Il Governo – ha sostenuto Mario Draghi, a Palazzo Madama – si muove secondo il mandato chiaro e quasi unanime già ottenuto dal Parlamento. Nessun strappo istituzionale e nessuna ferita alla piena legittimità delle Camere.

L’ azione del nostro Paese, del resto, si muove in stretto raccordo con i partner dell’Unione Europea e del G 7. Ovviamente orientata a sostenere l’Ucraina al fine, auspicato dallo stesso Zelensky, di costringere la Russia a sedersi al tavolo delle trattative. Non a caso, il Presidente del Consiglio ha avviato le sue comunicazioni al Senato, in vista del Consiglio Europeo dei prossimi giorni, rimarcando la brutalità della guerra condotta dai russi e ricordando le devastazioni che personalmente ha constatato nel recente viaggio a Kiev, con Macron e Scholz. Così come – ha ancora sostenuto – ha potuto verificare la ferma determinazione degli ucraini a difendere la loro vita e la loro libertà. Il che, evidentemente, rafforza la sua convinzione , più volte ribadita, che la pace debba essere “concordata, non subita”. Una pace secondo le condizioni che spetta agli ucraini stabilire.

Ovviamente, vanno mantenuti aperti i canali diplomatici. Insomma, Draghi non fa una piega. I turbamenti della Lega e le peripezie di Conte non hanno per nulla inciso sulla fermezza con cui ha ribadito la linea del governo.

Mario Draghi ha dedicato grande attenzione al programma di ricostruzione dell’Ucraina che sarà oggetto di una prossima Conferenza Intergovernativa. Un profilo delle dichiarazioni di particolare interesse concerne la necessità di mantenere in equilibrio e raccordare l’ampliamento dell’ UE – in riferimento è anzitutto ad Albania e Macedonia del Nord – con la riforma delle regole di funzionamento interno. Nell’ottica di una Unione Europea concepita come fattore di stabilità politica, di garanzia democratica, di reciproco sostegno e di ruolo attivo sulla scena internazionale.