Mentre in Italia discutiamo se i giovani siano apatici o violenti, se vadano compresi o repressi, in Serbia — a due ore di volo da Roma — una generazione senza leader riconoscibili, senza esperienza politica, senza partito, ha appena rovesciato un potere che sembrava incrollabile. Non chiedendo una mancia o un posto, ma rivendicando il diritto a essere il presente, non il futuro.
Su queste pagine di Politica Insieme abbiamo da tempo aperto una finestra ampia e senza confini sulle dinamiche che attraversano la cosiddetta Generazione Z (CLICCA QUI), a proposito della quale abbiamo percorso nei mesi scorsi un’ampia panoramica mondiale. I nostri interventi si sono orientati nel cercare di guardare oltre il cortile di casa nostra, analizzando la condizione giovanile in realtà geograficamente e culturalmente lontane ma legate dallo stesso filo conduttore: dall’India (CLICCA QUI) al Marocco (CLICCA Q,UI), da Israele (CLICCA QUI), alla Siria (CLICCA QUI), al Libano (CLICCA QUI) e ad altri Paesi del mondo, inclusi anche alcuni di quelli europei (CLICCA QUI).
Rileggere questi contributi ci restituisce una certezza: la necessità di avviare una riflessione che non sia domestica, provinciale o puerile. Esiste una realtà mondiale in cui i giovani condividono gli stessi drammi e le stesse angosce. Rispondono alla mancanza di certezze sul loro futuro, vivono con terrore l’incombere delle guerre e gli insostenibili squilibri sociali, soffrono per il blocco strutturale degli ascensori sociali e si scontrano con una politica che continua ad essere drammaticamente vecchia, senza ideali e squalificata pressoché dappertutto.
Il vuoto della politica italiana e le responsabilità della storia
In questo scenario globale, la risposta della politica italiana di questi giorni alla questione giovanile appare sdegnante e inadeguata.
Da un lato assistiamo all’ottusità di una Destra incapace di leggere la complessità della contemporaneità e chiusa in schemi ideologici anacronistici. Dall’altro, registriamo la cronica mancanza della Sinistra, incapace di formulare una proposta seria, organica e di reale prospettiva per le nuove generazioni. Nei trent’anni che abbiamo alle spalle, anche la Sinistra ha governato a lungo. Se oggi ci troviamo in questa situazione di paralisi e demotivazione, è anche per le sue specifiche carenze. Non è stata data una risposta strutturale ai giovani perché non è mai stato avviato un vero, coraggioso progetto di trasformazione della società italiana.
La bussola dimenticata: Francesco, Leone e la Dottrina Sociale
La sensazione di smarrimento attuale è ancora più avvilente se si considera che la rotta per uscire da questo stallo è già stata tracciata. La Chiesa e il suo magistero – scorrendo all’indietro, da Leone XIV e Papa Francesco fino alle radici della Dottrina Sociale inaugurate da Papa Leone XIII con la Rerum Novarum – hanno già detto moltissimo sulla questione giovanile e sulla politica, fornendo coordinate chiarissime che la classe dirigente continua colpevolmente a ignorare.
- La politica come forma altissima di carità: ripartendo dall’insegnamento di Leone XIII e ripreso con forza da Francesco, in particolare, con la sua “Fratelli Tutti” (CLICCA QUI), la politica non è un’arena per il piccolo cabotaggio elettorale o per la conservazione del potere, ma una delle forme più alte di carità e di servizio al bene comune. Disinteressarsi della politica o ridurla a scontro di potere significa tradire la dignità dell’uomo e della società.
- I giovani come “presente” e non solo come futuro: in linea con quanto emerso nell’esortazione Christus Vivit, Papa Francesco ha chiarito che i giovani non sono semplicemente il “futuro” in attesa di istruzioni, ma l’oggi della società e della Chiesa. La politica vecchia che soffoca l’ascensore sociale in Italia e nel mondo nega esattamente questo: il diritto dei giovani di essere protagonisti e “artigiani” del cambiamento, spingendoli alla rassegnazione o alla rabbia.
- Un progetto di trasformazione sociale ed economica: così come Leone XIII pose con forza la questione sociale nel pieno della prima rivoluzione industriale, mettendo al centro il lavoro e la dignità della persona contro ogni sfruttamento, l’attuale pontefice ed il suo predecessore Francesco chiedono oggi un radicale cambio di paradigma di fronte alla crisi ecologica, alla precarietà del lavoro e alle disuguaglianze. I Papi ci ricordano che non bastano misure d’emergenza o mance elettorali: serve una visione d’insieme che rimetta la persona al centro dell’economia e delle istituzioni.
Uscire dalla miopia
Gli articoli sulla Generazione Z che abbiamo pubblicato su queste pagine dimostrano che la spinta giovanile esiste a tutte le latitudini, ma attende risposte vere.
Finché la destra rimarrà arroccata nella sua ottusità e la sinistra continuerà a non offrire una proposta organica – dimentica dei propri fallimenti storici – la politica rimarrà un involucro vecchio e autoreferenziale. Guardare al magistero di Papa Francesco e a quello di Leone non significa cercare risposte confessionali, ma ritrovare una bussola etica, sociale e culturale capace di restituire speranza alle nuove generazioni e di avviare, finalmente, quel progetto di trasformazione di cui l’Italia e il mondo hanno urgente bisogno.
Giancarlo Infante

