Potremmo cercare di avviare profonde analisi sul linguaggio nella comunicazione e sull’attenzione di chi dovrebbe essere il destinatario di messaggi con contenuti che vadano a segno.

Va capito innanzitutto se è possibile definire o riconoscere una precisa platea di destinatari dei vari messaggi di comunicazione.

Spesso si ha l’impressione che il linguaggio sia “tagliato” proprio solo per gli aderenti ad un gruppo vicino, di una clack abituale. È spesso un modo per diventare o apparire un leader che ha coraggio o un modo di incitare a creare massa o opinione comune.

Va anche detto che i moderni mezzi di comunicazione social hanno reso la comunicazione più libera, sia per linguaggio che per orizzonte, mentre una volta era molto più difficile proiettarsi su una comunicazione attraverso la carta stampata ed i mezzi di diffusione tradizionali.

Si ritiene che questa potenzialità abbia conferito grande libertà, una libertà attesa, risultato anche di una diffusa democrazia moderna. Se ciò è di fondo vero, non è però garantito il risultato.

I vari lettori su piattaforme social, come Facebook, Linkedin o altro, hanno sperimentato molto bene come sia difficile in genere allargare la platea degli abituali “amici” e come le statistiche indichino sempre pochi amici raggiunti, che realmente interagiscano con i messaggi, specialmente se si cerca di giungere con temi nuovi, con temi impegnati, ad un nuovo pubblico.

Si percepisce molto chiaramente lo sforzo di aprire nuovi anelli concentrici nello stagno della comunicazione e qui le varie tecniche introdotte dai mondi social comprendono anche le campagne a pagamento, per individuare nuovi e più estesi target da raggiungere.

Campagne che costano molto poco, dove si può investire due Euro al giorno, anche solo per una settimana, per osservare poi  i risultati di questo tentativo in un target teorico così individuato, fatto anche di migliaia di contatti.

Ma al di là  di queste tecniche di comunicazione, sicuramente del tutto nuove nel mondo dei social, va capito che tutto il modo di diffondere un messaggio politico oggi passa molto più dai social e dalle trasmissioni TV nei vari talk show, che dalla carta stampata. Basta molto poco per rendersi conto che il linguaggio generalmente utilizzato ed il confronto tra la grande diversità di volti che intervengono, creano un tale fuoco incrociato che porta a contraddire, a negare, a creare una enorme confusione.

Un’altra osservazione che pongo ora all’attenzione è sul livello culturale e la credibilità di chi interviene e parla. Non esiste in genere un livello di riferimento, oltre al quale è credibile e quasi certificato ciò che viene espresso. È l’ascoltatore o il destinatario della comunicazione, che deve saper discernere, approfondendo, confrontando, con il suo livello culturale e la sua formazione ciò che gli giunge attraverso i vari mezzi alla sua attenzione.

In generale però un oratore non può prescindere dall’usare un linguaggio che rappresenti le sue convinzioni con i suoi Valori, che sia però strutturato per essere culturalmente percepibile, assimilabile da una ben precisa platea di ascoltatori.

Ascoltatori o destinatari per così dire “eruditi”, sapranno scavare, confrontare approfondire, ascoltatori di massa raccolti in gruppi finalizzati di ascolto, ascolteranno solo gli effetti amplificatori di slogano a loro già noti, il resto della popolazione probabilmente coglierà solo gli aspetti più “semplici” o “umani” di una conversazione che si avvicini a loro senza prepotenza, che sappia dare l’impressione di un relazionarsi che arricchisce tutti.

I politici, se cercano di arrivare alla gente, se desiderano allargare la loro base di sostenitori, dovranno cercare, nel loro modo di comunicare,  di porsi di fronte agli ascoltatori con quella dote di comunicazione che sia legata più all’empatia che alla  potenza o alla cultura elevata, per trattare i cardini dei temi sociali o umani, che arrivino a dare una certezza di un impegno alla salvaguardia non solo di diritti di parte, ma del Bene comune.

Alberto Berger

 

Immagine utilizzata: Pixabay