1.L’instabilità politica dell’Italia che è stata più forte (grazie all’incoscienza di certe forze politiche) di eventi eccezionali come guerre e pandemie s’appalesa, ormai, come un male endemico, grave e d’improbabile soluzione in vigenza dell’attuale legge elettorale – le maggioranze parlamentari le disegnano a proprio uso e consumo, non nell’interesse della collettività – sì da far rimpiangere addirittura i tempi della “Prima Repubblica”.

I più acuti osservatori e politologi hanno notato all’unisono, senza darne adeguata pubblicità, che siamo già al XX esecutivo in 22 anni di questo millennio: record storico, mondiale, penso di poter affermare! Si tratta di un dato di fatto incontrovertibile e preoccupante di fronte al quale il comune cittadino è impotente alla pari di “San Mattarella”; nonché imbarazzante nel contesto internazionale ed europeo, la qual cosa induce la Destra, piuttosto che i gruppuscoli di centro o una Sinistra priva di programmi illuminati, ad invocare, taluno direbbe minacciare, la riforma costituzionale della Forma di  governo in modello presidenziale o semipresidenziale, quale facile panacea di un male che dura da decenni. In realtà, mi pare che è una sorta di ripescaggio di un progetto sbandierato in precedenti campagne elettorali, fin dall’epoca del segretario storico, Giorgio Almirante, osteggiato con la motivazione per cui viene definito un’operazione di “maquillage” o scopiazza mento del sistema adottato dai “cugini” francesi che proprio attualmente non sembra dare i migliori frutti. Peraltro, abbiamo già emulato la Francia, introducendo il contratto di lavoro privatistico nella Pubblica Amministrazione con risultati deludenti.

Del resto, viene anche contraddetto da parte dei costituzionalisti che ogni intervento “strutturale” sulla Carta costituzionale debba tener presente, attentamente, l’esigenza di un certo equilibrio tra i poteri dello Stato, alias tutti gli organi costituzionali. Così come, un eventuale, nuovo assetto sistemico non potrà necessariamente penalizzare la più ampia rappresentanza dei partiti politici nelle aule parlamentari, la quale è sempre stata garantita da quella che viene considerata la più “bella” Costituzione.

2.Il Debito pubblico dello Stato italiano cresce enormemente e inesorabilmente, giorno dopo giorno, anche grazie ad una “governance” tutt’altro che cristallina e insindacabile: ad esempio, gli sprechi scellerati e ingiustificabili come quello  degli aerei “canadair”, la cui attività di protezione civile, svolta da una società “fantasma”, costa incredibilmente 51.000 euro al giorno ai poveri contribuenti! Per non dire del personale che gravita, a vario titolo, attorno alla politica, nazionale, regionale o locale, che ammonta – udite, udite!- a circa tre milioni di addetti (probabile record mondiale, anch’esso). Tutto ciò premesso, ci tocca assistere al solito giochino squallido di promesse retoriche e irrealizzabili da parte di presunti leader che puntano ad occupare le stanze del potere, illudendo l’elettorato e ben sapendo che gran parte delle decantate progettualità  non vedrà la luce a causa della norma che vincola la spesa pubblica alle direttive europee.

3.La pesante eredità che ci lasciano i governi Draghi e Conte1 e 2 è semplicemente sintetizzata da un numero che la dice lunga: 447, tanti sono i decreti attuativi che la Presidenza del Consiglio è tenuta ad emanare per effetto dell’entrata in vigore di disposizioni legislative come la decretazione d’urgenza o delegata: ritardo pauroso. Ciò in quanto, pur trattandosi di adempimenti di legge ben determinati, che sono destinati alla generalità dei cittadini, imprenditori, industriali, ecc., ebbene né i media di diversa tendenza, né tantomeno gli organi preposti all’osservanza di tale obbligo si occupano di far applicare anche a cura del DAGL (Dipartimento affari giuridici e legislativi) della Presidenza del Consiglio dei Ministri il principio della certezza del diritto.

Vedremo, alla fine di questa fiera delle “promesse facili”, chi sarà in grado di rispettare le regole essenziali del nostro ordinamento giuridico, soddisfacendo effettivamente le necessità e le aspettative della nazione, rimettendo in ordine i conti dello Stato, riconducendolo su standard di maggiore solidarietà e giustizia sociale, rimettendo anche in riga gli uffici legislativi ministeriali (argomento che approfondisco nel mio volume “Una vita nel Palazzo”, edito da Gangemi).

Michele Marino