La presa di posizione dei vescovi cattolici tedeschi contro AfD riporta al centro una questione che va ben oltre la contingenza politica e che riguarda, invece, il significato stesso dei valori cristiani.
Perché se i valori sono ciò che consideriamo importante e desiderabile, mentre i principi sono le regole attraverso le quali quei valori vengono tradotti nei comportamenti concreti, allora bisogna avere il coraggio di dire una cosa semplice: per un cristiano i valori fondamentali non possono essere scelti a seconda delle convenienze politiche. E soprattutto non possono essere ridotti alla sola difesa della vita.
La vita è certamente un valore fondamentale. Ma la dignità della persona umana non comincia e non finisce nella questione dell’aborto, così come non può essere confinata alla sola opposizione all’eutanasia.
Se la vita è sacra perché appartiene all’uomo, allora è l’uomo, nella sua interezza e nella sua dignità, che deve essere difeso. E questo significa difendere la libertà. Significa rispettare ogni essere umano indipendentemente dalla sua fede, dalla sua razza, dalla sua provenienza, dalla sua condizione sociale. Significa battersi contro il razzismo, contro la xenofobia, contro la persecuzione religiosa, contro ogni forma di prevenzione e discriminazione nei confronti di chi viene considerato diverso.
È precisamente questo il punto sul quale la presa di posizione dei vescovi tedeschi merita attenzione. Nel loro documento sull’estremismo di destra hanno affermato che il nazionalismo etnico-razziale è incompatibile con la concezione cristiana di Dio e dell’uomo e hanno indicato nella dignità uguale di tutte le persone uno dei fondamenti della convivenza libera e giusta. Non è una distinzione da poco.
Perché si può essere contrari all’aborto, all’eutanasia e alla pena di morte per ragioni che appartengono profondamente alla propria fede e, nello stesso tempo, essere altrettanto radicalmente contrari al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione. Anzi, dovrebbe essere proprio la stessa idea della dignità umana a imporlo.
Il problema nasce quando qualcuno pretende di trasformare il cristianesimo in una sorta di catalogo nel quale si possono scegliere soltanto alcuni valori e dimenticarne altri. La vita prima della nascita sì, ma quella del migrante che arriva sulle nostre coste? La vita da difendere dall’eutanasia sì, ma la dignità di chi appartiene a un’altra religione? La famiglia sì, ma il rispetto di chi viene da un’altra cultura? La libertà sì, ma soltanto quando riguarda noi?
I principi cristiani possono essere utilizzati come una clava politica contro gli avversari, per poi essere dimenticati quando entrano in conflitto con una convenienza elettorale. La vera sfida, per un cristiano, è probabilmente molto più difficile: tenere insieme tutti quei valori anche quando entrano in contraddizione con gli interessi del proprio partito, della propria nazione, della propria comunità.
Perché la dignità dell’uomo non ha nazionalità. Non ha colore della pelle. Non ha religione. Non ha passaporto. E non può essere maggiore o minore a seconda del luogo nel quale una persona è nata.
È questo, del resto, uno dei motivi per i quali il cristianesimo, quando è fede vissuta e non soltanto identità politica, non può essere confuso con il nazionalismo. Il cristiano può amare il proprio Paese. Deve persino potersi battere per il bene della propria comunità. Ma non può trasformare questo amore in disprezzo per chi appartiene a un’altra comunità. Può difendere la propria fede senza negare la libertà di quella degli altri. Può difendere la vita senza smettere di interrogarsi sulla dignità di chi quella vita è costretto a viverla nella povertà, nella guerra, nella persecuzione o nell’esilio.
E può certamente avere le proprie convinzioni sull’aborto o sull’eutanasia. Ma non può dimenticare che la stessa persona che chiede di essere difesa prima della nascita è quella che, una volta nata, deve essere riconosciuta nella sua piena dignità. È qui che valori e principi si incontrano.
Il valore è la dignità dell’essere umano. Il principio è il dovere di rispettarla sempre. E se quel principio viene applicato soltanto quando ci conviene, allora non è più un principio: è diventato un’opinione.
Per questo la presa di posizione dei vescovi tedeschi contro AfD dovrebbe interessare anche chi non è cattolico e non condivide le posizioni della Chiesa su molte questioni. Perché il tema non è soltanto quello di stabilire se AfD sia più o meno compatibile con il cristianesimo.
Il tema è molto più grande. È capire se una società che vuole continuare a definirsi cristiana, democratica e libera sia ancora capace di riconoscere nell’altro — anche quando quell’altro è straniero, musulmano, ebreo, ateo, migrante o semplicemente diverso da noi — una persona che possiede esattamente la stessa dignità che rivendichiamo per noi.
Se la risposta è sì, allora la difesa della vita non può che comprendere anche la difesa della libertà, della dignità e dei diritti di tutti.
Se la risposta è no, allora forse non stiamo più difendendo un valore cristiano. Stiamo soltanto difendendo noi stessi … e in maniera sbagliata.
Politica Insieme