Questo Governo vuole apparire stabile e capace di superare, volta per volta, le profonde divergenze interne, avendo ricevuto, dopo parecchio tempo che ciò non avveniva, dagli elettori la maggioranza dei seggi in entrambe i rami del Parlamento.

La sua stabilità e conseguente durata per tutta la Legislatura, deve superare, secondo autorevoli opinionisti, due ostacoli: il primo concerne gli equilibri interni della complessa coalizione di maggioranza. Le fughe in avanti e conseguenti retromarce evidenziate nei primi cinque mesi di vita trovano ragione nei disequilibri interni, causati da questioni personali che riverberano sulle decisioni politiche e ne compromettono l’efficacia; il secondo concerne il rapporto, inutilmente ed inopportunamente ma costantemente, conflittuale con l’Unione Europea nonché le divisioni interne, tanto inopportune quanto dirompenti su ciascuna delle questioni che vengono ad evidenza. Una per tutte l’intemerata elettorale di Silvio Berlusconi, del 12 febbraio scorso, sulla questione Ucraina, ripresa da un preoccupato Zelensky durante la visita di Giorgia Meloni a Kiev.

Il prevalere numerico degli astenuti sui votanti, con il suo conseguente deficit di legittimazione politica rende complesso il cammino delle due grandi riforme annunciate: Autonomia Differenziata, appesantita dalla mancanza di risposte preventive e  concrete a domande essenziali (quali i Livelli Unificati di Prestazioni, quali le spese, quali le risorse, quali e per chi i vantaggi, quali contrappesi egualitari ex articolo 3 e diversi altri della Costituzione in tema di coesione, convergenza, perequazione, quali gli articoli 166 e seguenti); nonché il presidenzialismo, comunque coniugato.

Guerra in Ucraina, immigrazione, MES, Concessioni demaniali balneari: tutte questioni nelle quali si evidenzia la volontà di camminare fuori dalle regole esistenti, financo legiferando e ribadendo l’inesistente diritto di farlo. Tralasciando di applicare “la regola di opportunità” secondo la quale, in Europa, gli stati discutono e negoziano, scegliendo oculatamente le questioni sulle quali abbiano interesse a negoziare e le alleanze utili al raggiungimento dell’obiettivo, anche duramente, per ottenere; ma non litigano con l’Europa.

“Regola di opportunità rispettata da quasi tutti gli altri Stati, ancorché non siano stati destinatari di un trattamento tanto favorevole quanto quello che il  Recovery Fund, New Generation EU ha riconosciuto all’Italia e non abbiano tanto da chiedere all’Europa al momento dell’imminente rinnovo del Patto di Stabilità[1].

Su tutti questi Temi chi scrive ha pubblicato su queste pagine diverse Riflessioni, che qui si richiamano integralmente:

  • sul tema della Guerra della Russia all’Ucraina, oggi, si registra con serenità che finora il Governo si è mosso con fermezza lungo la linea al fianco del paese attaccato, respingendo anche le lusinghe dei due alleati, Forza Italia e Lega, entrambe con rapporti trasversali ed opachi con l’invasore;
  • sull’Autonomia differenziata, quale finora resa nota, il meno che si possa dire è che è una Riforma molto divisiva e che se approvata, determinerebbe la fine dei Diritti civili e socio economici universali in Italia e la fine della Repubblica nata con la Costituzione; si dimostrerebbe cartina di tornasole della distanza tra i propositi del ceto politico e le reali necessità dei cittadini che non trovano canali per esplicitarle; consentire ai Sistemi Scuola e Sanità di connotarsi in modalità diverse tra le varie Regioni d’Italia è certamente inopportuno, foriero di incremento di diseguaglianze; ed a fugare queste meste previsioni, i buoni propositi ed i modi morbidi esibiti dal Ministro con i suoi interlocutori tutti condiscendenti non sono certo sufficienti; a corsa lunga, basterà sentirlo parlare per percepirne i pensieri reconditi, come è già iniziato a succedere;
  • il tema del Presidenzialismo è, per il momento, sparito dal radar e per la verità non se ne sente la mancanza;
  • sul MES, l’atteggiamento del Governo italiano, unico tra i 27, invece che essere dialogante, magari negoziando riservatamente una contropartita interessante su altri scenari, tranne poi autoimporsi di non utilizzarne gli eventuali elementi positivi, è inutilmente preclusivo, irritando partner, Germania in primis, con i quali converrebbe relazionarsi differentemente;
  • sulle Concessioni demaniali balneari, da parte di scrive molto si è scritto quindici giorni orsono (CLICCA QUI). Il fatto è che la proroga delle Concessioni voluta dal Governo, pone l’Italia in un non opportuno conflitto con l’Europa. Inoltre, il Fantastico Hotel di Arzachena, il Cala di Volpe, in Costa Smeralda, probabilmente il numero uno in Italia, paga quale canone di concessione 500 Euro in ragione di anno, esattamente il costo di una seconda colazione a buffet per due persone, al bordo della bellissima piscina. Una plateale ingiustizia elevata a comportamento e pretesa politica.

Sintesi della proposta: legittima protezione di investimenti ed avviamento a favore degli attuali concessionari negli indispensabili bandi di gara, sinallagmatica conditio sine qua non una equa, oggettiva, non formale, legittima rivalutazione economica del canone di concessione. I comuni (e le altre eventuali stazioni appaltanti) potrebbero, quindi,  iniziare a preparare i nuovi bandi per le concessioni di loro competenza, individuando, magari tramite l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI) una base giuridico tecnica economica comune, validata, condivisibile, condivisa.

Ho lasciato per ultimo il delicato tema dell’Immigrazione. Il salvataggio in mare è un obbligo marittimo, antico quanto l’invenzione delle imbarcazioni; non si possono porre limiti ai salvataggi, quando ci siano esseri umani in pericolo; le navi adibite alla funzione devono essere idonee e ciò a cura degli Stati che ne devono rispondere.

“Salvare i naufraghi è un obbligo; è un obbligo e basta. Fare Decreti che ostacolano il lavoro dei soccorritori è sbagliato. Fare Politica e praticare la solidarietà vuol dire lottare contro le diseguaglianze.”[2] . I dati degli arrivi degli immigrati in un anno ripartiti per modalità di arrivo nei nostri Porti sono: il 20% circa degli sbarchi avviene in seguito ad iniziative individuali, in modalità eterogenee, e in quanto tali difficilmente contrastabili; il 40% degli ingressi avviene in modalità lecite e regolamentate; resta il problema del residuo 40%. L’Italia si trova in un momento di incremento dell’età media e di forte denatalità ed è interesse del Governo e dei ceti produttivi operare nella direzione di incrementare gli accessi legali di persone che possano reintegrare i ranghi dei lavoratori, ancorché a bassa specializzazione, dei quali c’è urgente necessità[3]; valga per tutto l’esempio della impossibilità di cablare il “5 G”, previsto dal PNRR, in mancanza dei 16.000 lavoratori manuali necessari e, al momento, irreperibili.

Si tratta, dunque, di avviare un nuovo modello di accoglienza che apra i canali d’immigrazione legale per ridurre quelli illegali. Il che significa integrare l’ “Accordo di Schengen”, quelli  di Dublino e di Frontex, europeizzando la protezione delle frontiere esterne e, così, affidare prevalentemente all’Unione Europea e a Frontex il controllo delle frontiere europee e, al tempo stesso, istituendo maggiori canali di accesso regolamentati e organizzando realmente l’integrazione culturale e sociale degli immigrati. L’Italia, in presenza di queste premesse, dovrebbe promuovere politiche sociali ed economiche capaci di indirizzare gli immigrati nelle attività che si trovino in situazioni di carenza lavorativa; dovrebbe accelerare il riconoscimento della cittadinanza agli immigrati che lavorano e pagano imposte e tasse; attribuire subito la cittadinanza italiana ai loro figli, ove siano nati o studino nel nostro Paese, tramite lo Jus solii  e lo Jus Scholae. Che la concretezza, insomma, sia la cifra dell’approccio italiano alla Politica Migratoria[4].

Un Governo, con l’ambizione di essere di legislatura, non può inseguire obiettivi identitari di fazione; deve riuscire a fare sempre sintesi finalizzate al Bene comune, (di cui lavoro, sviluppo, crescita sono elementi determinanti in positivo, capaci anche di contribuire ad abbattere il debito pubblico e reperire risorse da destinare ad altri obiettivi da perseguire, riforma fiscale compresa).

 Massimo Maniscalco

 

[1]  Essendo, dopo la Grecia, il Paese con il più alto debito pubblico dell’Europa a 27.

[2] Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, all’Assemblea della CGIL del 16 Marzo; inoltre sempre Zuppi ha citato anche l’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo firmata dall’Italia nell’anno 1948, “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e residenza all’interno di ogni Stato. Ma ha anche il diritto di lasciare qualsiasi Paese, compreso il proprio.”

[3] Per mantenere costante il numero degli abitanti, quello di immigrati sarebbe dovuto essere, non 100.000 ad anno, come è stato, ma 250.000  rimediando per questa via alla progressiva riduzione di forza lavoro ed alle minori entrate dell’INPS, funzionali a pagare le pensioni ad una popolazione che tende sempre più all’incremento dell’età media.

[4] Da un ragionamento di Federico Fubini, Politica Migratoria, Il Sole 24 Ore, 12 Marzo 2023.

 

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