Il lavoro sommerso nel nostro Paese va contrastato, ma non solo utilizzando meglio la tecnologia a disposizione
L’ultima rilevazione dell’Istat sull’economia non osservata, pubblicata nell’ ottobre 2025 e relativa all’anno 2023, segnala una ripresa della quota delle prestazioni sommerse e illegali sul Pil, pari al 10,2% (+0,1% rispetto all’anno precedente), per un valore complessivo di 217 miliardi di euro di attività economiche non dichiarate ufficialmente, per un corrispettivo di circa 100 miliardi di euro di evasione fiscale e contributiva ai danni dell’Erario e della collettività.
Il dato negativo è essenzialmente dovuto all’incremento della quota dei lavoratori irregolari (+145 mila per un totale di 3,132 milioni, tra i quali 2,370 milioni di lavoratori dipendenti), del peso relativo di questa componente sul totale degli occupati (12,7%) e dell’importo delle prestazioni evase (78 miliardi). L’incidenza su altre componenti dell’evasione – le sotto dichiarazioni dei redditi delle imprese e delle partite Iva (108 miliardi), le attività relative alle transazioni illegali correlate a droga, giochi e contrabbando (20 miliardi) e altre fonti di reddito come affitti, provvigioni e mance (12 miliardi) – rimane sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente.
L’evasione sul valore aggiunto dichiarato risulta particolarmente elevata nei settori dei servizi alle persone (32,4%), delle attività commerciali di varia natura (18,8%), delle costruzioni (16,5%), dell’agricoltura (14,8%) e dei servizi professionali (13,7%). In questi comparti economici, alle sotto dichiarazioni delle imprese e delle partite Iva si associano inevitabilmente anche le quote dei lavoratori irregolari: il 40,2% nei servizi alle persone; il 17,2% in agricoltura; il 15% nelle attività commerciali (con la componente dei lavoratori autonomi superiore a quella dei dipendenti); il 12,8% nell’edilizia.
Le indagini sulle prestazioni sommerse, utilizzate dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Agenzia delle Entrate per quantificare i mancati introiti dell’Erario e le caratteristiche categoriali dell’evasione fiscale e contributiva vengono abitualmente commentate sui mass media contrapponendo gli interessi delle imprese e dei contribuenti che rispettano gli obblighi fiscali a quelle degli evasori, per le conseguenze negative in termini di concorrenza sleale dagli evasori e di risorse sottratte alla collettività. La quota dei lavoratori sommersi viene generalmente assimilata allo sfruttamento intensivo dei lavoratori coinvolti.
Queste letture hanno un fondamento, soprattutto sul versante della sottrazione di risorse per l’Erario, ma offrono una spiegazione parziale del fenomeno, soprattutto del ruolo economico assunto dalle prestazioni sommerse per la produzione e per la distribuzione del reddito. Come sottolineato dall’Istat, l’evasione si concentra in particolare nei comparti di attività caratterizzati da un’elevata incidenza del costo del lavoro e, in particolare, per le prestazioni e i servizi erogati in presa diretta alle persone e alle famiglie, con effetti rilevanti sul prezzo finale delle prestazioni.
L’evasione rappresenta di fatto una sorta di cuneo fiscale gestito nel rapporto tra i fornitori e i clienti finale e diventa una componente essenziale per la redditività delle imprese e delle partite Iva coinvolte, anche di quelle committenti che retribuiscono regolarmente i propri lavoratori, e per la sostenibilità dei costi dei redditi dei nuclei familiari.
La metodologia utilizzata nell’indagine Istat (Ula) per quantificare il numero dei lavoratori sommersi (la somma dei rapporti totalmente irregolari, la sotto dichiarazione degli orari e delle prestazioni svolte, i doppi o tripli lavori e quelli occasionali, suddivise per l’equivalente dei rapporti di lavoro a tempo pieno) mette in evidenza una partecipazione di lavoratori dipendenti e autonomi di gran lunga superiore alla cifra convenzionalmente dichiarata. Per la gran parte di questi gli introiti delle prestazioni sommerse generano un reddito disponibile netto superiore a quello dei lavoratori regolari.
Il comparto dei servizi alle persone rappresenta un caso esemplare di incrocio d’interessi tra sostenibilità dei redditi delle famiglie, nella qualità di datori di lavoro, e di quelli non dichiarati delle colf e delle badanti. Alla difficoltà di contrastare il fenomeno con le iniziative degli ispettorati del lavoro e della Guardia di finanza, si somma l’effetto disincentivante per le dichiarazioni dei redditi dell’utilizzo spregiudicato delle dichiarazioni Isee, per accedere alle prestazioni e ai servizi della Pubblica amministrazione, utilizzate dal 50% degli italiani, dei regimi forfettari per le partite Iva, e della complementare contrazione delle detrazioni fiscali per i redditi medio elevati.
In buona sostanza, dichiarare i redditi effettivi comporta pagare più tasse e rinunciare a una parte significativa di beni e servizi. Una tendenza negativa che trova riscontro nei dati della Agenzia delle Entrate sulle imposte dirette che evidenziano che oltre il 40% dei potenziali contribuenti non versa nemmeno un euro, e che i due terzi degli introito dell’Erario risulta a carico del 14% con redditi lordi superiori ai 35mila euro anno.
Il lavoro sommerso genera distorsioni nella distribuzione primaria del reddito, ai danni dei salari contrattuali, su quella intermediata dallo Stato, in particolare per gli effetti degenerativi per la spesa assistenziale destinata a falsi poveri.
Per contrastare il fenomeno, allo stato attuale è disponibile una gamma di tecnologie che possono rafforzare le iniziative degli ispettorati del lavoro e della Guardia di finanza. Ma senza un cambio di paradigma rivolto a incentivare la crescita ufficiale della produttività dei fattori della produzione (tecnologie e organizzazioni del lavoro più evolute, crescita dei salari collegati alla produttività, detrazioni fiscali per l’acquisto dei servizi di cura da parte delle famiglie), le tecnologie che consentono di verificare i comportamenti dei contribuenti rischiano persino di esasperare i contenziosi, per motivi futili, nei confronti di quelli che si comportano onestamente.
Natale Forlani
Pubblicato su www.ilsussidiario.net