Che l’Arcivescovo di Ascoli Piceno, Giampiero Palmieri, abbia ricordato che i cristiani non possono non dirsi antifascisti dovrebbe essere considerato un fatto ovvio, quasi scontato. Eppure, come spesso accade quando si toccano temi che riguardano la memoria storica e la responsabilità civile, qualcuno si è adombrato, come se il Vescovo avesse espresso una posizione di parte o una preferenza politica. Nulla di più lontano dal vero. Palmieri non ha fatto altro che ribadire ciò che la Chiesa cattolica afferma da decenni: il fascismo, nella sua visione statolatrica, razzista e discriminatoria, è stato radicalmente incompatibile con il Vangelo e con la dignità della persona umana.

Il Vescovo lo chiarisce fin dall’inizio: la comunità cristiana non vuole essere “tirata per la giacchetta” da nessun partito, né identificata con alcuna parte politica. È per questo che le parrocchie, abitualmente, non ospitano iniziative di movimenti o collettivi. Ma proprio per evitare che un rifiuto potesse essere interpretato come un giudizio negativo sull’antifascismo, Palmieri ha scelto di accogliere in via eccezionale la cena a San Marcello. Non per fare politica, ma per ricordare che l’antifascismo non è un’opzione ideologica: è un valore condiviso, radicato nella storia della Chiesa e della nazione.

La Chiesa non si schiera con un partito, ma si riconosce pienamente nei valori costituzionali, molti dei quali affondano le radici nel Vangelo. È facile per un cristiano sentirsi “a casa” nella Costituzione, perché essa tutela la dignità della persona, la libertà, la solidarietà, la pace: tutti principi che il fascismo ha negato. Il documento che mi hai allegato lo ricorda con precisione, citando episodi concreti e dolorosi. Le “leggi fascistissime” del 1925-26 che abolirono libertà fondamentali; la soppressione dello scoutismo nel 1927; le limitazioni all’Azione Cattolica nel 1931; le leggi razziali del 1938; l’entrata in guerra a fianco della Germania. E ancora: sacerdoti spiati, schedati, picchiati, torturati; un prete, don Delfino Angelici, ucciso per aver difeso alcune ragazze dai soldati nazisti. Il vescovo Squintani, protagonista di primo rilievo, salvò Ascoli dai bombardamenti e diverse famiglie ebree, raccontando tutto in un report segreto al Papa nel 1943.

Questa non è “politica”: è storia. È la memoria di una Chiesa che ha visto con i propri occhi cosa significhi un regime che pretende di monopolizzare la gioventù, di controllare la società, di ridurre la persona a strumento dello Stato. Pio XI lo disse con parole che Palmieri ha giustamente ricordato: il fascismo si risolveva in una “statolatria pagana”, in pieno contrasto con i diritti naturali della famiglia e con quelli soprannaturali della Chiesa. Giorgio La Pira definiva “pagani” i concetti di patria, stirpe e nazione quando vengono assolutizzati contro la persona e contro il Vangelo. Tina Anselmi raccontava che fu proprio l’Azione Cattolica a spingerla nella Resistenza, perché una legge che violasse i diritti della persona non poteva essere considerata etica. Aldo Moro, all’Assemblea Costituente, ricordava che la Costituzione nasce da quella lotta comune, da quella negazione del fascismo che unì credenti e non credenti nella difesa della dignità umana.

Di fronte a tutto questo, stupirsi perché un vescovo afferma che i cristiani sono antifascisti significa ignorare la storia della Chiesa e dell’Italia. L’antifascismo non è una bandiera di parte, ma un valore della nostra identità, della nostra storia e della nostra coesione. È un punto di convergenza, non di divisione. Chi oggi parla di “fratture ideologiche” dovrebbe ricordare che le vere fratture nascono quando si strumentalizzano parole come identità, storia, coesione, svuotandole del loro fondamento evangelico e costituzionale. Difendere “Dio, patria e famiglia” senza alcun riferimento alla Scrittura, alla Costituzione o alle povertà degli altri significa tradire proprio quei valori che si pretende di difendere.

Palmieri ha detto una cosa semplice e vera: l’insegnamento della Chiesa, fondato sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla fede del popolo di Dio, non può che essere antifascista. Non per fare propaganda, ma per fedeltà al Vangelo e alla dignità umana. E non c’è davvero nulla di cui meravigliarsi.

About Author