“La vicenda dei cattolici italiani è stata troppo importante e ricca di risultati, ancora oggi essi annoverano troppo energie, volontà, capacità perché tutto sia consegnato definitivamente a un passato senza futuro”: così conclude Galli della Loggia il fondo che, sul Il Corriere della sera di ieri, ha dedicato all’ “eclisse cattolica in politica”.

Quando l’ho letto, a poche ore dalla scomparsa di Mons. Simoni (CLICCA QUI), a maggior ragione ho pensato alla Sua ispirazione, alla sollecitudine, alla ferma fiducia con cui ha sospinto e guidato il nostro progetto, attraverso una lunga stagione di speranza, di studio e di riflessione, di attesa e, ad un tempo, di costruzione del momento opportuno, approdato alla forma associativa di Politica Insieme e poi a quella espressamente partitica, cui ha avuto il coraggio di credere, di INSIEME.

Penso che Mons. Simoni avrebbe letto volentieri questo capoverso conclusivo dell’articolo di Galli della Loggia, ci si sarebbe riconosciuto e, per certi aspetti,  avrebbe potuto addirittura considerarlo una sorta di viatico e un invito che, paradossalmente attraverso le parole di un laico, egli ci trasmette. Peraltro, l’articolo in oggetto è realistico e, per quanto crudo, in larga parte condivisibile. Non fa sconti né alla Chiesa né ai laici cattolici e, in fondo, l’immagine dell’ “eclisse” cui ricorre l’autore è appropriata. Basta che un piccolo corpo celeste, inerte come la Luna, si interponga, perché il Sole intero venga oscurato. Ma l’eclisse non è un tramonto e la luce che non si nasconde sotto l’orizzonte torna presto a splendere.

I cattolici – sostiene Galli della Loggia – nel discorso pubblico contano zero. A suo avviso, non hanno saputo interpretare la sfida della secolarizzazione e, tra tecno-scienza ed individualismo, sono approdati ad una identità indefinibile, ad una sorta di “cattolicesimo individuale” che non lascia traccia, tanto che gli stessi documenti della Conferenza Episcopale si limiterebbero ad auspicare l’ovvio. Sul piano politico sono approdati per lo più al PD, ma come vassalli e fiancheggiatori di una presunta’ “diversità” che i comunisti spacciavano di sé stessi, convinti di poter concorrere ad un grande disegno naufragato nel nulla.

Eppure, sostiene Galli della Loggia, per quanto ancora incapaci di una iniziativa politica autonoma, una forte voce pubblica dei cattolici, espressamente politica, farebbe bene al Paese. Come su queste pagine è già stato osservato in più occasioni, il pluralismo politico dei cattolici è acclarato e, in definitiva, è anche espressione di una libertà di spirito che non accetta di scivolare in un imbuto “ideologico”, ma assume criticamente la separazione tra universalità della religione e parzialità opinabile della politica. Purché tale pluralismo accetti di passare al vaglio di un “discernimento”, cui la stessa comunità ecclesiale non può essere indifferente.

In questa quadro, un’azione politica autonoma che s’ispiri alla tradizione del cattolicesimo sociale e politico e si rifaccia ad una schietta visione cristiana della vita, ci sta tutta ed è, anzi, doverosa, nei confronti della stessa Chiesa che deve attendere al suo più alto compito pastorale. Senza rimpianti per un’unità che non appartiene a questa fase storica, senza ambigui adattamenti “centristi”, ma con la schiettezza di un programma severo ed impegnativo.

In fondo, si tratta del cammino con cui, un passo dopo l’altro, con fatica e con pari tenacia, avanza il progetto di INSIEME.

Domenico Galbiati