La pandemia da coronavirus in atto ha messo in evidenza, che come conseguenza della emergenza per evento straordinario ed eccezionale, con forza un’altra emergenza che è di natura economico- sociale.

Mi viene alla mente, da studente di economia in prossimità della laurea, quanto diceva il  prof. Giuseppe Palomba, economista e uomo di grande cultura, che spaziava dalla scienza economica alla matematica, dalla filosofia alla storia e alla conoscenza approfondita delle religioni. Ricordo che mi diceva, parlando delle crisi politiche ed economico-sociali che allora affliggevano il mondo, tra cui la nostra Italia, “Antonio” … “in tempo di guerra economia di guerra” ed io cercavo all’epoca di capire quello che invece egli sapeva e conosceva profondamente. Solo poi successivamente ho capito il valore in campo economico di quelle parole.

La pandemia in atto ha rispolverato dopo tanti anni in me quella frase che si adatta perfettamente alla situazione che stiamo vivendo e che ci riporta alla realtà attuale per cui a fianco della crisi epidemica da coronavirus, c’è in tutta la sua importanza una crisi economica da tempo di guerra, guerra dalle conseguenze devastanti che potrebbero verificarsi nell’economia italiana europea e mondiale.

Siamo appena all’inizio e già il dibattito si è fatto acceso!

Scrivevo in un altro scritto che in questa fase di pre–recessione sono necessarie alcune misure da prendere in sede di politica economica che però siano fuori dai vincoli del trattato di Maastricht e nello specifico dal rapporto deficit/PIL oppure in maniera più ampia dal rapporto debito pubblico/PIL e, come definito dalla Circ. MEF del 09/03/2020, dal saldo valido per la verifica degli obiettivi di Finanza pubblica espresso dall’equilibrio complessivo (gestione complessiva dell’esercizio e la relazione con il Risultato di Amministrazione).

Ebbene quello che scrivevo come misure da prendere, e peraltro già detto ampiamente da chiari economisti, è allo stato attuale ben poca cosa perché la situazione, anche se in fase previsionale, è ben più grave in quanto si prospetta una crisi economica per ora di inizio depressione/recessione, ma che potrebbe essere profonda e dalle conseguenze non attualmente quantificabili!

Cosa si dovrebbe fare per evitare tale nefasta previsione? Oltre alla necessità di massicci investimenti pubblici, di riduzione della pressione fiscale e/o della momentanea sospensione del pagamento delle imposte e tasse, sarebbe necessaria l’immissione elevata di liquidità proveniente dal settore pubblico e conseguente intervento delle banche a sostegno dell’economia sotto forma di aiuti a tasso zero ad imprese e famiglie.

Tale liquidità dovrebbe provenire da interventi massicci della BCE e dall’emissione di titoli di debito pubblico come gli EUROBOND (detti anche stability bond) nella loro qualità di “ipotetico meccanismo solidale di distribuzione del debito a livello europeo”, orientati a finanziare il sistema produttivo attraverso la funzione bancaria, ad aumentare e/o mantenere l’offerta di lavoro, a ridurre la disoccupazione provocata dalla crisi e dal blocco dell’attività produttiva sia del settore privato sia di quello pubblico e inoltre a sostenere  la ripresa e crescita economica del paese.

La crisi pertanto, provocata dalla depressone/recessione, non sarà solo italiana ma europea e mondiale.

La gestione di tale crisi passa pertanto dall’Italia all’Europa, la quale dovrà intervenire, senza se e senza ma, andando ben oltre le proposte attuali di intervento che sono: 1) iniezione di liquidità da parte della  BCE di 750 miliardi, cioè sotto forma di Q E ((Quantitative Easing), che rappresenta una massiccia iniezione di liquidità attraverso un programma di prestiti a lungo termine alle banche e da queste alle imprese e ai privati, 2) di fare ricorso al MES (ESM – European Stability Mechanism o meccanismo europeo di stabilità o fondo salva Stati).

Chiarisco che l’ESM (European Stability Mechanism) detto anche detto MES va bene e funziona in periodi ordinari della vita economico-produttiva dei Paesi dell’UE, mentre in periodi straordinari ed eccezionali, come quello della pandemia da coronavirus in atto che stiamo vivendo attualmente, l’ESM non funziona perché si dimostra inadeguato e insufficiente per periodi di emergenza. È previsto un ESM (MES) non condizionato è rivolto solo a coprire le spese Sanitarie.

Pertanto tali interventi da soli risultano essere insufficienti per finanziare i vari Stati europei viste le difficoltà attuali e quelle future previste.

Saranno necessari in aggiunta alle misure suddette,  interventi eccezionali e straordinari dove saltano tutte le regole economiche di crescita e stabilità monetaria, finanziaria e produttiva, per convergere verso una economia di guerra che in situazioni di guerra reale è rivolta a sviluppare l’industria pesante, mentre in situazione di  guerra al coronavirus è rivolta ad eliminare i danni provocati dalla pandemia e quindi rivolta a foraggiare, a mezzo di massiccia immissione di liquidità, il sistema produttivo privato e pubblico, la concessione di maggiori crediti a tasso zero, ad aiutare la popolazione con redditi praticamente azzerati ecc… Tutto ciò da attuare in ambito europeo.

La misura che potrebbe essere molto utile alla immissione di liquidità nel sistema economico-produttivo in ambito europeo, ripeto, potrebbe essere l’adozione di uno strumento finanziario di condivisione delle spese e degli investimenti che si può ravvisare nella emissione degli Eurobond (o Coronabond) oppure come prospettato da uno strumento simile chiamato RECOVERY FUND”.

Chiudo queste brevi e scontate considerazioni citando quanto detto da Mario Draghi che esorta gli Stati europei a cambiare tipo di economia e quindi, secondo me, ad agire nell’ambito di una economia di guerra. Pertanto, secondo Draghi, da questa guerra si esce con l’incremento del debito pubblico, con grandi sussidi alla popolazione in difetto di redditi per il blocco di tutta l’attività produttiva e dei servizi e il rinvio del pagamento delle tasse. “Passi importanti già adottati da molti governi” in un momento in cui la carenza di liquidità rischia di diventare drammatica.

Antonio Mascolo