Nino Giordano ha elaborato una pubblicazione sull’impegno a favore delle genti africane di Giuseppe Zaffuto nel campo del suo impegno professionale che era quello dell’agronomo. Cominciamo oggi la pubblicazione del lavoro di Nino Giordano che si apre con una sua presentazione dedica.

Presentazione

In un tempo in cui i valori della solidarietà umana sembrano talvolta appannarsi per lo smarrimento delle coscienze di fronte alle tante drammatiche situazioni del nostro tempo, questo libretto vuole offrire in dono la figura solare di un gigante siciliano dei nostri tempi: Giuseppe Zaffuto, un agronomo di Mussulmeli, un importante centro della provincia di Caltanissetta.

Generosità ed altruismo per i più deboli in mezzo alle quotidiane necessità di popolazioni africane alla ricerca di rinascita e di sviluppo dell’agricoltura locale. 

Lui, Giuseppe, era nato per questo. Io ho avuto modo di conoscerlo in una particolare circostanza, quando qualche anno fa un gruppo di amici fiorentini mi ha contattato telefonicamente per conoscere chi in Sicilia stava sperimentando la coltivazione della manioca: una farina molto richiesta anche sul mercato italiano. 

Ė stato così che ho cominciato a relazionarmi con Giuseppe su progetti di sviluppo nel campo dell’alimentazione e portare avanti, con la sua esperienza professionale, obiettivi con finalità sociali per il bene della comunità, nello spirito del “Movimento Giorgio La Pira per il Mediterraneo” al quale Giuseppe, come vice presidente, ha dato un notevole contributo di idee e di iniziative. 

Invito tutti a leggere con amore le riflessioni sui suoi viaggi tra la gente africana in ricerca di fonti indispensabili per la loro vita: quei frutti della terra nati con fatica e sottoposti all’imprevedibilità della natura, ma rivitalizzati dai consigli e dalla professionalità di Giuseppe,  che con una costante determinazione per il progresso delle popolazioni locali, ha dato loro speranza di potersi emancipare in campo alimentare dal peso economico delle multinazionali  e di saper individuare come ripristinare e rivitalizzare  la linfa vitale insita nelle loro terre, valorizzandone le singole e natie specificità.  

Giornate di riscatto per queste popolazioni interrotte dalla morte improvvisa di Giuseppe ma “dai cui semi” esse potranno alimentare la loro crescita e la loro rinascita in campo agricolo.

Dedico questo piccolo libretto in particolare a tutti coloro che si vogliono impegnare a continuare l’opera di Giuseppe nei paesi africani, cogliendone il vero spirito solidaristico e di fraternità al di là di ogni etnia e credo religioso.  

Il sogno di Giuseppe.  Fraternamente Nino

 

( Prima Parte)

 Giuseppe , nel ricordo della sorella Loreta Zaffuto

Nato a Caltanissetta il 16/07/1965, Giuseppe coltivava lo stesso amore per l’agricoltura dei suoi genitori: Leonardo e Maria Anna e della sorella più piccola di tre anni Loreta.

Sin da piccoli, Giuseppe e Loreta hanno collaborato con i genitori nel lavoro dei campi, specialmente alla coltivazione e raccolta del pomodoro, che per il paese di Villalba è da sempre la fonte di reddito principale.

Papà Leonardo voleva che Giuseppe studiasse, era il suo riscatto verso la società. Voleva che non si umiliasse davanti a nessuno per un pezzo di pane.

Giuseppe sin da piccolo si è sempre distinto negli studi per la sua vivace curiosità e lo spirito d’iniziativa. A diciotto anni comincia a interessarsi sempre più alla vita politica.

Nel frattempo si diploma come agrotecnico all’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura di Mussomeli e si iscrive alla facoltà di Agraria di Palermo, dove inizia sin dal primo anno di università a fare la tesi con il prof. Leto del dipartimento di Agronomia Generale.

Seguendo la tradizione di famiglia e del suo mentore l’On. Michele Pantaleone, si iscrive al partito Socialista; assiste nel 1987 al Congresso dei Giovani Socialisti di Rimini, tenuto da Craxi e Martelli, e ne ritorna entusiasta.

Durante gli anni universitari, sotto la guida del Prof. Leto del dipartimento di Agronomia della Facoltà di Agraria di Palermo, fa parte di un gruppo di lavoro che si occupa di ricerca soprattutto nel campo della coltivazione delle oleaginose e in seguito delle cerealicole, officinali e foraggere, al quale, raggiunta la maturità, si aggiungerà la sorella.

Furono creati dei campi sperimentali in agro di Villalba, sempre gestiti dal dipartimento di cui Giuseppe faceva parte e che darà lavoro a diversi operai di Villalba.

Alcuni di questi campi sperimentali furono finanziati dalla Camera di Commercio di Caltanissetta e si tennero alcuni convegni con la partecipazione degli addetti ai lavori della zona.

Giuseppe si specializza soprattutto nello sviluppo della meccanizzazione, del diserbo e della concimazione delle coltivazioni di cui tratta il gruppo di ricerca i cui fa parte.

Si laurea il 14/07/1992 con 110/110 e lode come Dottore in scienze agrarie.

Il giorno successivo alla sua laurea parte per il servizio di leva: durante questo periodo fa il concorso come tecnico Presso UNIPA, lo vince e prende servizio nel 1993 alla fine del servizio di leva presso l’istituto di Agronomia generale della facoltà di agraria di Palermo dove si era formato.

Per un periodo breve della sua vita lavora contemporaneamente presso UNIPA e per il Parco delle Madonie.

Nel frattempo conosce Sara una ragazza di Vallelunga Pratameno un paese accanto a Villalba e il 7/6/1995 si sposa; vanno a vivere a Bagheria per qualche anno. Nascono due figli: Leonardo il primo genito e poi Salvatore. Poi si trasferiscono a Villalba e a Giuseppe è stata assegnata la responsabilità dell’azienda sperimentale “Sparacia” in agro di Cammarata, che l’ESA ha dato in gestione al dipartimento di Agronomia Generale della Facoltà di Agraria di Palermo. Gestisce una squadra di operai che si occupano di realizzare i campi sperimentali afferenti ai progetti che i professori del dipartimento hanno in essere: principalmente per la produzione di cereali ma anche di piante foraggere, leguminose e officinali.

Giuseppe crea intorno a sé, per il suo carattere gioviale e generoso, un polo di agricoltori della zona che lo vedono come punto di riferimento e come esperto ne chiedono la sua consulenza, che offre generosamente e gratuitamente: Borgo Callea (Tumarrano) diventa la sua casa.

Partecipa in maniera attiva sin dalla fine degli anni 80 inizi anni 90 alla vita politica del comunale di Villalba; in alcune circostanze è stato un semplice consigliere altre volte gli è stato affidato l’incarico di assessore. Riesce ad ottenere un importante finanziamento per la ristrutturazione della chiesa madre di Villalba.

Poi dal 2019 preferisce seguire da lontano le vicende politiche del paese.

Per la sua passione e conoscenza dell’agricoltura è spesso invitato in convegni sulla cerealicoltura, sulle leguminose e non solo: ha un modo appassionato e piacevole di esporre le cose; è molto apprezzato nel settore. Coltivava tante amicizie: difficile quantificarle.

Poi un giorno incontra un imprenditore italo gabonese che non riesce a far fruttare i terreni che gli sono stati affidati in Gabon: Giuseppe accetta la sfida e va in questo paese. Riesce ad ottenere risultati impensabili su terre vergini mai coltivate e s’innamora perdutamente dell’Africa e della sua gente. Crede fermamente che le persone vadano aiutate nel luogo dove vivono, insegnando loro a sfamarsi da soli e ad acquisire la propria dignità. E comincia a formare delle persone per questo progetto, aprendosi ancora di più verso gli altri.

E per questa ragione crede necessario recarsi in alcuni paesi africani per un progetto che coinvolga più stati di quel continente. Nel 2019 è bloccato in Italia dal COVID, ma già stava preparando un altro progetto verso l’Africa. Il resto purtroppo lo sappiamo. Ci ha lasciato il 25/11/2020.

Mio fratello sin da piccolo è sempre stato molto portato verso gli altri, con i suoi modi di fare affascinava chiunque e di qualsiasi sesso e età. Era appassionato, amava la sua terra, il suo paese, la sua gente, anche se spesso prendeva delle belle cantonate perché lui s’innamorava subito delle persone e vedeva solo il lato buono in ognuno. Si poteva trovarlo spesso intorno a un tavolo in convivialità a parlare e gli altri che lo ascoltavano erano incantati.

Non diceva mai di no a nessuno; sempre disponibile e a volte non manteneva i suoi impegni perché la giornata era solo di ventiquattro ore. Spesso sacrificava la famiglia pur di aiutare un amico e questo forse è stato il suo unico punto debole. Era l’amico di tutti, con un aspetto imponente ma un cuore da micio.

Non era particolarmente credente, ma credeva nell’amore verso il prossimo e questo l’ha portato ad avvicinarsi a Fratello Biagio Conte e a Padre Pino. Mio fratello era una persona semplice, amava la vita, gli amici, il cibo e un buon sigaro. Ed io amavo lui. (Segue)

Nino Giordano