Giorgetti ha parlato ieri alla Camera di «nuvoloni» in arrivo. L’aula vuota: erano poco più di una dozzina.
Il Paese ha ascoltato una metafora meteorologica che, in tempi di incertezza economica, è sembrata tutt’altro che rassicurante. Anzi, assolutamente inedita e molto preoccupante. Inedita, perché finora ci siamo sentiti dire che stavamo bene. Ancora più preoccupante, perché il Ministro dell’Economia neppure ci chiarisce quali sono i pericoli che stiamo correndo. E per la terza volta di seguito ci dice che usciremo il prossimo anno dalla procedura d’infrazione comminataci dall’Europa. Che ci sia da preoccuparci, e che panico, confusione e divisioni salgono dalla maggioranza fino al Governo lo ha confermato l’incredibile notizia che il Consiglio dei Ministri non si sarebbe più occupato di economia come preannunciato, bensì di altro, tra cui, e per l’ennesima volta, del Codice della strada (CLICCA QUI).
La questione dei costi dell’energia, del resto, non appare affatto vicina ad una soluzione, mentre l’Europa continua a ricordare all’Italia di averle già assicurato il massimo della flessibilità possibile.
E dai banchi della maggioranza arrivano segnali tutt’altro che univoci. Si va da Salvini, che più volte ha sostenuto come la flessibilità sia necessaria all’Italia, al punto di poter prendersela da sola, a Giorgia Meloni che continua ad annunciare l’intenzione di portare personalmente la questione della flessibilità al prossimo Consiglio europeo. Dove si sentirà dire che all’Italia molto è già stato concesso. Non le viene sempre ricordato, ma sullo sfondo restano gli oltre 200 miliardi di euro ricevuti con il PNRR, cioè al primo posto tra i paesi beneficiari. Per cui Giorgia Meloni ha poco da proclamare con il suo solito piglio sovranista che in Europa non ci si sta solo per dire di sì. Lo dice a noi, ma rischia di doversi trattenere con gli altri 26 non appena li incontrerà. Ed il “cappello in mano” con cui va ad incontrarli smentisce tutto il suo antieuropeismo. Mai avuto bisogno come oggi dell’Europa, anche per le sue fortune elettorali. L’Italia non è sola nel premere sulla Commissione europea: anche Germania e Belgio chiedono maggiore flessibilità. Ma il fatto che altri paesi sostengano questa richiesta non significa necessariamente che Bruxelles sia disposta ad accoglierla nella misura auspicata.
Giorgetti, così, invita alla prudenza. È davvero convinto che si possa ottenere da Bruxelles ciò che gli alleati di governo continuano a chiedere? Oppure, sa molto bene che le aspettative politiche della maggioranza si scontrano con margini di manovra molto più ristretti di quanto si voglia far credere.
E così il Ministro dell’Economia, è costretto a trasformarsi in meteorologo: sembra prevedere che le nubi già scure possano diventare ancora più minacciose, fino a caricare di pioggia un orizzonte che la maggioranza avrebbe preferito mantenere sereno.
Il problema non riguarda soltanto la prossima Legge di bilancio. Se le risorse disponibili dovessero rivelarsi insufficienti e gli spazi di flessibilità restassero limitati, potrebbero diventare più difficili da concepire anche quei provvedimenti che il Governo sperava di presentare agli elettori. Le promesse politiche, infatti, devono fare i conti con i vincoli economici e con le risorse effettivamente disponibili.
A questo punto, anche l’assenza quasi totale dei parlamentari della maggioranza dai banchi dell’Aula merita una domanda. È soltanto, come ha detto Giorgetti, una questione di scarsa voglia di lavorare? O dietro quel vuoto si nasconde anche una difficoltà politica più profonda?
Da una parte, c’è un Ministro dell’Economia chiamato a fare i conti con numeri e vincoli; dall’altra, una maggioranza che deve conciliare le richieste interne degli alleati, le aspettative create e gli impegni assunti davanti agli elettori. E se Giorgetti fosse lasciato solo a togliere le castagne dal fuoco perché sostanzialmente tutti sono in disaccordo con lui, ma non possono farci molto? Certo, suona strano che il Ministro più potente di questo Governo sia stato lasciato solo di fronte al Parlamento e al Paese come è stato fatto.
Resta infine un interrogativo: se i nuvoloni annunciati dal Ministro dovessero davvero trasformarsi in pioggia, o addirittura bufera, con quali risorse e con quali risultati il Governo si presenterà agli elettori? Perché una cosa è annunciare misure e rivendicare la possibilità di ottenere maggiore flessibilità da Bruxelles; un’altra è riuscire a tradurre quegli annunci in provvedimenti concreti.
Ed è proprio questo il punto: la maggioranza teme davvero il maltempo economico che Giorgetti intravede. Non le resta che fare una “danza della pioggia” alla rovescia, sperando che le nuvole si dissolvano prima di dover rendere conto delle promesse fatte.
Giancarlo Infante