“Nessuna epoca ha avuto, come l’attuale, nozioni così numerose e svariate sull’uomo. Nessuna epoca è riuscita, come la nostra, a presentare il suo sapere intorno all’uomo in modo così efficace ed affascinante, né a comunicarlo in modo tanto rapido e facile. È anche vero, però, che nessuna epoca ha saputo meno della nostra che cosa sia l’uomo. Mai l’uomo ha assunto un aspetto così problematico come ai giorni nostri.”

Heidegger, in “Kant e il problema della metafisica”, scriveva queste parole nel 1929, ma sono valide ancor oggi. La denuncia verte su una iper-settorializzazione dell’approccio scientifico che passa al setaccio i comportamenti umani, alternando le maglie larghe della macrosociologia alle maglie strette della micropsicologia (cfr Luigi Alici in Filosofia Morale, Editrice La Scuola, 2011).

Così facendo “l’identità personale dell’umano – presa tra due fuochi – rischia di andare smarrita” (Ib.) e in nome della libertà ad ogni costo, ma soprattutto dell’illusione tecnocratica di dominio dei propri ed altrui spazi, si assiste all’”erosione di quell’ethos condiviso” che cercava “risposte riconosciute come legittimamente e universalmente vincolanti” (Ib.).

Anche la riflessione morale è caduta sotto la scure del rovesciamento del rapporto tra la scienza (che tende al sapere puro) e la tecnica (che mira allo strumento e ragiona in termini strumentali). L’inno alla razionalità illuminista è passato dalla “razionalità in base al valore” (la Wertrational di Max Weber, determinata dalla consapevole aderenza a un qualche valore etico, estetico o religioso indipendentemente dalla prospettiva di successo) alla “razionalità in base al fine” – o razionalità economica – (la Zweckrational, che poggia sulle aspettative di contesto per un proprio calcolato fine). (Max Weber, Economy and society, 1922)

La principale conseguenza di questo capovolgimento è la personalizzazione dei fini e quindi delle azioni. Azioni che sono, in quanto sfera morale nell’ambito della vita di ognuno, legate alla relazione con l’altro e quindi anche alla sfera pubblica. Etica pubblica ed etica personale si scontrano. L’autodeterminazione dell’uomo lo priva dei riferimenti utili alla compatibilità dei fini sociali, trovandolo spesso disorientato. Smarrito in un agorafobico vuoto di norme e di valori non trova la cifra del progetto comunitario. Vuoto come κενός (kenòs), che è anche vano o abbandonato. Dunque quale libertà senza etica?

“L’anomia è il punto in cui la massima libertà si converte in massima illibertà.” (R.Dahrendorf, Libertà attiva. Sei lezioni su un mondo instabile, 2003)

Alberto Di Martino