Le discussioni di questi giorni sulla proposta  di legge Zan, che prevede aggravi di pena per reati di aggressione o critica, quando effettuati per “omofobia” e/o “transfobia” e  si fonda sulla “teoria di genere” impone una riflessione seria sulla sessualità.

Premetto che un conto è l’aggressione – che condanno senza se e senza ma -, già punita  però dal C.P. e un conto è  esprimere, nella libertà di pensiero, costituzionalmente garantita, critiche nei confronti di teorie e/o comportamenti inerenti la sessualità.

Da quanto detto, la legge che si vorrebbe emanare appare ideologicamente orientata, quindi fondamentalmente inutile, soprattutto nella previsione di   una “giornata contro l’omotransfobia” sostenuta da una “campagna  di sensibilizzazione” dal costo previsto di 4milioni di €.

Spero che i nostri parlamentari si dedichino a cose ben più rilevanti, specie in un momento come questo.

Alla base di questa proposta c’è la teoria per la quale l’identità  sessuale  non sia data dalla differenza fisiologica fra maschio e  femmina ma dai comportamenti sessuali, ciascuno dei quali darebbe luogo ad un “genere” sessuale …quindi chi più ne ha più ne metta, non solo omosessuale  o trans sessuale ma, come logico sviluppo – non detto ma indiscutibilmente implicito e destinato ad emergere – di tale teoria, anche pedofilia, sadomasochismo, zoofilia, necrofilia …

Credo che i politici chiamati a legiferare su questo tema non debbano seguire mode sedicenti progressiste, ideologie,  ma fondarsi su serie basi scientifiche di sessuologia e antropologia sessuale. Se poi ricordassero  che esiste anche l’Etica non sarebbe male.

Dal punto di vista fisiologico, salvo patologie nello sviluppo fetale, i sessi umani sono due: maschile e femminile, finalizzati alla riproduzione, per facilitare la quale la sessualità si connota di piacere e per il perseguimento di questo, orgasmo, è spinta dagli ormoni. Accanto agli aspetti fisiologici entrano in gioco, potentemente, quelli della psicosessualità, che portano all’identità sessuale, nella maggior parte dei casi coerente con l’appartenenza fisiologica maschile o femminile; però non sempre è così; vediamo il perché.

Come Freud insegna, suffragato dagli studi di antropologia sessuale (classici quelli di Margaret Mead e di Bronislaw Malinowski) lo sviluppo della sessualità infantile attraversa tre fasi: orale, anale, genitale e si associa a situazioni di sviluppo psichico che, nelle società patrilineari (tali sono ancora oggi in prevalenza nel mondo) sono fondamentalmente quella edipica, per il maschio, e quella di Elettra per la femmina.

I meccanismi evolutivi non sono ovviamente  lineari, specie nelle società del benessere economico che dà luogo al permissivismo,  così abbiamo Persone (lo scrivo con la p maiuscola per far capire a chi vuol capire cosa intendo) che sviluppano una identificazione sessuale che le orienta verso il proprio sesso, cioè omossessuali.

L’omosessualità non è congenita e non è una malattia, non è un “genere” ma uno stato, peraltro non definitivo e statico, in tal caso si parla di bisessualità, da accettare.

Più complessa la transessualità, che spesso comporta interventi di tipo chirurgico, e che in alcuni casi è anche indotta per motivi “economici”.

Omosessualità e transessualità sono “diversità”  da accettare ma non certo da proporre come parametri comportamentali.

Il concetto di “accettazione” non va confuso con altre forme, ideologicamente e sociologicamente, orientate all’equipollenza.

Il discorso avrebbe qui bisogno di molto altro spazio ma, per chi volesse  approfondire cosa io penso, mi limito a citare  i miei “Evoluzione Sessuale ed Educazione Sessuale” e “Infanzia ‘71”, la rivista di antropologia sessuale comparata “Sessualità/Sexuality”, da me fondata  e diretta.

Patologie dello sviluppo psicosessuale, eticamente e giuridicamente riprovevoli, sono invece la pedofilia, la zoofilia, la necrofilia e il sadomasochismo.

Detto questo un corollario pedagogico: occorre una educazione positivamente sessuata che faciliti nei soggetti, pur in società in complicata evoluzione, come quelle occidentali, l’identificazione armonica fra sessualità genitale e identificazione psicosessuale.

Identificazione armonica che è condizione per una vita serena.

Come possa porsi in atto una positiva educazione sessuata, da non confondere con la così detta educazione sessuale, proverò a dirlo in una prossima occasione.

Roberto Leoni