La crisi energetica globale, aggravata dalla guerra in Medio Oriente, sta generando forti ripercussioni economiche e sociali, con un impatto diretto sui sistemi di welfare. L’articolo analizza come l’aumento dei prezzi di energia e carburanti stia ampliando due forme di vulnerabilità: povertà energetica e povertà dei trasporti. E’ il tema affrontato da Paolo Riva su Percorsi di Secondo Welfare (CLICCA QUI).

Povertà energetica

  • In Italia ne soffre circa il 9% delle famiglie (5,6 milioni di persone).
  • Le famiglie più povere spendono fino al 9% del reddito per l’energia, contro il 3-4% delle più benestanti.
  • Il problema è legato non solo al reddito, ma anche all’efficienza energetica delle abitazioni.
  • Esiste anche una “povertà energetica nascosta”: famiglie che non possono permettersi neppure di riscaldare o raffreddare la casa.

Povertà dei trasporti

  • Oltre 7 milioni di italiani vivono in condizioni di povertà dei trasporti.
  • Si tratta dell’incapacità di sostenere i costi di mobilità o di accedere a trasporti adeguati.
  • Le regioni più colpite sono Calabria (oltre 10% di famiglie vulnerabili) e le meno colpite Trentino-Alto Adige (meno del 2%).

Le misure del Governo

  • Taglio temporaneo delle accise sui carburanti (marzo–maggio 2026), costo: circa 1 miliardo di euro.
  • “Decreto bollette” con bonus energia fino a 115 euro per famiglie con ISEE basso.
  • Misure simili a quelle del 2022, che secondo ISPI e l’Ufficio parlamentare di bilancio hanno favorito soprattutto i redditi più alti, risultando inefficaci e non mirate.

Il welfare eco-sociale come alternativa

  • Secondo Vittorio Cogliati Dezza (Forum Disuguaglianze Diversità), le politiche attuali cercano di mantenere lo status quo.
  • Propone un welfare preventivo, non riparativo: rifugi climatici, forestazione urbana, abitazioni efficienti.
  • L’obiettivo è una “transizione giusta” che integri obiettivi ambientali e sociali, riducendo le disuguaglianze.
  • Alcuni segnali positivi emergono da Roma (comunità energetiche rinnovabili) e Bologna (efficientamento edilizia pubblica).

Conclusione

La crisi energetica non è solo economica ma profondamente sociale. Le misure tampone non bastano: serve un welfare eco-sociale capace di prevenire le vulnerabilità e di connettere politiche ambientali e sociali. “si stanno rompendo gli argini” tra settori e territori, aprendo la strada a una nuova sensibilità condivisa.

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