorizzare le popolazioni civili e non i combattenti; quando si irride a tutti gli sforzi fatti o da fare per costruire una comunità degli stati… quando si basa la società sulla forza, sul dominio di razza, sulla oppressione delle minoranze, dei dissidenti, dei deboli, allora non si ascolta la chiesa, non si obbedisce al vangelo, non si gettano le basi di un vero ordine internazionale, non si potrà mai ottenere la pace[…]”.

La riflessione di Sturzo su la pace e la guerra espressa in molti articoli, trovò una sintesi sistematica nell’opera La comunità internazionale e il diritto di guerra, pubblicata in inglese in gran Bretagna nel 1929 e negli Stati Uniti nel 1930, e in francese nel 1931. Sarà stampato in lingua italiana solo nel 1954. La comunità internazionale e il diritto di guerra, resta un’opera centrale per comprendere il pensiero politico in campo internazionale di Sturzo. A questa opera seguirono L’Italia e l’ordine internazionale nel 1944 e Nazionalismo e Internazionalismo nel 1946.

La sua forte istanza morale è coniugata all’interno di una insostituibile dimensione storico-politica che restituisce concretezza all’utopia della pace. La riflessione di Sturzo sul tema della guerra parte dal seguente interrogativo: “se possa darsi una coscienza generale che accetti o propugni la proscrizione della guerra come un crimine per tutti i paesi e se tale coscienza si possa concretizzare in una organizzazione internazionale che la escludesse dagli istituti giuridici riconosciuti in modo tale da garantirsi dai casi criminosi che potessero accadere”. A coloro che sostenevano che la storia abbia dimostrato l’impossibilità del superamento dell’istituto della guerra don Sturzo risponde che l’avvenire non appartiene alla storia. Se è stato così fino adesso, non è detto che lo debba essere anche in futuro. Egli ritenne che il diritto di guerra può essere superato come sono stati superati istituti giuridici come la schiavitù, la poligamia, il duello, la pena di morte. A coloro che sostenevano che dalla comunità internazionale, non è possibile togliere la competizione e lotta sociale perché si tratta di un fenomeno perenne della società il fondatore del PPI sostiene che gli scontri sociali, ivi compresi quelli fra stati, possano consumarsi senza il ricorso alle armi attraverso altre strade: alla forza materiale delle armi va sostituita la forza morale del diritto.

Don Sturzo ripensò al senso della guerra non come fatalità inevitabile, ma come frutto di una precisa volontà umana e alla improponibilità della guerra giusta nel XX secolo e alle strade obbligate per costruire la pace attraverso la creazione e lo sviluppo di organizzazioni internazionali. Egli scrive: “la guerra non è fatale, non è necessaria, non è giusta ma è volontaria e la responsabilità ricade sugli uomini che “la promuovono o vi contribuisconoPer il prete calatino se uno Stato “veramente non volesse la guerra, troverebbe nella presente organizzazione statale i mezzi adeguati per risolvere pacificamente ogni vertenza. Dal ripudio della guerra deduce l’urgenza di individuare strumenti di soluzione dei conflitti diversi dal conflitto armato. La teoria della eliminabilità della guerra non deve portare solo a negare l’inevitabilità del conflitto, bensì deve attuare” l’idea morale di una solidarietà pacifica dei popoli, già inizialmente concretizzata nella Società delle Nazioni.

 Don Luigi Sturzo ventila l’opportunità di costituire aggregazioni federative regionali a livello continentale. su basi di giustizia e di pace, con un’organizzazione forte e permanenteQuindi il superamento della guerra è basato non soltanto su motivi ideali o religiosi, ma su un sistema internazionale affidato alla guida di una organizzazione internazionale a carattere universale. Egli proclama l’esigenza di valori condivisi per la tutela dell’uomo e ritiene che la comunità internazionale “tenda nel suo sviluppo alla completa conquista di tutto il mondo in un complesso di rapporti normalizzati che chiamiamo diritto internazionale, in un possibile regime organizzato di cui oggi è inizio, debole ma impotente, la Società delle Nazioni, in una civiltà prevalente che, non ostante tutte le negazioni, è civiltà cristiana”. Di qui l’esigenza di dar luogo ad un sentimento di maggiore comunione fra i popoli di un vincolo che si può esprimere con la parola “amicizia”.

Sul piano concreto Sturzo analizza in modo preciso le articolazioni operative della Società delle Nazioni e più tardi delle Nazioni Unite cercando di valutarne la capacità coercitiva “per difendere il buon diritto e la morale internazionale offesa”.

La coazione da parte della organizzazione internazionale può costituire la legittimazione all’uso della forza e quindi si differenzia nettamente dal pacifismo in quanto conviene che l’azione di forza possa essere necessaria a condizione che, partendo dalla assenza della legittimità della guerra, la forza sia utilizzata dall’organizzazione internazionale a beneficio di tutti, quasi che fosse un’azione di polizia. Sturzo ribadisce il valore morale di una organizzazione internazionale che renda inutile o non necessaria la guerra. A proposito dell’Organizzazione dell’ ONU se riconosce che un progresso stato fatto in confronto alla Società delle Nazioni, il “disgraziato diritto di veto”,- come lo chiama – è tale da vanificare  ogni decisione  Per arrivare alla completa eliminazione della guerra occorrerebbe per don Sturzo  un altro passo audace: che un gruppo di stati, i più coraggiosi e i più civili, fossero disposti a rinunziare a tutte le guerre, a qualunque guerra, senza eccezione o riserve e, contemporaneamente, dichiarassero di volere essere riconosciuti come stati disarmati e neutralizzati, quali ne fossero gli eventi internazionali. Egli auspica che all’interno dell’organizzazione internazionale maturi in alcuni Stati l’impegno a un disarmo unilaterale   che apra la strada all’affermazione di idee nuove ed esemplari. È soprattutto necessario un orientamento psicologico dei popoli e degli stati verso un sistema internazionale che elimini la guerra, come un atto di fede nella pace, e come un mezzo necessario per l’evoluzione della comunità internazionale Si tratta di una pace che agisce contemporaneamente e in modo complementare sulla politica degli armamenti verso un disarmo reale, sulla politica della relazione fra Stati attraverso tutte le forme possibili di integrazione, cooperazione, unione e organizzazioni internazionali, attraverso la formazione dei cittadini che punti al disarmo delle coscienze. Egli pone a fondamento dell’impegno per la pace una concezione etica internazionale da far maturare nelle coscienze dei popoli.

. Il tanto sperato ripudio dell’istituto della guerra da parte dell’umanità sembra ancora lontano, e l’insegnamento del sacerdote di Caltagirone, fondato su un maggiore senso della morale nelle decisioni politiche, un maggiore coraggio nelle scelte dei governi e una maggiore volontà di costruire un sistema nuovo di convivenza dei popoli, non manca di affascinare. Il pensiero di don Luigi Sturzo sul ripudio della guerra e la promozione della pace è di grande attualità in questo momento drammatico di fronte alla “guerra mondiale a pezzi”, evocata da papa Francesco.

mons Michele Pennisi – Arcivescovo emerito di Monreale

Pubblicato su L’Osservatore Romano e ripreso con l’autorizzazione dell’autore

 

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