Non molto tempo fa, esprimevamo compassione, e in qualche caso abbiamo anche ironizzato sul caso quasi clinico delle condizioni indotte in Joe Biden da quel che apparve come una senilità incombente. Aspetti ancora più patetici e risibili, tuttavia, emergono oggi con Donald Trump; aspetti che non devono essere sottovalutati, soprattutto per le conseguenze politiche che riguardano il mondo intero.
Quello del Presidente statunitense dinanzi alle Nazioni Unite appare come un ulteriore tassello del quadro di un narciso che smonta l’Ordine internazionale e, implicitamente, si presenta come un Caligola che farebbe sedere all’Onu il proprio cavallo e che, soprattutto, continua ad avere nel suo mirino gli europei. O, per calare di tono, ci porta a ricordare il Marchese del Grillo …
Piuttosto che un’assunzione di responsabilità mondiale, come si converrebbe alla grande potenza che sono gli Stati Uniti, abbiamo ascoltato un autocelebrativo Discorso sullo Stato dell’Unione che, invece, confrontato con la realtà effettuale delle condizioni degli Usa a cospetto del resto del mondo, e delle sue reali condizioni economiche, sociali e politiche interne meriterebbe ben altro approfondimento.
Trump ha iniziato sostanzialmente ripercorrendo lo stesso discorso celebrativo della sua America del 2018 sempre di fronte alla stessa Assemblea(CLICCA QUI). Cioè quello dello stato militarmente più forte al mondo.
Ha sorvolato su temi davvero cruciali per lo stato dell’economia mondiale – e quindi anche per quella Usa – ignorando, ad esempio, la continua marcia verso l’alto dell’oro e delle criptovalute da lui tanto amate che segnano la crisi profonda del Dollaro. Al tempo stesso ha sorvolato sulle questioni delle avanzate tecnologiche e digitali che non pongono solo problemi a quella multilateralità che egli aborrisce, ma anche ai suoi Stati Uniti d’America.
Ancora una volta, all’Onu, Trump si è rivelato incapace d’indicare una via d’uscita dal ginepraio ucraino – certo non basta addossarne la responsabilità all’Amministrazione precedente; come non basta sorvolare sulle proprie nel periodo ancora anteriore. E, soprattutto, è apparso a ricasco di Netanyahu per la guerra di Israele ai palestinesi che angoscia e lascia attonito il mondo. E’ sua la stessa lettura che ne fa l’attuale governo estremista dello Stato ebraico, e tutte le responsabilità sono state ricondotte solamente ad Hamas e alla sua criminale azione del 7 ottobre.
Se Trump ha espresso un cordoglio per le vittime civili dell’Ucraina, nel dimenticatoio sono finite le oltre 60 mila di Gaza e il numero ancora più esteso di feriti e di mutilati, per non parlare di oltre due milioni di sradicati costretti a vivere tra le macerie della intera Striscia. Trump – che si è limitato a confermare lo stesso no israeliano alla ricerca di una soluzione definiva del conflitto in atto dal 1948 – non ha portato alcuna soluzione alternativa a quella indicata dalla stragrande maggioranza dei paesi rappresentati alle Nazioni Unite. Che per quanto egli non li ami, per ora restano fermi ed alzano la voce come mai accaduto in precedenza dopo le decine e decine di risoluzioni violate o non ottemperate dagli alleati israeliani. I quali, in realtà, più che tali, sembrano i veri decisori della politica di Trump nel Medioriente. E così dovremo vedere che piega prenderanno gli incontri che l’inquilino della Casa Bianca avrà con i rappresentanti dei paesi arabi che non sono più in grado di reggere le loro pubbliche opinioni.
Ma soprattutto ha colpito l’esplicito rancore espresso in modo tanto significativo contro gli europei. In particolare, per le politiche ambientali e le immigrazioni. Continuando a confermare che l’Europa resta il suo principali obiettivo. Per ciò che riguarda la geopolitica e l’economia. E vedremo se un qualche risposta verrà su questo punto – ma anche su altri – da parte di chi sta per intervenire a nostro nome, senza aver neppure sentito la necessità di informare e consultare in precedenza – come sarebbe suo dovere – in nostro Parlamento, e che ha finito per isolarsi sulla questione palestinese con la sola compagnia di Israele, Stati Uniti ed una manciata di paesi davvero poco significativi sullo scacchiere mondiale.
Il discorso del Ministro degli esteri – il povero Antonio Tajani – è stato avvilente e modesto. Ha infatti recitato appieno la parte del domestico più servile e più zelante, e ci spiegherà in Parlamento la figura barbina…
Tutto ciò, ammesso che non ricambino idea. Vedremo se Giorgia Meloni concederà il bis mentre ancora una volta esalterà la recuperata “centralità” mondiale dell’Italia; una “centralità” peraltro che vede solo lei. E vedremo se continuerà a restare a metà del guado nel dichiararsi favorevole alla soluzione dei “due stati”. E ci consentirà di misurare se, nonostante la sudditanza imbarazzante verso Netanyahu e Trump, per quanto tempo ancora ella possa ignorare il generale sentimento degli italiani e degli europei verso i Palestinesi, e così dirsi disposta al riconoscimento dello Stato della Palestina… a condizione che Hamas rilasci gli ostaggi e deponga le armi. Condizioni che sono quelle già previste da Francia e Regno Unito; paesi che, però, il riconoscimento lo hanno già formalizzato.
Giancarlo Infante