La prima parte di questo ricordo di Salvatore Zaffuto è stata pubblicata ieri (CLICCA QUI)

Grazie alla collaborazione di Salvatore Zaffuto, figlio di Giuseppe, e del giornalista Roberto Mistretta vengono qui presentate alcune esperienze “africane” di Giuseppe, rielaborate come

PAGINE DI UN SUO PERSONALE DIARIO DI BORDO

Villalba, 6-1-2013

Stamani partirò per prestare la mia consulenza agronomica nel Gabon, dove rimarrò fino alla fine del mese.

Sono stato chiamato da una società italo-gabonese (L’IGAT, Italo-Gabonaise Agriculture Tropicale), che nella sua parte italiana è rappresentata da imprenditori piemontesi della provincia di Cuneo, e tra essi un’imprenditrice di origini mussomolese, Rita Bertolone, conosciuta per aver fondato assieme a me l’associazione culturale Sicilia in Europa. Gli obiettivi che si pone l’istituzione governativa gabonese attraverso la costituzione di questa società, sono quelli di produrre in un’area di 1.500 ettari, derrate alimentari per il fabbisogno locale, perché quel Paese collocato nel cuore dell’Africa nera, dispone di molte risorse minerarie ma non registra attività di interesse agricolo.

L’occasione di fare un’esperienza mirata a produrre cibo in un paese africano è un sogno che coltivo da tempo, ed è allo stesso tempo una sfida importante, considerato che si tratta di operare in condizioni climatiche completamente diverse da quelle che abbiamo nell’ambiente mediterraneo, ed in assenza dei mezzi tecnici di cui un professionista può disporre nei Paesi sviluppati.

Com’è comprensibile, per chi come me crede in questa professione, si tratta di una sfida affascinante che vale la pena di vivere. Porto con me l’interesse della Facoltà di Agraria di Palermo relativamente alla possibilità di istituire un tavolo di lavoro istituzionale, tra governo gabonese e l’Ente di ricerca, per protocolli mirati alla cooperazione internazionale su materie relative alla produzione di cibo e programmi di salvaguardia della fertilità del suolo, che in quelle zone dove il terreno agrario deriva dal disboscamento della foresta equatoriale, costituisce un pericolo di interesse globale, visti i fenomeni di desertificazione che si verificano in aree simili.

L’esperienza e la professionalità siciliana insomma, in particolare del Vallone, possono mettersi al servizio del piccolo Paese africano (1,5 milioni di abitanti), dotato di abbondanti risorse naturali e che grazie agli investimenti stranieri lo hanno aiutato a diventare una delle nazioni più prospere del continente nero. La Sicilia ha un’opportunità da non perdere per contribuire all’ulteriore sviluppo del Gabon.

 

Villalba, 17-1-2013

Qui in Africa sto vivendo un’esperienza senza pari perché stiamo coltivando la savana tropicale. A parte le bellezze ecologiche di smisurate proporzioni, si nota come qui la fertilità del terreno spinga le fasi colturali delle piantagioni in tempi che da noi sono possibili forse solo in serra, ma bisogna difenderle dalla violenza e frequenza delle piogge torrenziali che destrutturano il terreno. In questo contesto ho iniziato a relazionarmi con il governo Gabonese (1)

Martedì il ministero dell’agricoltura gabonese ha inviato nel campo di Moungou, della regione di Ngounie, una delegazione per constatare la validità del progetto della società LIGAT (societè Italo-Gaboneise de Agriculture Tropical).

Tra i fattori di maggior difficoltà vi è la mancanza di cultura del lavoro da parte delle popolazioni endemiche e della loro assoluta mancanza di conoscenza delle pratiche agricole. Bisogna prima formare i lavoratori e poi l’impresa agricola. Non ci sono mezzi tecnici, né concimi né altro, bisogna arrangiarsi sfruttando quello che la natura offre, e non è poco.

Tra i fattori di sviluppo c’è la passione di un imprenditore cuneese che assieme ai componenti della sua società italiana butta il cuore al di là dell’ostacolo per inseguire un sogno, credo realizzabile, cioè produrre derrate alimentari di ogni genere per il consumo di un Paese, che importa gran parte dei suoi beni di consumo. Arrivano qui a prezzi proibitivi per la maggior parte della popolazione.

A volte rifletto sul fatto che in un paese dell’Africa nera che possiede risorse minerarie immense, ci si preoccupi di sviluppare l’agricoltura ed il governo si impegna a creare una nuova generazione di agricoltori, interessandosi a rapporti di cooperazione e partenariato internazionale. Invece nella mia terra, la Sicilia e Villalba in particolare, che vanta generazioni di agricoltori che si perdono nella notte dei tempi, l’importanza di questo comparto è solo materia, quando lo è, di propaganda elettorale, ma non voglio pensarci più di tanto, vivo questa esperienza gratificato dell’importanza delle cose che trasmetto.

Tappa Sokhona, il capo squadra dell’Igat, un Imam della Mauritania che mi segue come un’ombra ed appunta tutto, mi dice: “Peppe tu insegna me quello che è possibile imparare, io lavorare con te anche senza soldi, ma un giorno tornerò in Mauritania a coltivare la mia terrà e saprò di poter vivere lì dove sono nato con dignità”. E queste parole mi riempiono il cuore e mi gratificano di tutti i sacrifici.

 

Villalba, 29-1-2013

Si è conclusa la prima fase della mia esperienza in Africa Centrale. Dopo quasi un mese di permanenza in Gabon, sono tornato ad occuparmi dei campi sperimentali della facoltà di Agraria di Palermo.

Si è trattato di una esperienza assai stimolante: dura ed affascinante insieme. Dopo due settimane trascorse ad analizzare gli insuccessi precedenti, a “chiedere” alla savana se c’era un modo di utilizzare la sua potenzialità, ho avuto l’umiltà di capire che non si poteva adattare quell’ecosistema ai nostri parametri, al contrario: bisogna che noi ci   adattiamo a quella natura prepotente.

E’ stato incredibile come negli ultimi giorni di permanenza, l’ambiente africano ci abbia finalmente mostrato come vuole essere trattato. Nello spazio di cinque giorni mi è capitato di seminare un campo di riso, vederlo germinare e all’indomani vederlo sparire, a causa dell’azione predatrice delle termiti. Mi vedevano ridere mentre molti erano scoraggiati. L’indomani ho riseminato e rullato la terra bagnata, ho lasciato un campo di riso che ad una settimana di vita è già alto 10 cm. E ormai è destinato alla raccolta. Abbiamo ripreso il mais, e trovato il modo di mettere a dimora le piante da orto senza che la pioggia possa danneggiarle. E per non farci mancare nulla ho rintracciato la pianta che cercavo da giorni.. una leguminosa con attività azotofissatrice. Ci doveva essere nell’associazione floristica endemica, per sostenere quella savana sempre verde, qualcuno che utilizza l’azoto dall’aria e lo restituisce al terreno ci deve stare. L’ho trovata:  è un trifoglio stracarico di simbionti alle radici. Ci aiuterà ad azotare i terreni, a restituire la fertilità che si asporta con le coltivazioni, ad evitare fenomeni di desertificazione.

La terra è madre severa, nutre solo i figli suoi, va rispettata anche quando hai a disposizione una superficie immensa Il risultato umano più grande è stato aver formato Tappa, il mio amico Imam. Lui ora sa darmi via chat le informazioni, sa eseguire le operazioni e sa trasmetterle ad altri, ci siamo salutati nel campo di riso felici del risultato: lui pregava Allah e io ringraziavo il mio Dio. Ci siamo abbracciati, consapevoli che entrambi ci rivolgevamo alla stessa entità. Adesso cominciano le relazioni ufficiali tra le istituzioni: l’Università e l’istituzione Governativa gabonese. Spero si riesca a fare cose concrete, ma se anche ciò non dovesse succedere io lì ci torno comunque…. mercì boucoup Africa!

 

Villalba, 27/6/2013

Continua la mia esperienza professionale in Gabon (Africa centrale) dove sono tornato nelle scorse settimane. La mia prima missione lo scorso gennaio mi ha permesso di valutare i parametri necessari all’ambiente climatico equatoriale al fine di inserire la coltivazione di ortaggi, di cui il Gabon è unicamente importatore.

Il reperimento delle derrate alimentari in quel Paese è un problema primario in quanto le importazioni incidono pesantemente sulla già precaria economia del paese ed il loro costo è proibitivo per il reddito pro-capite di cui dispone la popolazione. E in terrà d’Africa ha trovato come punto di riferimento un collega gabonese, Hervè Voyager, agronomo che si occupa della rinascita economica del paese attraverso l’agricoltura.

Un’anguria di 10 kg arriva a costare l’equivalente di 18 euro e carissime sono anche le patate, le zucchine, per non parlare del pomodoro. Dopo quattro mesi di assenza ho trovato l’azienda (circa 1000 ettari) indirizzata solamente agli input che avevo lasciato, è possibile farcela, lavoro infatti alla correzione chimica del suolo, stiamo producendo bene, e per il governo è un grosso successo. Le mie relazioni si sono moltiplicate in maniera esponenziale.

Il capo della segreteria del presidente mi ha chiesto di fare un sopralluogo a Franciville.

In questa località si trovano le tenute del presidente per valutare se anche lì posso riuscire nelle coltivazioni. Vuole impostare la nuova politica del Gabon puntando sul settore agricolo, stanno infatti lavorando alla convenzione con la mia università. E’ stato fissato un incontro in delegazione di ministri il giorno prima di lasciare il Gabon e ho dovuto assicurare che tornerò prima possibile.

Adesso studio il francese per comunicare e penso che prima o poi farò un comizio qui, tanto per non perdere l’abitudine. Ho il cuore colmo di gioia e la mente impegnata nella tecnica da trasferire, mi hanno affidato la ricerca sulla Manioca, una pianta da tubero che in Africa Centrale costituisce il bene primario di consumo come lo sono per noi i derivati del grano. Già ci lavoro e se sono riuscito a inserire le angurie e il pomodoro, con la manioca sarà un divertimento. Qui bisogna costruire tutto, manca la tecnica e il sapere, mentre l’Europa arretra, l’Africa diventa l’opportunità del domani, la Cina e la Francia lo sanno benissimo, ma si occupano di cose che non hanno una ricaduta nella popolazione. Penso che se avessi qui i miei amici paesani, i nostri coltivatori di pomodoro e lenticchie, potremmo far saltare il banco delle importazioni e invertire la tendenza nel giro di due anni con un gran business, pari a quello del petrolio, mentre in Sicilia stiamo diventando una scomoda eccedenza. Mi tratterò per qualche mese ancora qui. So che dopo il mio rientro a Villalba, ritornerò presto, ma se anche non dovessi più tornare in Africa, il segno che lascio è indelebile e di questo ne sono fiero. E queste mie fatiche le dedico a mio padre e ai miei figli.

 

Villalba, 2-1-2014

Nel 2013 sono stato ben tre volte nel Gabon dove ho messo a frutto la mia lunga esperienza a servizio degli indigeni; nel 2014 vi tornerò. A maggio, un nuovo viaggio stavolta verso il Camerun e nei mesi successivi, se andrà in porto un ulteriore progetto, stavolta viaggerò alla volta del Mozambico. Comincio a patire il mal d’Africa e sinceramente non so ancora se il mal d’Africa esiste davvero. Ma se c’è, anche se il posto dove vado è il centro di una epidemia; anche se la vita è dura e ci vuole una buona dose di coraggio, queste cose ti restituiscono la convinzione che sei diventato un agronomo vero e ti senti migliore come uomo. Ho alcuni ricordi personali di un’esperienza davvero esaltante: un giorno, una donna del villaggio mi accompagnò nella foresta per farmi conoscere la manioca e da lì ne venne fuori la prima parcella coltivata.

A distanza di cinque mesi la volontà e il coraggio del titolare d’impresa hanno trasformato quell’input in oltre 100 ettari di piantagione a livello industriale, ed è solo l’inizio. La resa per ettaro potrebbe raggiungere e superare i 400 quintali di tubercoli, senza tenere conto della quantità illimitata di foglie che meritano la creazione di una filiera a parte. La prima manioca si raccoglierà a fine febbraio e già la produzione è contesa tra commercianti di vario livello e industrie di trasformazione.

Ci sono nella nazione diversi impianti che sono fermi per mancanza di materia prima, anche se il mercato registra una forte domanda di farina di manioca. Il sistema di coltivazione lo abbiamo centrato; ora rimane il compito di capire come risponderà la pianta alle forzature per esprimere tutta la sua potenzialità produttiva, oltre che il sistema di difesa fitosanitario e una prima selezione genetica della popolazione vegetale. Sono molto fiducioso! La prospettiva di un grande business della Manioca non ci permette di abbandonare le coltivazioni ortive, ormai fanno parte della nostra identità agricola. Un’altra donna del villaggio di Mounigoù mi ha insegnato a fare le piantagioni di Banana Plantè, un tipo di banana che è usata dagli africani come noi usiamo le patate. Ogni volta che arrivo in quei posti selvaggi e incredibili mi domando se sarò in grado ancora una volta di lasciare il mio segno e ogni volta che riparto, mi interrogo per capire se è più quello che ho dato rispetto a quello che ho preso. Il Gabon non è più un’avventura e adesso ci aspetta la savana del Camerun con la Jatropha Curcas (biodisel).

 

Villalba 26/4/2018

Continuano i rapporti tra il Vallone e l’Africa. In questi mesi sto lavorando per intensificare le relazioni con alcuni paesi del Sud-Sahara.

Dopo la prima visita avvenuta di due operatori commerciali della Costa d’Avorio e della Nigeria, in questi giorni sono arrivati a Villalba i cugini Issa e Mosse Kone entrambi originari della città di Tafire in Costa d’Avorio.

Si tratta  di due euroafricani. Uno infatti lavora a Londra e l’altro vive in Irlanda, dove lavora come manager della rete commerciale online di Amazon. Come i primi visitatori Richard Adebambo e Thiene Aimè, anche gli altri due africani sono stati accompagnati presso una nota azienda di Mussomeli che produce mezzi meccanici leggeri per l’agricoltura, e in diverse aziende zootecniche di Cammarata. I due ospiti hanno fatto tappa anche da noi a Villalba, dove hanno visitato il vivaio orticolo dell’imprenditore Angelo Alessi ed hanno incontrato il presidente del Consorzio di Tutela della lenticchia di Villalba, dott. Giuseppe Iucolino. Ho spiegato loro che questa lenticchia appartiene alla classe supergigante con un diametro del seme che raggiunge gli otto millimetri e nessuno altro ecotipo o altra varietà coltivata raggiunge le sue dimensioni. È di colore verde e i semi hanno una forma schiacciata, quasi piatta.

Ha la particolarità di essere molto gustosa, di non sfaldarsi durante la cottura e a tavola viene utilizzata lessata da sola o abbinata ad altri ortaggi, preferibilmente legumi, per la preparazione di minestroni. Viene anche abbinata a primi piatti a base di pasta e riso e, a volte, è usata come contorno da accompagnare a vari tipi di carne.

Lo scopo del Consorzio è quello di darsi un rigido protocollo disciplinare che riprenda le tecniche di raccolta e produzione utilizzate negli anni 50. Questa leguminosa ha caratteristiche di sapidità di vero pregio che necessitano una tutela specifica. Intanto, per mantenere il pigmento verde, deve essere raccolta prima che secchi, e poi alcune operazioni, come ad esempio la mietitrebbiatura, non possono e non devono essere meccanizzate, altrimenti si perdono le caratteristiche organolettiche del prodotto. In questo modo riusciamo ad ottenere un legume pregiato che è commercializzabile ad un prezzo che oscilla tra i quattro ed i cinque euro al chilo.

E poiché avevano anche espresso il desiderio di conoscere il sindaco, li ho accompagnati nella casa comunale, dove il sindaco ho fatto loro omaggio delle nostre famose lenticchie. Solo al secondo giorno della loro visita ho realizzato che non erano venuti per iniziativa personale, ma dietro input di un loro deputato ivoriano, l’On. Adama Toure, che ha sostenuto il loro soggiorno per intraprendere con la Sicilia rapporti commerciali sia in termini di tecnologia nel settore agricolo, sia in termini di prodotti tipici come olio vino legumi, pasta e derivati del pomodoro. La loro maggiore esigenza infatti è quella di conoscere le pratiche agricole, in un percorso di prima formazione. Il modello del sud-Italia per loro è il più vicino e inoltre il mady en Italy in genere registra il più alto interesse tra i consumatori di quei paesi.

Tre giorni di impegno notevole tra visite ad aziende meccaniche ed agricole, ma tre giorni molto appaganti. La maggiore soddisfazione l’ho colta nel sapere che si stanno organizzando per sostenere una mia visita in Costa d’Avorio e per dimostrare la loro determinazione abbiamo già l’assicurazione che l’On. Toure Adama verrà a farci quest’estate. Dopo l’esperienza in Gabon questa è la sfida migliore che capita alla mia professione e stavolta mi porto appresso il nome del mio paese.(Segue)

Nino Giordano

(1)

Nel 2021, il governo del Gabon ha deciso di ristrutturare il settore agricolo in modo da ridurre le sue importazioni del 50% le cinque Zone Economiche Speciali (Zes) dedicate allo sviluppo agricolo attualmente in costruzione nel paese; lo ha annunciato la ministra per la Promozione degli Investimenti del Gabon, Carmen Ndaot. “Sono attualmente in costruzione cinque zone economiche speciali dedicate allo sviluppo agricolo”, ha affermato la Ndaot, precisando che la costruzione di questi nuovi poli agroindustriali deriva ​​dal successo della Zes di Nkok, dedicata alla lavorazione del legno e situata a 27 km da Libreville. “Questa Zes rappresenta una risposta concreta alle sfide dei settori in via di sviluppo che contribuiscono alla diversificazione dell’economia al di là del settore petrolifero, attraverso la crescente offerta di prodotti ad altissimo valore aggiunto, principalmente nel settore del legno, attività per la quale Nkok è stato premiato nel 2020 come migliore Zes al mondo nella sua categoria dai Global free zone awards del Financial Times. Questo successo ha portato il Capo dello Stato a decidere di creare una seconda zona economica speciale, dedicata anche all’industria del legno, che ha già iniziato ad ospitare la sua prima unità industriale”, ha concluso la Ndaot. (ICE LUANDA)